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«Come è morto mio fratello Alessandro?»

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Mara Varoli
Come i gabbiani». Come un uomo, che dopo aver perso il lavoro e gli affetti più cari, è rimasto fuori dai «giochi». Ma Alessandro, nonostante tutto, non aveva mollato la cima, non si era dato per perso: aveva solo provato a scegliere una strada, quella della libertà. Senza signorsì, finché la polizia lo ha trovato morto in Stazione, a La Spezia. E nessuno sa come è accaduto. Per ora. Le indagini della Mobile di Spezia e l'autopsia, che è stata effettuata lunedì pomeriggio, daranno le risposte che i famigliari stanno ancora aspettando. 
«Mi aveva scritto così, nell'ultimo messaggio sul telefonino: come i gabbiani. A Natale quando se ne era andato via da Parma e da casa mia. Ora, inspiegabilmente, mio fratello Alessandro non c'è più. La polizia lo ha trovato in Stazione a Spezia, senza vita».
 Alessandro Diamanti, 44 anni, non era solo e, probabilmente come sostiene la famiglia, aspettava una possibilità, per ricominciare: la carta giusta. Aveva una sorella e un fratello, che ora vogliono capire cosa è accaduto nella città ligure, domenica sera, alle 19. «La polizia mi ha telefonato intorno alle 23,30 - ripete la sorella -. Lo hanno trovato morto in Stazione a Spezia. E il giorno dopo siamo partiti. Accompagnati dai carabinieri siamo andati a fare il riconoscimento: è stato terribile, anche perché per ora sappiamo veramente poco. Sia i carabinieri e gli uomini della polizia sono stati disponibilissimi e molto attenti. Le indagini sono comunque in corso e i risultati dell'autopsia ci spiegheranno la causa della morte. Una cosa è però sicura: mio fratello  ha sempre lavorato. Solo da un mese non aveva una fissa dimora, ma nella vita si è sempre dato da fare: per  orgoglio è diventato un clochard».
Meccanico di professione, aveva anche indossato i panni della guardia giurata e gestito un negozio di fiori a Sala Baganza. Poi, era partito «e per dieci anni aveva lavorato sulle navi - continua la sorella -. Purtroppo, a causa di un brutto incidente è rimasto invalido e due anni fa ha perso il lavoro. Per cinque mesi è stato ricoverato all'ospedale di Spezia, con successiva riabilitazione: nell'incidente aveva avuto problemi alle braccia. E chiaramente non poteva più fare il meccanico sulle navi». Ma Alessandro è rimasto a vivere nel porto ligure. Così ha preferito aiutare un amico in un circolo a Follo di Spezia. «Solo per un periodo però - ricorda la sorella -. Poi è tornato a casa, a Parma, in famiglia. Ed è rimasto qui fino al Natale scorso. Ma mio fratello era così: non voleva essere di peso a nessuno e così è tornato dagli amici spezzini. Oltre al lavoro, aveva perso gli affetti più cari: la mamma era morta e anche un'altra sorella è scomparsa: un doppio lutto per lui, troppo doloroso e insopportabile».
E in quell'ultimo messaggio, c'è molto di una storia dei nostri giorni, se così si può dire in poche parole: «Mi dispiace, io non mi faccio sottomettere da nessuno. Sono come i gabbiani». Un sms per ritornare a vivere accanto al mare, dall'amico che lo ospitava. «Almeno fino a un mese fa - assicura la sorella -, quando proprio l'amico è dovuto partire per la Spagna con la moglie». Da qui il buio, o quasi. Alessandro non aveva un lavoro e in queste ultime settimane probabilmente nemmeno un tetto sicuro. Giorni e giorni chiusi in un giallo, con una morte vicino ai binari. E non si sa come e perché: «Non sappiamo come ha vissuto in questo ultimo mese - conferma la sorella -. Certamente, non ha rubato o fatto del male a qualcuno: tutti conoscevano Alessandro e tutti gli volevano bene». Franco Martini, sacerdote e direttore della Caritas provinciale, ha scritto così, in un commento sulla Nazione, dal titolo «Quando la povertà diventa una forma di violenza»: «Triste notizia la morte di Alessandro Diamanti. Un nostro volontario  gli aveva parlato nel pomeriggio e lo aveva trovato tranquillo come sempre. Nel fragore dello Tsunami e delle bombe sulla Libia potrebbe passare inosservata una piccola storia, specialmente se non si troverà una causa violenta. Noi, però, cerchiamo invece di ascoltare la sua voce, per poter ascoltare la nostra, che ogni tanto ci interroga». Una morte avvolta nel mistero, per una vita che poteva andare diversamente. Ma il giro di boa è stato fatale.   «Secondo le prime ipotesi e secondo alcune testimonianze, mio fratello Alessandro aveva trascorso la giornata di domenica davanti alla cattedrale di Spezia - dice la sorella -. Confidava nella fiera di San Giuseppe e nell'affluenza di gente, alla quale avrebbe chiesto un po' d'aiuto, un po' di soldi per mangiare. Ma non si capisce come sia arrivato fino alla Stazione, che peraltro si trova piuttosto lontana dal duomo». Un parmigiano arrivato dalla provincia in città: prima Bedonia, quindi Sala Baganza. Infine, il mare. E di amici ne aveva parecchi: la solitudine non era per lui.
«Alessandro era allegro. Uno con il sorriso. E ha sempre condotto una vita piuttosto tranquilla. Ma le delusioni - ripensa la sorella - lo hanno messo in ginocchio. Tuttavia, non voleva dipendere da nessuno e ha preso la via della libertà. Chissà cosa è successo domenica vicino ai binari? Perché il suo cuore si è fermato? Per ora, posso solo ringraziare tutti gli amici e le persone che gli hanno voluto bene e gli sono stati vicino».

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  • Siano

    23 Marzo @ 23.01

    Di storie così a Parma ce ne sono tante ma vengono messe in naftalina,meglio aiutare clandestini e drogati piuttosto di gente che ha perso il lavoro e la dignità di vivere!Vergognatevi!Dove sono le Autorità?

    Rispondi

  • Damn

    23 Marzo @ 19.48

    Se penso che rischio di finire così anche io mi viene il freddo alla schiena. E se penso che siamo tanti a rischiare di finire così me ne viene ancora di più.

    Rispondi

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