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L'altra metà di Parma: interviste al femminile - Rossella Canadè: "Donne senza tacchi"

L'altra metà di Parma: interviste al femminile - Rossella Canadè: "Donne senza tacchi"
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Gabriele Balestrazzi

Rossella Canadè è una giornalista parmigiana che lavora alla Gazzetta di Mantova, dove ha creato un blog che ha dato spunto allo spettacolo teatrale "Donne senza tacchi" , in programma domani sera e nel fine settimana al teatro Europa. Ed è proprio con lei che abbiamo voluto parlare, oltre che dello stesso spettacolo, di una "Festa della donna" che per qualcuno non ha più senso. Una intervista via mail con cinque domande:

 Prima ancora di parlare dello spettacolo, una domanda da risposta secca: per te ha senso che esista una Festa della donna (quest'anno, oltretutto, mescolata dal calendario al carnevale...) ?

Si, quest'anno più che mai. Non tanto come festa, nel senso dell'uscita tra amiche condita dalle battutine dei compagni, quanto come momento di confronto e di solidarietà. Io quest'anno la vedo un po' come il proseguimento di quella giornata incredibile che è stata il 13 febbraio con "se non ora quando"

 Lo spettacolo nasce dal tuo blog, appunto "Senza tacchi"  ( http://canade-mantova.blogautore.repubblica.it/  ) sulla Gazzetta di Mantova. Partiamo da lì, e dimmi che esperienza è stata. Che cosa sono i "tacchi" di cui parli ?

Senza tacchi è nato come un blog di viaggi. All'inizio me l'ero immaginato come un luogo dove scrivere dei luoghi che mi avevano colpito, delle persone, uno spazio più libero rispetto alla "gabbia" della realtà in cui una cronista deve necessariamente stare. Scrivendo, come spesso accade, mi sono accorta che certi personaggi prendevano vita, che richiedevano parole diverse, e da qui sono nate delle storie. Mi piaceva questa possibilità di tradire la realtà. Alcuni di questi personaggi erano donne. e non era un caso: in quel periodo mi sono occupata diverse volte di violenze, perfino di donne uccise dai compagni. Donne che non erano riuscite a reagire agli abusi, non solo alle violenze fisiche, ma anche a quelle psicologiche.

Mi veniva voglia di gridare di scappare, lontano, senza voltarsi. E per scappare devi per forza toglierti i tacchi. Quelli veri, delle scarpe, ma anche quelli simbolici di una rassegnazione travestita da femminilità.
 

Oggi una donna deve essere più arrabbiata con gli uomini, che grazie al loro potere disegnano una società maschilista, o con quelle donne che si prestano al gioco, accettando ruoli subalterni, di esibizione o di "utilizzo" (la parola è dell'avvocato Ghedini...) del proprio corpo?  E come e quando cambierà questa situazione ?

Io credo che le arrabbiature servano a poco, in generale, se non fanno scattare dei cambiamenti. Penso, in ogni caso, che sia terribile quello che sta succedendo, che uomini di potere lo usino in questo modo. Ma la vera domanda è un'altra, secondo me: perché altri uomini e altre donne consentano questo. Queste ragazzine già vecchie a 17 anni che si prestano a giocare alle infermiere per avere  vestiti che costano come un affitto mi fanno pena, ma credo che quello che ci dovrebbe preoccupare è il baratro culturale che sta dietro la loro svendita. Le veline che vanno in Parlamento: sono questi i loro miti.  credo che un cambiamento sia possibile solo se uomini e donne accettino di strapparsi via le etichette di destra e sinistra e si ribellino, insieme.
 

 Intanto, quel tuo blog è diventato uno spettacolo teatrale, attraverso il lavoro con Chiara Rubes e Franca Tragni. Come è nato questo passaggio ? Che fatica e che emozioni contiene?

L'idea dello spettacolo è venuta a Chiara, che aveva letto una di queste storie di donne sul blog. All'inizio mi ha chiesto di scriverne altre da mettere in scena Naturalmente mi è venuto il panico.Non avevo ma scritto una sola riga per il teatro, pur avendoci vissuto dentro da sempre. Mentre pensavo a queste donne mi venivano in mente, come flash, episodi della mia vita che si legavano a queste storie. Quindi "senza tacchi" è diventato  un racconto, anche molto ironico, di una donna alle prese con guai sentimentali, in cui inciampa e si rialza, e i pasticci di tutti i giorni che lei e le amiche risolvono a modo loro. Cancellando dalla carta geografica i posti che fanno soffrire, ad esempio, i giuramenti mai mantenuti, i dolori che si sciolgono quando hai qualcuno a cui raccontarli. L'amicizia come rimedio contro la violenza, anche.

E' diventato tutta un'altra cosa. Ho dato il testo a Chiara e Franca dicendo che potevano farne quello che volevano. Non avrebbero potuto far di meglio, credo. Io non sono mai andata alle prove, non volevo interferire nel loro lavoro. Ogni tanto mi chiamavano e dicevano soltanto "mammacomestomale". "La "prima" è stata una sorpresa anche per me. In scena era come se ci fossimo tutte noi.
 

Un'ultima domanda sulla forma di giornalismo che ci accomuna: il web può essere un po' più "rosa" del giornalismo tradizionale, che sicuramente è maschilista ? 

Riconosco che noi donne abbiamo sofferto nell'accesso ai media tradizionali, anche se oggi io credo che alcune delle firme più prestigiose in Italia siano femminili, perfino in settori tradizionalmente off limits, come lo sport o le inchieste giudiziarie importanti. Io non penso  che il giornalismo tradizionale, su carta, sia maschilista. E' semmai l'organizzazione del lavoro, il "tempo" del lavoro che nei giornali è strutturato al maschile. Non c'è flessibilità. C'è poca attenzione per il tempo della cura, che per una donna è fondamentale. 

Guarda io non ricordo di aver mai discusso con un collega perché mi sentivo discriminata o perché il mio punto di vista non veniva tenuto in considerazione. Ho sempre avuto confronti che mi hanno arricchita. Forse sono stata fortunata, non so. Però ho litigato centinaia di volte sugli orari, modulati sulle esigenze dei colleghi uomini, che sono la maggioranza, e mi sono confrontata anche duramente sul modo di trattare le persone. Il web è per sua natura più democratico, più aperto, non è un muro da scavalcare. Io credo che soprattutto per la fascia più giovane sia una grande opportunità. E' uno spazio di maggiore libertà. 

gazzettadiparma.it/ROSA - La città delle donne

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • Chiara Tincati

    27 Marzo @ 20.55

    Brava Rossella, grande donna e grande giornalista!

    Rispondi

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