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Il Consiglio provinciale sostiene il Nobel alle donne africane

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Un incontro per ricordare la candidatura delle donne africane al Nobel per la pace 2011, per approfondire la loro situazione all’inizio del terzo millennio e per discutere i progetti di “empowerment” femminile in Africa. Questi gli obiettivi dell’appuntamento, che si è tenuto questo pomeriggio in Provincia, “Parma chiama Nobel: dedicato alle donne africane” organizzato, nell’ambito della rassegna “Le donne di marzo 2011”, dall’Ente di piazza della Pace e, in particolare, dagli Assessorati alle Pari opportunità e alla Solidarietà internazionale e dal Consiglio provinciale.
Lo scorso 29 novembre il Consiglio provinciale ha infatti aderito alla campagna “Noppaw Nobel Peace prize for african women”, che propone l’attribuzione alle donne africane del Premio Nobel per la Pace 2011 visto che “l'Africa cammina sui piedi delle donne”, e si è impegnato a realizzare iniziative utili a far conoscere il ruolo e l’importanza dell’azione portata avanti dalle donne nel continente africano. Da qui, l’appuntamento di questo pomeriggio, coordinato dall’assessore provinciale alle Pari opportunità e alla Solidarietà internazionale Marcella Saccani e dalla consigliera provinciale Ilaria Calunga, prima firmataria della proposta di adesione.
“La frase “L’africa cammina sui piedi delle donne” non è solo una metafora ma rappresenta la sostanza della vita vera in Africa: basti pensare ai km che le donne devono percorrere per raggiungere l’acqua da riportare nei villaggi o alle decine di passi che devono fare per andare ai mercati e garantire così la sopravvivenza di tutta la famiglia – ha detto l’assessore Marcella Saccani, aprendo l’incontro di questo pomeriggio -. Un coraggio, una determinazione, un grande senso di responsabilità che fanno delle donne un punto di riferimento certo e affidabile per l’Africa”.
“L’adesione alla campagna è un gesto dovuto, per sottolineare l’importanza delle donne africane e del loro ruolo. Donne che con il loro impegno, le loro lotte, le loro fatiche quotidiane permettono non solo la sopravvivenza ma anche la crescita dell’Africa – ha sottolineato la consigliera Ilaria Calunga, affiancata dal presidente del Consiglio Mario De Blasi -.  Un forte impegno che deve essere riconosciuto e che può essere usato come esempio per permettere  la crescita anche del Mondo intero”.
“Quando vivevo in Africa, ho visto il coraggio, la dignità e la resistenza delle donne africane – ha osservato Padre Silvio Turazzi, vicepresidente della Comunità Muungano -. Ecco perché sarebbe importante questo Nobel, anche se sembra un po’ un sogno, visto che di solito viene assegnato a persone singole e non a collettività”.
“Sono andato tante volte in Africa e ogni volta mi sono chiesto come questo Paese riesca ad andare avanti, visto che le condizioni di vita di molta gente sono estremamente complicate. Poi ho capito che l’Africa vive grazie a un’economia “informale”, un’economia che si basa sulla vita di tutti i giorni, in cui le donne svolgono un ruolo fondamentale – ha aggiunto Eugenio Melandri, coordinatore nazionale di “Chiama L’Africa” -. Basta vedere le strade dell’Africa al mattino: piene di donne che camminano velocemente sul ciglio delle strade. Proprio da quei piedi, in cui sono racchiuse storie di sopravvivenza, è nata la sfida del Nobel”.
La Campagna Noppaw, realizzata da “Solidarietà e Cooperazione Cipsi”, il coordinamento di 48 Ong e associazioni di cooperazione internazionale, e l’associazione “Chiama l’Africa”, propone la candidatura delle donne africane al Premio Nobel per la Pace 2011: una proposta che nasce dalla constatazione del ruolo crescente che le donne hanno acquisito nella vita quotidiana dell'Africa. Partendo da questo presupposto, è quindi partito il dossier di candidatura inviato alla Commissione di Olso, che fornisce una panoramica dei tanti settori in cui le donne africane sono protagoniste, corredandoli con documentazioni, rapporti, approfondimenti di scrittrici, giuriste, sociologhe africane ed europee, ma soprattutto con storie di vita di oltre 100 donne e la presentazione delle reti di organizzazioni femminili attive in ogni regione del continente.
Questo pomeriggio in Provincia erano presenti le rappresentanti africane a Parma e alcune donne impegnate in progetti di cooperazione internazionale in Africa: tra cui, Bitou Diallo (Mali) dell’ “Associazione Fratelli e sorelle del Mali”, Maunia El Fasi (Marocco) dell’Associazione “Donne di qui e di là”, Mbengue Fatima Sylla (Senegal), Matilde Marchesini, presidente di Mani, la coordinatrice di Parmalimenta Francesca Cena, Lorella Trancossi in rappresentanza di Amref, Teatro delle Briciole e Reggio Children, Francesca Bigliardi e Rosanna Pippa di Forum Solidarietà. Era inoltre presente l’onorevole Carmen Motta.

I progetti di cooperazione della Provincia in Africa
Sono molti i progetti di cooperazione internazionale che la Provincia, in partnership con diverse associazioni di Parma, realizza in Africa. A Pire, in Senegal, il progetto “Papà portami a scuola, mamma aiutami a restarci”, realizzato con le associazioni Mani e Feeda, che ha permesso a venti bambine africane di frequentare per un anno la scuola e la costituzione di una piccola biblioteca multimediale nel Centro servizi “Musée de la femme”, un centro a sostegno della promozione del protagonismo delle donne, in cui sono state organizzate azioni di formazione. È invece attivo in tre comuni del Marocco, Foum Zguid, Akka e Aglou, il progetto di eco-turismo e sostegno alla micro-impresa femminile “Dal deserto all’oceano”, promosso con le associazioni Mani e Sopra i ponti: tra le iniziative realizzate, il sostegno a una cooperativa agricola femminile con la fornitura di una pressa meccanica per l’olio di argan; il credito rotativo attraverso piccoli allevamenti ovini a beneficio delle donne a basso reddito; l’installazione di laboratori informatici. E ancora, in Costa D’Avorio “Donne Manioca”, la formazione d’impresa femminile agroalimentare di produzione/trasformazione/commercializzazione di manioca in collaborazione con Mani e Ciwit Collettivo degli Ivoriani d'Italia: un progetto di supporto nell'attivazione di un'impresa femminile che svolge anche una funzione sociale rivolta all'alfabetizzazione e alla prevenzione sanitaria; e “Maison Parma” realizzato con Parmalimenta nella zona nord di Bujumbura, in Burundi, che ha portato alla creazione di un centro agroalimentare ideato come centro di servizi per gli agricoltori della zona, in grado di offrire servizi amministrativi, tecnici e formativi ai propri associati: un esempio di progettazione strutturata a sostegno di un mercato locale di uno tra i Paesi più poveri al mondo. Molti aderenti sono donne che hanno trovato nella produzione del riso un’occasione per cambiare la propria vita.
Infine, il laboratorio di teatro formazione “Malkia” (Regine) realizzato con Amref Italia, Teatro delle Briciole e Reggio Chidren: un gruppo di venti ragazze, tra i 14 e i 20 anni, provenienti dagli slums di Nairobi, sotto la guida della regista Letizia Quintavalla, hanno messo in scena lo spettacolo “Il cerchio di gesso”. Al lavoro teatrale si è affiancato anche il “Malkia Style”, un laboratorio artistico di sartoria che impegna le ragazze nell’ideazione, realizzazione e vendita di borse, teli e altri manufatti.
 

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