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In canoa sulla Parma fra acqua e cielo

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 Srefano Rotta

Chilosà se si sposano in un vestito, ma in canoa il marrone e il blu stanno benissimo. L’acqua e il cielo. Siamo scesi tra i flutti fra Alberi di Vigatto e il ponte Verdi: con le ultime piogge la «Pärma» è tutta rapide e gorghi. E il kayak il mezzo più divertente per entrare in centro storico senza multe ai varchi. 
A dare alla «Gazzetta» questa occasione, meravigliosa nel primo assaggio di primavera, è stato il Cus Parma; l’idea, testare il tracciato di gara di domani mattina, con le competizioni interregionali di discesa fluviale. In realtà questa manifestazione vedrà un doppio sprint solo fra il ponte Caprazucca e il ponte Verdi, noi invece siamo partiti un filo più a monte, oltre la tangenziale, dalle parti di strada Martinella. 
Sul greto ci sono i primi «nontiscordardimè». Fa caldo, l’acqua è fresca e terrosa. Si va via lisci per qualche centinaio di metri, poi la sorpresa: un saltino d’acqua («terzo grado di difficoltà», lo classifica il maestro Daniele Cozzini) ma la prua del Kayak si inabissa e il cronista finisce completamente immerso nella Parma. 
Una bellissima cosa, strano ma vero saltiamo fuori senza sbilanciamenti, e si prosegue la marcia, cullati dalla corrente. 
Al ponte di via Po la prima brutta sorpresa, ferraglia e plastica sui sassi. 
Un luogo incantevole, ideale per i pic nic e per la compagnia, trattato come una discarica a cielo aperto. Incuria, e degrado, seguono purtroppo il tratto di blu che i fiumi segnano sulle carte. «Se vai in canoa, non puoi non diventare ambientalista», dice Cozzini. 
Grazie ai suggerimenti di chi il torrente lo conosce, seguiamo una sponda o l’altra; e soprattutto, con l’occhio allenato da trent’anni di acqua dolce, Cozzini suggerisce dove affrontare i salti d’acqua. 
Uno, bello grosso, ci diverte non poco sotto il ponte Dattaro. 
Prese le acque del Baganza, che entrano sulla sinistra un po’ più chiare di quelle della Parma, si pagaia spediti verso il ponte Italia, dove i primi curiosi ci salutano dai marciapiedi. 
Così succede sul Caprazucca, con l’occhio vigile e soddisfatto del pensionato in giro a guardare ponti e cantieri. 
E sul Ponte di Mezzo è una festicciola, con i bambini felici di veder passare delle strane cose galleggianti, gialle e rosse. E’ magico veder scorrere le case dell’Oltretorrente, di qua, e di là la Pilotta e gli autobus che fanno la spola. E altrettanto triste constatare quanta spazzatura «abita» le rive di questa piccola perla emiliana. 
Bottiglie, scatolette, sacchetti. Dove dovrebbero starci i germani e le persone, più o meno innamorate, prolificano i topi e le nutrie. 
Lungo le rive, le tane di questi castori importati dall’America si susseguono, con zone di altissima concentrazione di animali che saltano in acqua al nostro passaggio. 
Per questo, all’arrivo, i membri del Cus spiegano i loro progetti per «cercare di ridare vita a questo fiume». Spiega Paolo Cozzini che il Cus Parma «è in contatto con l’assessore allo sport Roberto Ghiretti, che sta valutando le nostre proposte di valorizzazione ambientale». Per esempio? «Scivoli per agevolare l’entrata delle canoe. Ma la Parma è di tutti, non solo dei canoisti: e quindi cestini per chi fa una gita, panchine, erba e non fango, percorso vita per chi fa sport». 
E poi la questione della gestione dell’alveo. I canoisti vorrebbero adottare il modello francese, dove «ai salti d’acqua si costruisce sempre uno scivolo subacqueo, per agevolare la risalita dei pesci e la discesa dei natanti». 
Aggiungono, al Cus, che «se fosse così già ora, il percorso di gara sarebbe stato quello compiuto oggi, e invece di 100 equipaggi, ne sarebbero venuti in città 250». Ovviamente, con maggiori introiti per l’economia locale, e ancor più interessante cornice di colore. 
E invece, stando così le cose, conclude Paolo Cozzini, «i canoisti sono costretti ad allenarsi in Taro e non nella Parma». 
 

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