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"Un treno per Auschwitz": il diario di Carlotta

"Un treno per Auschwitz": il diario di Carlotta
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Carlotta Busani ha visitato con i compagni di scuola il più noto dei campi di concentramento, nell'ambito dell'iniziativa "Un treno per Auschwitz". Nei giorni del viaggio ha annotato le sue impressioni, le sue idee e le emozioni che quell'esperienza ha suscitato in lei. "Così calata nell'atmosfera che sembra all'improvviso spuntare un SS. Paura", dice a un certo punto Carlotta. "Dove cammino io ora, c'erano solo dei corpi senza vita".

La premessa
"Ho scritto questo diario ora dopo ora, minuto dopo minuto, in qualsiasi luogo io mi trovassi, qualunque sensazione provassi, qualunque pensiero facessi.
Non ho badato alla grammatica, alla forma italiana, al voler scrivere puntualmente ciò che facevamo.
Ha parlato il mio cuore, semplicemente e umilmente".
Carlotta Busani

"Un treno per Auschwitz": il diario di Carlotta
28 gennaio 2011
Ore 18
Appena partiti.
Si ride, si scherza, si chiacchiera, ci si conosce.
Cosa ci aspetterà?
Come sarà il ritorno?
Rideremo? Scherzeremo?

Binario 21, Stazione centrale di Milano
Tra il Dicembre 1943 e il Maggio 1944 dai sotterranei di questa stazione cominciò il lungo viaggio di uomini donne e bambini ebrei e oppositori politici deportati verso Aushwitz e altri lager nazisti.
La loro memoria vive tra noi insieme al ricordo di tutte le vittime dei genocidi del XX secolo.

“Poiché l’angoscia di ciascuno è la nostra”.
Primo Levi.

Ore 21
Tanti, insieme, tutti accumunati dallo stesso dolore. Empatia.

Ore 22
Ancora non ci rendiamo conto di quello che stiamo facendo.

Ore 23
Treno: conoscersi davvero.
Scoprirsi.
Apprezzarsi.
Approfondire il rapporto con se stessi e con gli altri.
Capire che ognuno ha dei valori.

29 Gennaio 2011
Ore 11,30
Condivisione del dolore.
Inizia a farsi sentire il vero spirito del viaggio.
Mai le canzoni dell’i pod hanno avuto tanto significato, mai i libri tanta bellezza, mai le parole tanto peso, mai le persone tanto valore, mai le banalità del nostro vivere quotidiano tanta importanza.
Il cibo, il freddo, il caldo, le valigie, i vestiti, il dormire, il lavarsi, la nostra dignità di uomini e donne.
Lezione di vita.

Ore 12
La neve, il sole, il tempo, le riflessioni, le aspettative cambiano pian piano le nostre facce, le nostre espressioni.
Muovono le nostre emozioni.

La storia siamo noi. Francesco De Gregori.

La storia siamo noi, attenzione, nessuno si senta escluso. 

La storia siamo noi, questo rumore che rompe il silenzio, 
questo silenzio così duro da raccontare.
La storia entra dentro le stanze, le brucia, 
quelli che hanno letto milioni di libri 
e quelli che non sanno nemmeno parlare 
ed è per questo che la storia dà i brividi, 
perché nessuno la può cambiare.
La storia siamo noi, siamo noi padri e figli.
La storia non ha nascondigli.

Ore 12,30
La nostra cuccetta, composta di quattro ragazze - io, Chiara, Marta e Isotta - si interroga sui motivi che ci hanno spinte a compiere questo viaggio, se viaggio si può chiamare.
Lezione di vita, piuttosto che nozioni imparate sui libri.
Conoscere, capire.
Toccare con mano la storia.
Avere un segno significativo da portare sempre dentro sé.
Il discorso sfocia nel dibattito sull’attualità. Tutt’oggi potrebbe ricapitare tutto questo? Pregiudizi, problemi razziali, mancata giustizia, rabbia per un sistema che non funziona, parti politiche estremiste che accentuano la discriminazione.
Siamo noi italiani la razza ariana?
Sono gli immigrati oppure i paesi in via di sviluppo, quelli che tra pochissimi anni avranno in mano il sistema economico mondiale gli ebrei da deportare, uccidere, annientare per paura che ci sovrastino, ci comandino, abbiano il controllo su di noi?

Ore 14
Tutto un altro mondo.

Ore 19
Siamo noi a costruire la memoria di questi luoghi.

Ore 23,30
Tanta la paura di quello che succederà domani, dei sentimenti, delle reazioni, delle immagini indelebili che si fisseranno in ognuno di noi, del cambiamento che tutto ciò recherà.
Tanta l’emozione, il fremito, la voglia di scoperta, di avventura, di conoscenza.
Tanta la contentezza che tutto ciò, dopo sessant’anni, sia ancora vivo, vero, terribile, angosciante,dentro noi, seppur lontani, giovani, immuni e non direttamente interessati, non colpiti personalmente da tale dramma.
Tanta la voglia di gridare forte perché il ricordo permanga vivo nel tempo.

“Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi, alzandovi.
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.”
 Primo Levi.

30 Gennaio 2011
Ore 7,30
Alcune frasi tratte dalla testimonianza di Liliana Segre.
“Una testimone che a un certo punto non ha più potuto tacere.
Dovere nei confronti di coloro che non hanno potuto testimoniare la loro storia.
Io non sapevo di essere ebrea.
Gli amici si iniziarono a contare sulla punta delle dita.
Cittadini di serie B, ma uniti. Ci amavamo.
Cominciò la caccia all’uomo, senza pietà, senza possibilità di scampo.
Colpa di essere nati.
300.000 è un numero. Pensate a quegli uomini uno per uno.
Nessuno pensava che il governo italiano avrebbe lasciato andare via italiani.
Quando c’era mio padre io non ero solo sua figlia: ero sua madre, sua moglie, sua sorella. Avevo 13 anni, diventavo vecchia.
Treno: viaggio verso il nulla.
Rumore delle ruote che ci portavano sempre più lontano.
Birkenau: città del dolore. Da lì si sarebbe usciti solo per il camino.
Dopo due ore non eravamo più quelli di prima.
Mi ricordo i pianti in tutte le lingue. Poco dopo smettemmo di piangere e iniziammo a vivere come schiave, dimenticandoci il passato.
Volevamo vivere.
Togliere la dignità che faceva un essere umano tale anche se era un prigioniero.
Non avevamo specchi, mi specchiavo nelle mie compagne.”

Ore 9
Dal pullman passiamo davanti a case abitate, centri commerciali, benzinai, insomma: vita.
La guida informa che ad Aushwitz si stimano 60.000 abitanti.
Come si fa a vivere dove c’è stata la morte?

Ore 9,05
Il sole non scalda.

“Nessuno tentava più, durante le soste, di comunicare con il mondo esterno: ci sentivamo ormai “dall’altra parte”.
Primo Levi

“Li conoscevamo da molti anni, e la sventura ci aveva colti insieme, ma poco sapevamo l’uno dell’altro.
Ci dicemmo allora, nell’0ra della decisione, cose che non si dicono tra i vivi.
Ci salutammo, e fu breve; ciascuno salutò nell’altro la vita.
Non avevamo più paura.”
Primo Levi

Ore 9,40
“Arbeit macht frei”.
Il campo inizialmente doveva avere una funzione rieducativa.
Successivamente quella di punizione e sterminio.
Soluzione cinica e terribile. Il lavoro era strumento di umiliazione ed eliminazione, non di libertà.
Il lavoro rende liberi.

Ore 10,20
Campo di concentramento.
Scienza persuasa allo sterminio.
Matematica. Geometria. Architettura. Perfezione. Logica economicistica ed utilitaristica. Programma di sterminio. Tecnologia e razionalità al fine dell’eliminazione.

Ore 10,40
A cosa serve sapere i numeri? A cosa serve sapere quanti?
Sono persone.
Le persone, una a una.
Non si restituiscono più.
Non resta più nulla a parte poche testimonianze.

“La spiegazione è ripugnante ma semplice: in questo luogo è proibito tutto, non già per riposte ragioni, ma perché a tale scopo il campo è stato creato. Se vorremo viverci, bisognerà capirlo presto e bene.”
Primo Levi

Ore 10,45
Oggetti di vita quotidiana.
Ciò che rende una persona tale.

“Abbiamo appreso il valore degli alimenti”.
Primo Levi

“Abbiamo imparato che tutto serve”.
Primo Levi

“Allora per la prima volta ci siamo accorti che la nostra lingua manca di parole per esprimere questa offesa, la demolizione di un uomo. In un attimo, con intuizione quasi profetica la realtà ci è rivelata: siamo arrivati al fondo. Più giù di così non si può andare: condizione umana più misera non c’è e non è pensabile.
Nulla è più nostro: ci hanno tolto gli abiti, le scarpe, anche i capelli; se parleremo, non ci ascolteranno, e se ci ascoltassero, non ci capirebbero.
Ci toglieranno anche il nome: e se vorremo conservarlo, dovremo trovare in noi la forza di farlo, di fare sì che dietro al nome, qualcosa di noi, di noi quali eravamo, rimanga.”
Primo Levi

“Tutto era di tutti, non apparteneva più a nessuno”
Elie Wiesel

Ore 10,50
Immagino di racchiudere in una valigia tutto quello di cui ho bisogno, tutto quello che voglio portar per sempre con me e in me.

Ore 11
Annullamento e annientamento della dignità della persona.
La persona è strumento di produzione.

Ore 12
Ho bisogno di staccare, di respirare.

Ore 12,20
Voler dare un nome a chi ne è stato privato.

Ore 12,30
Cose che non sembrano non essere mai appartenute a nessuno.

Ore 13
La guida mi dice “Aushwitz era un campo di lusso”.

Ore 13,20
Ancora pullman.
Rileggo le frasi sottolineate da “Se questo è un uomo”.
Come sottofondo canzoni di musica attuale, quotidianità, la vera vita che continua.
Mondo parallelo.
Smarrimento.
Se questo è un uomo.
Ora capisco il significato di tali parole.
Se questo è un uomo.

Ore 13,22
Questi miei pensieri devono rimanere dentro me per sempre.
Mai stata così attaccata alla vita.

Ore 15
Birkenau.
Calma e bellezza del bosco di betulle contrastante con la tragedia e l’orrore consumatisi.

Ore 15,20
Educazione alla vita del campo: disumanizzazione.

“Non c’erano più i ricchi, i notabili, le personalità, ma soltanto dei candidati alla stessa pena.”
Elie Wiesel

Ore 15,30
Sembra tutto finto.
Sembra impossibile.

Ore 15,35
Non ci sono parole, sensazioni, emozioni.
Non c’è neanche la mera immaginazione per pensare alla realtà accaduta.
Silenzio.
Come si fa a dire che tutto ciò non sia mai esistito?
Come si può negare?

Ore 15,40
Sauna: rito di iniziazione.
Non moriva nessuno.
Moriva la persona.

Ore 16
Così calata nell’atmosfera che sembra all’improvviso spuntare un SS. Paura.

Ore 16,05
La vita e la morte.
La vita che è morte.
La morte per una vita migliore.
Vita o morte?
Lottare per la vita o sapere di non riuscire a sopportare il male brutale che si scalfirà contro te?
Meglio morire subito.

Ore 16.30
Dove cammino io ora, sessant’anni fa c’erano solo dei corpi senza vita.

“Quando l’uomo muore passa dal mondo della libertà al regno della schiavitù.
La vita è libertà, e la morte la cancella progressivamente, la libertà.
La prima a offuscarsi è la coscienza, che poi si spegne del tutto, in un organismo incosciente i processi vitali continuano ancora per qualche tempo: il sangue circola, i polmoni funzionano, il metabolismo non si ferma. Ma comunque è un movimento irreversibile verso la schiavitù: la coscienza si è spenta e con essa si è spento anche il fuoco della libertà”.
Grossman

“Vivere? Non ci tengo più alla vita.”
Elie Wiesel

Ore 17
Torniamo sui nostri passi.
Noi abbiamo la fortuna di ritornare.
Lacrime.

Ore 17,30
Avere un legame maturo con il diverso.
Capire che non ostacola ma crea il progresso.
Accettare l’altro, le idee nuove, innovative, non pericolose.
In fondo, cos’è diverso?
Spirito critico.

Ore 17,40
Migliorare se stessi, gli altri, una città, un paese, una nazione, un mondo.

Ore 17,50
Interiorizzare, vedere, avere emozioni è il miglior metodo per assimilare tutto quello che i libri di storia possono solo raccontare.
Ho la certezza che ora non dimenticherò la lezione del giorno prima.

Ore 18,20
Scrivendo in risposta a un’amica.

Sono molto scossa.
E’ stato forte e molto significativo. Ora tanti tanti pensieri, emozioni…ma la cosa migliore è il silenzio, la solitudine, la riflessione…anche se non posso minimamente immaginare le atrocità accadute.
Quando avrò bene interiorizzato ti racconterò tutto quello che è successo!
Ora stiamo tornando in albergo, giornata molto pesante e importante.
Ti dirò tutto, non sai quanto ho pensato agli animali!!
Ora sarei stupida a banalizzare tutto con un messaggio. Baci.
(Gli animali vengono scuoiati vivi e torturati fino alla morte solo per ottenere pelliccie.
Gli animali non hanno la parola e non possono ribellarsi.
Gli animali hanno l’unica colpa di essere nati.
Se gli americani non avessero vinto la guerra gli ebrei non sarebbero ricordati.)

Ore 18,30
Chi vive questa esperienza come una gita, chi come un metodo per saltare delle ore di scuola, chi come un pellegrinaggio, chi come “una cosa che deve essere vista”, chi come una lezione di vita.
Chi prova emozioni, chi è scosso, chi sta in silenzio, chi ride, chi parla, chi è imperturbabile,, chi si aggrappa a un’amica per alleggerire il peso del male.

31 Gennaio 2011
Ore 22
Ottimo gruppo di viaggio.
Ottime le persone con cui ho scelto di passare questi giorni, con cui ho condiviso emozioni, tanti tanti tanti pensieri.
Chiara, Agata, Marta, Isotta.

A un giorno di distanza si riflette su ciò che abbiamo visto ieri.
Rileggere quello che ho scritto ieri è diverso da quello che penso oggi.

La filosofia orientale afferma che in ogni male ci sia un po’ di bene.
Cos’è bene ad Aushwitz?
Cos’è bene a Birkenau?
Cos’è bene nella logica volta all’annientamento?
Forse l’amore, l’unione che gli ebrei hanno trovato l’uno nei confronti dell’altro?

“Non avevamo più davanti agli occhi quei visi ostili, quegli sguardi carichi d’odio.
Era finita con la paura, con le angosce.
Vivevamo tra ebrei, tra fratelli.”
Elie Wiesel

1° febbraio 2011
Ore 11
Ho voluto documentare tutte le mie momentanee riflessioni.
Devo sensibilizzare tutti coloro che sono intorno a me in quanto testimone diretta.

Nel viaggio di ritorno mi sento di avere un compito importante nei confronti dei miei amici che non hanno potuto vivere la stessa esperienza, nei confronti dei miei familiari affinchè la memoria rimanga viva di generazione in generazione, nei confronti della mia città perché sia sensibilizzata e informata, e, in piccolo, nei confronti dell’Italia perché si risollevi e del mondo perché tali atrocità siano solo un incubo da non rivivere.

Ore 12
Il ritorno porta addosso mal di testa e mal d’anima.

“The one who does not remember history is bound to live through it”.
G. Santana

“Visitatore, osserva le vestigia di questo campo e medita:
da qualunque paese tu venga, tu non sei un estraneo.
Fa' che il tuo viaggio non sia stato inutile,
che non sia stata inutile la nostra morte.
Per te e per i tuoi figli,
le ceneri di Oswiecim  valgano di ammonimento:
 fa' che il frutto orrendo dell'odio,
di cui hai visto qui le tracce,
non sia nuovo seme né domani né mai.”
Primo Levi

Ore 13
Questo il significato del mio viaggio.
Queste le sensazioni provate.

Parole come
Viaggio
Memoria
Storia
Dolore
Scienza
Sterminio
Dentro te, dentro noi
Vita
Morte
Atrocità
Persone
Numeri
Oggetti

Sono parole ripetute in questo diario.
Sono parole che possono suonare simili o banali.
Banale non è stata l’esperienza, le emozioni e le cose viste
 

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  • ParmigianoFiero

    03 Febbraio @ 12.33

    Pienamente d'accordo con Daniele! La cosa triste sta nel fatto che l'istruzione scolastica ha sempre evitato tali argomenti. La parola "Foibe" la ho sentita per la prima volta quando ero già diplomato! A scuola neanche l'ombra! Stessa cosa per le porcate nei regimi comunisti.

    Rispondi

  • Daniele Tanzi

    03 Febbraio @ 09.06

    Giustissimo non dimenticare i lager nazisti. Ma, per favore, non dimenticate nemmeno le foibe: e neppure i gulag sovietici, dove - pure - morirono anche italiani.

    Rispondi

  • Giovanni

    03 Febbraio @ 00.57

    Mi dispiace tanto rompere i tuoi sogni alla twilight ma non hai capito niente..e devi avere anche insegnanti "precari".Ad ogni modo per capire qualcosa, visto che sei giovane, ti invito a visionare il film "il Nastro Bianco"..in seguito potrai buttare tutto quello che hai scritto

    Rispondi

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