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Danilo Amadei si dimette da consigliere comunale

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Danilo Amadei ha rassegnato le dimissioni da consigliere comunale del Pd. Di seguito la lettera inviata alla stampa:

"Dal 25 febbraio 2011 rassegno le mie dimissioni da consigliere comunale del Comune di Parma.
Ho accettato di tornare a svolgere l’incarico di presidente del “Consorzio solidarietà sociale” che assorbe gran parte del tempo oltre l’insegnamento e mi consente di realizzare con maggiore incisività quel servizio al bene comune che, credo, caratterizzi la mia attività sociale e politica da oltre quarant’anni.
Sono sicuro che chi mi ha dato fiducia eleggendomi in Consiglio comunale e mi conosce capirà la mia scelta, agli altri chiedo scusa per la mia decisione che, spero, con il mio impegno di rendere con il tempo sempre più chiara.
Ringrazio per l’esperienza di questi anni prima di tutto il gruppo del Partito democratico, al quale ho aderito come indipendente dopo lo scioglimento del gruppo “Insieme con Peri”, per il lavoro competente, appassionato, unitario ed organizzato che ha svolto.
In particolare un grazie di cuore a Giorgio Pagliari con il quale ho vissuto un’esperienza anche umanamente molto ricca, imparando dal suo rigore, dalla sua profondità, dalla sua capacità di ascolto e dal suo senso delle Istituzioni quello stile democratico e quel rispetto della legalità che nasce da un intimo rispetto della Costituzione e delle lotte che ce l’hanno consegnata e dal senso della politica come impegno per il bene di tutti.
Al Presidente del Consiglio comunale, che ha svolto con equilibrio e imparzialità il suo ruolo, e a tutti consiglieri comunali i miei auguri perché possano lavorare sempre più per il bene comune.
Un saluto particolare a Vincenza Pellegrino, che mi sostituirà in Consiglio, che certamente porterà in questa nuova esperienza la sua storia di impegno e di ricerca soprattutto nella costruzione di una società interculturale che valorizzi le differenze che la caratterizzano. 
Danilo Amadei
Parma, 25 febbraio 2011


Allego alcune brevi riflessioni politiche personali su questi oltre 3 anni di impegno in Consiglio comunale, incentrate soprattutto sul confronto con l’esperienza politica che ho svolto in Comune negli anni ’90.

Ho accettato nel 2007 di tornare all’impegno politico in Comune, dopo 9 anni dalla, per me straordinaria e molto impegnativa, esperienza nella giunta di Stefano Lavagetto, che ricordo venire dopo il commissariamento del Comune di Parma e “tangentopoli” e che credo la ricerca storica nel tempo rivaluterà ampiamente.  Vorrei sottolineare in modo sintetico i principali cambiamenti che ho rilevato.

1)I percorsi decisionali sono diventati prevalentemente extra istituzionali. Assai raramente si riesce ad avere nei luoghi istituzionali deputati allo scopo, commissioni e consigli comunali, il normale percorso decisionale che prevede scelta, programmazione ed atti amministrativi conseguenti. Il programma di mandato sul quale è stato eletto il Sindaco è ignorato, nelle sedi istituzionali vengono portate decisioni maturate al di fuori di esso. Dai Welfare comunity center ai militari per le strade, dalla rinuncia alla metropolitana al nuovo palazzetto dello sport, da nuovi insediamenti urbanistici alla costituzione di nuove società ai parcheggi cilindrici sotterranei, così come di tante altre scelte di questi anni  non troviamo traccia nel programma del Sindaco del 2007, ma nemmeno, spesso, in documenti ufficiali, come le relazioni di bilancio, che dovrebbero essere le basi del confronto decisionale in un organismo rappresentativo democratico.
2)Viene data costante priorità alla ricerca del consenso su quella del confronto. C’è un’affannosa ricerca del miracolistico ( e, specularmente, del traumatico - emergenziale) per cui l’azione amministrativa deve sempre sottostare all’egemonia del consenso mediatico e della sua modalità comunicativa spettacolare e con la necessità della Notizia, dello Scoop, della Novità, della Rivoluzione. Sembra che la politica non sia più fatta di un lavoro paziente di connessioni, comunanza, collaborazioni, rispetto delle regole, dedizioni, che danno il senso della cultura di una comunità, ma di Eventi, Annunci, Sorprese che richiedono consensi, applausi e consumo, non partecipazione e fatica dei percorsi che creano legami sociali.
3)Mancano percorsi partecipativi.  Nella mia esperienza amministrativa, anche la sola costruzione di un centro diurno per anziani o di una comunità alloggio o del telesoccorso a domicilio,  era frutto di un lungo lavoro partecipativo che coinvolgeva, già dalla fase progettuale, tante realtà sociali diverse (dai fruitori dei servizi alle loro famiglie, dagli operatori alle diverse realtà del territorio). Oggi ci sono presentati progetti “chiavi in mano”, realizzati da agenzie specializzate esterne al Comune e spesso al nostro territorio, sulle quali andare a cercare il consenso. Il caso dell’Asp “Ad personam” con la “delocalizzazione” delle sue residenze in via Budellungo è per questo aspetto paradigmatico.
4)C’è una logica maggioritaria distorta. In questi anni solo in rarissime occasioni (ricordo con piacere solo la delibera di recepimento della “Convenzione internazionale dei diritti delle persone con disabilità”, l’atto di indirizzo sulla famiglia e la proposta di cittadinanza onoraria per Aung San Suu Kyi) si è lavorato in modo convergente, altrimenti la logica non era quella del confronto sui contenuti, ma del “noi abbiamo preso più voti di voi”. Che è ovvio per governare sulla base dei programmi presentati, ma insensato su problemi e regole di interesse generale e sulle emergenze. Ancora ricordo con dispiacere la mancata discussione delle proposte, frutto di un lungo lavoro di ascolto e confronto, sulla casa, la sicurezza, gli anziani, la crisi, il disagio giovanile, che offrivano idee e proposte che poi la Giunta avrebbe potuto realizzare con ampio consenso. Non è stato possibile per una logica di contrapposizione che penalizza le competenze presenti in consiglio, ma soprattutto la costruzione di percorsi condivisi per l’intera comunità. La scelta dell’ultimo Consiglio comunale di procedere all’elezione del collegio dei revisori dei conti senza il rappresentante indicato dalla minoranza e a Consiglio dichiarato chiuso dal Presidente è andato oltre ogni limite non solo di rispetto umano, ma anche istituzionale.
5)Nella nostra città c’è un problema morale sottovalutato.  Dalla presenza accertata della malavita organizzata al sistema delle tangenti in servizi appaltati dal Comune, in questi ultimi anni sembra essersi affermata la concezione per la quale si possano barattare interessi pubblici con quelli privati, non necessariamente collegati a soli corrispettivi monetari, ma anche a opportunità professionali o di business. Alcune imprese agiscono nei servizi che dovrebbero essere pubblici in regime monopolistico, in dispregio non solo del pluralismo e dell’etica del bene comune, ma anche della sola logica della concorrenza e del mercato. 

Mi auguro che si esca presto da questa fase deleteria per la nostra comunità, anche nazionale, per ritrovare quei percorsi partecipati e condivisi, pur nelle differenze politiche, che ha caratterizzato gran parte delle scelte della nostra Repubblica democratica e della nostra società. Che si passi dal deresponsabilizzante “ghe pensi mi” al partecipato e democratico “pensiamoci insieme”.
Ricordo con orgoglio che, quando ero assessore, la gran parte delle scelte sulle politiche sociali incentrate sulla domiciliarità, sull’integrazione, sulla famiglia, sul reddito e i servizi minimi garantiti a tutti e sulla sussidiarietà erano stata votate quasi sempre all’unanimità dal Consiglio comunale. Non certo per “consociativismo”, come viene spesso detto oggi da chi confonde maggioranza con potere assoluto, ma per condivisione del bene comune sul quale si fonda la nostra Costituzione e ancora prima la convivenza civile. Ed è anche per questo che molte scelte poi sono proseguite anche con maggioranze diverse, nel segno del cambiamento nella continuità della condivisione dei valori, che oggi viene continuamente minacciata.
Sono certo che, probabilmente, sarò più ascoltato nella mia nuova funzione che come consigliere comunale. E’ triste, perché è una nuova conferma di un ruolo della politica che non valorizza l’esperienza, le competenze e la passione, ma solo l’appartenenza e lo schieramento.
Mi auguro di cuore che cambi.
Per ultimo una citazione della nostra concittadina Auung San Suu Kyi: “La democrazia cresce solo nella verità e nella dolcezza. Ogni scorciatoia di tempo basata sulla prova di forza la fa seccare”.

  Danilo Amadei


(Per trasparenza e per l’impegno preso con la lista nella quale sono stato eletto informo che in questi 42 mesi ho svolto attività collegate alla funzione di Consigliere comunale per oltre 4000 ore ed ho ricevuto come gettoni di presenza poco meno di 9000 euro. Di questi 840 sono stati versati per iniziative solidali decise in Consiglio o in gruppo consiliare e  3800 autonomamente).
 

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  • guido campanini

    28 Febbraio @ 23.02

    grazie del lavoro svolto, carissmo Danilo, che sei da sempre "in servizio permanente effettivo" a servizio della comunità, in tanti e diversi ruoli. Che tanti giovani possano seguire il tuo esempio, nella politica e nella società. Però vorrei rivederti presto in un ruolo politico o amministrativo, magari con qualche responsabilità in più... ad majora! guido c.

    Rispondi

  • franco

    28 Febbraio @ 22.50

    non sono berlusconiano, ma la sinistra con gente del genere è arrivata dove è arrivata a Parma... all'opposizione- chiacchere e distintivo.

    Rispondi

  • franco

    28 Febbraio @ 20.24

    onore e merito alla persona : Ritengo che molti altri dovrebbero seguire il suo esempio ; MI riferisco ad ogni colore politico ( NESSUNO ESCLUSO ) . Sia perchè basta un solo mandato per avere la pensione !!!!!!!!! Sia perchè la molteplicità delle poltrone leva spazio a questi mestieranti della politica. Comodo andarsene e arrotondare la pensione Sedendosi su altre!!!!!! molto comodo. FALCO.

    Rispondi

  • Emilio Rossi

    28 Febbraio @ 20.15

    Caro Danilo, sei sempre un nostro grande riferimento. Emilio Rossi

    Rispondi

  • franco

    28 Febbraio @ 17.03

    Onore e merito alla Persona , questi sono i veri valori fondanti di una societa' .

    Rispondi

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