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Barba, baffi e brillantina lunghi dodici mesi

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Chiara Cabassi 

 

Barbiere da strapazzo, c’è molto da aspettare?” Il film è “I fuorilegge”. Totò entra nella bottega di Peppino. Pettini e rasoi allineati sul bancone, il ragazzo che si volta, giovane e impaurito, col camice bianco. No, non c’è molto da aspettare.
Gli artigiani del capello, del rito pennello-crema-panno caldo, col movimento deciso sulla lista di cuoio per affilare il rasoio, le botteghe con l’ingresso e i poster alle pareti per “soli uomini” sono luoghi e attività in declino. Luoghi all’antica sacrificati alla fretta, clima da covo maschile svilito dalla sfumatura unisex e dai centri benessere. Da ultimo si è ritirato Felice in Oltretorrente.
La sua saracinesca è scesa un’ultima volta, dopo lunga e onorata carriera. Soprannome della barberia: “la dogana”. Perché di lì passavano tutti. E, tra qualche giorno, quando metteremo di schiena il primo foglio dell’anno, a qualcuno torneranno in mente i calendari che profumavano il portafoglio di colonia e borotalco? Quelli del barbiere. Ormai, perduto frutto della stagione invernale che sapientemente allungato, dopo le rasature delle Feste, ricambiava la mancia natalizia. Strenna anche maliziosa. Accompagnato da una strizzatina d’occhio al pensiero di quelle donnine un po’discinte. A  Parma  qualcuno c’è che li ricorda. Anzi di più. Paolo Ferrara ha fatto di questa scomparsa un’ostinata ricerca che segue quella del padre Mario. Nel suo “armadio delle meraviglie” Ferrara conserva 2000 almanacchini in libroni a tasche: dentro ognuno un “pizzino” che ne racconta la storia. Calendari dal 1876 agli anni ’70. Per ognuno recita pronto il nome del disegnatore, la barberia, mostra un particolare. Quadrati di bellezza di un mondo in cui la pubblicità non era prepotente e usava tutti i sensi per farsi largo nel quotidiano: l’utilità, l’olfatto, la dimensione tascabile, il colore intenso, il proibito. I primi furono prodotti dalle case di profumi  poi i barbieri se ne appropriarono.
In testa il nome del negozio, in coda, le foto dei ragazzi di bottega che ringraziano “della preferenza”. Capolavori tenuti insieme da un cordoncino di seta rosso e da una bustina ruffiana che conservava l’odorosa impressione dei momenti di beatitudine in barberia dove la conversazione dell’attesa passava al setaccio il buono e il cattivo, il calcio, i fatti della città, la politica e i posti dove andar per funghi.  “Il nostro periodo preferito” dicono Paolo e la moglie Luisa - che confessa di aver scovato molti calendari in quel baratto tra collezionisti che si teneva in Piazza Garibaldi il mercoledì mattina - “ è il trentennio che vede il passaggio tra Noveau e Decò. L’inizio del secolo, con le immagini cromolitografiche romantiche e floreali. Anche la foggia è un fiore, un ventaglio, una testa di animale. E anche il gusto ricercato del “novecento” che l’avvento del fascismo trainò verso il realismo. Sono edizioni raffinate che dicono quanto l’azienda puntasse al calendario come testimonial”. Sì, perché gran parte di questa storia l’hanno fatta le case di profumi. La più prolifica fu la Bertelli di Milano, poi la Kofler di Padova, ma subito dopo vengono le nostre Opso e Borsari. I  profumi suonavano come “sogno segreto”, “notti romane”, “segreto d’amore”. Creme e prodotti per capelli si chiamavano “ovolina”, “tricofilina dei colli fioriti” ,“vellutine”. L’anno è il 1914. Ne apri uno a caso,nel retrocopertina c’è uno spazio da riempire: “Memorie indispensabili”. Le misure di guanti, collo e scarpe del proprietario.
Sono soprattutto oggetti d’eleganza, con gli abiti e gli atteggiamenti alla moda, che non cessano di essere prodotti e diffusi neanche durante le due Guerre. Negli anni Venti la donna è farfalla, aria, bolle di sapone, creatura dei giardini. Negli anni trenta è associata agli sport, alla crociera, al mito del biondo platino. Oppure, alludendo alla pittura celebre, visionaria creatura del mare, eroina. Una scusa, per disegnare quel seno scoperto, che negli anni sessanta faranno intravedere le dive del cinema di casa e d’Oltreoceano. Ma sempre protagonista di un sogno, di un desiderio, di una fantasia maschile dorata e innocente riposta con il suo profumo tra le pieghe del borsello. E se nella sua City ideale Baricco ha infilato un barbiere che taglia gratis il giovedì, che bello sarebbe se lo stesso barbiere omaggiasse il cliente di un libricino dorato che conta il passare del tempo tra fiori e sorrisi.

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