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Libia: dipendenti della Bonatti bloccati alla frontiera tunisina. Slitta la partenza

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(Ansa) -  Dovevano raggiungere Djerba per prendere un volo che doveva portarli a Roma: ma sono rimasti bloccati alla frontiera tra Libia e Tunisia. È il gruppo di 150 persone, per lo più thailandesi e cinesi, ma anche una decina di italiani, tutti dipendenti della società Bonatti Spa, che aveva intrapreso da ieri un viaggio di trasferimento con alcuni camion per cercare di arrivare allo scalo aereo tunisino «Melita».

Al gruppo, per il momento, non è stato permesso di lasciare il suolo libico così da proseguire il trasferimento con i mezzi fino a Djerba. Lo si apprende da fonti della compagnia Air Italy, incaricata di allestire il volo speciale per trasferire il gruppo nel pomeriggio di oggi in Italia. Il volo, pertanto, rimane in «stand-by» in attesa che la situazione possa sbloccarsi.

La decisone di raggiungere via terra, con alcuni camion l'aeroporto «Melita», a circa nove chilometri da Djerba, era stata presa ieri dal gruppo di dipendenti non riuscendo a lasciare la Libia dallo scalo di Tripoli, dove la situazione col passare delle ore si è era fatta sempre più difficile.

La Farnesina e le ambasciate d’Italia a Tripoli e Tunisi stanno seguendo il caso prestando la massima assistenza ai connazionali per favorire le operazioni doganali. «Siamo partiti dal nostro campo alle 7 del mattino con tre pullman – racconta il cagliaritano Filippo Priola, tecnico della società – e abbiamo raggiunto il confine senza difficoltà. Abbiamo attraversato una cittadina in mano ai rivoltosi che ci hanno fatto passare dopo aver saputo che eravamo dipendenti di un’azienda italiana, ci hanno addirittura scortati per garantire la nostra sicurezza. E adesso, invece, siamo qui bloccati dai funzionari libici governativi, perchè sui passaporti manca il visto di uscita. E assurdo! Abbiamo chiamato l’ambasciata a Tripoli e ci hanno detto di convincere i libici a mettersi in contatto con le nostre autorità diplomatiche. Cosa che i libici si rifiutano di fare».
Priola racconta che dall’altra parte del confine vede i pullman noleggiati dalla Bonatti per portare i suoi dipendenti a Djerba. 

"DORMIREMO ACCANTO ALLA FRONTIERA". «Siamo sempre bloccati al posto di confine tra Libia e Tunisia. Abbiamo deciso di dormire qui, escludendo l’opzione di tornare al nostro campo base che dista 70 chilometri, per evitare di trovarci coinvolti in scontri tra rivoltosi e fedeli a Gheddafi», ha detto in serata Filippo Priola, che ha tranquillizzato i familiari sul suo stato di salute e su quello dei suoi 149 colleghi, nove dei quali italiani.
«Stiamo tutti bene anche se la tensione è molto alta - ha detto ancora Priola - soprattutto quando, nel pomeriggio, alla fine della preghiera, al posto di confine si sono avvicinate auto con a bordo gente armata. Fortunatamente si sono limitati a fare caroselli, sparando in aria e agitando bandiere. Adesso la situazione è tranquilla e speriamo che domani mattina gli ostacoli burocratici alla nostra uscita dalla Libia possano essere superati». In territorio tunisino, a 200 metri di distanza, li attendono i pullman noleggiati dalla Bonatti per riportare a casa i suoi dipendenti con un volo charter da Djerba.
 

 

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