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La "cassa" che salva la città dalle alluvioni

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 Sono pochi i parmigiani che l'hanno vista dal vivo, ma tutti sanno che esiste, anche se spesso se lo scordano. Parliamo della cassa di espansione sulla Parma realizzata a Marano dalla Pizzarotti in tempi da record fra il luglio del 2004 e il novembre del 2005 per quanto riguarda la diga in cemento che «frena» la corsa della «Pärma voladóra» (ormai solo un ricordo per la città) e rappresenta un esempio di ingegneria idraulica fra i più importanti in Europa. 

La «cassa», che in pratica è una diga «anomala», visto che ha il compito di trattenere l'acqua della Parma soltanto per il tempo necessario a evitare che l'ondata di piena possa procurare dei danni, è stata inaugurata il 26 novembre del 2005 e da allora, di fatto,  la nostra città è al sicuro dagli eventi ricorrenti di piene ed esondazioni che ne hanno segnato la storia e hanno fatto paura anche negli immediatamente precedenti il suo completamento.
Il suo costo complessivo è stato di oltre 32 milioni di euro ma in realtà è una spesa che, per i danni che può evitare non solo alla città, ma anche nella zona a valle compreso Colorno, si ammortizza da sola nel corso degli anni. La  sicurezza idraulica che garantisce rappresenta un fatto epocale.    Da quando, in epoca preromana, la  Parma  modificò il suo corso che originariamente sfociava nell'Enza all’altezza di S.Ilario, e andò quindi a confluire nel torrente Baganza, originando così i problemi di esondazione ricorrenti, Parma si è liberata dell'«incubo» delle piene solo  quando è entrata in funzione. 
La storia dell'opera, in realtà, è stata più travagliata del dovuto, perché le briglie iniziali e il grande argine che circonda tutto il bacino artificiale sono stati realizzati, sempre dalla Pizzarotti, negli anni compresi fra il 1988 e il 1994. Poi, a causa di problemi  collegati all'iter burocratico dell'assegnazione dei lavori, tutto è stato fermo per 10 anni. Fino a quando, nel 2004 l'Aipo ha assegnato il completamento della cassa di espansione all'Ati con capofila Pizzarotti e partecipante il Ccpl di Reggio Emilia. A quel punto l'impresa parmigiana, nel giro di soli 16 mesi, ha completato tutte le opere di calcestruzzo     in anticipo sui tempi contrattuali, cominciando immediatamente a funzionare.  Un funzionamento che viene attivato nei momenti di emergenza e che per l'ultima volta si è avuto la scorsa vigilia di Natale, quando le piogge copiose hanno portato una forte ondata di piena nella Parma. Che però, proprio grazie alla «cassa», è passata quasi inosservata e senza procurare nessun allarme sotto i ponti di una città che ora non ha più paura del suo torrente. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • berio

    20 Febbraio @ 18.54

    il lago non si farà mai semplicemente perchè l'acqua la perde dalla parte di Martorano. In pochi l'hanno vista? Certo, se l'accesso è chiuso.

    Rispondi

  • ettore

    20 Febbraio @ 13.26

    Ma non doveva diventare una specie di lago per attività sportive? Che fine ha fatto questo progetto? Possibile che non si riesca a sfruttare in modo migliore questa distesa d'acqua?

    Rispondi

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