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Vignali: "La Corte dei conti non ha trovato irregolarità. Basta con le polemiche". Ma il Pd contesta: "Sul bilancio solo ombre"

Vignali: "La Corte dei conti non ha trovato irregolarità. Basta con le polemiche". Ma il Pd contesta: "Sul bilancio solo ombre"
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"Con la pronuncia della Corte dei conti abbiamo finalmente voltato pagina rispetto alle polemiche che hanno stressato per mesi il dibattito politico". C'è soddisfazione nelle parole del sindaco Pietro Vignali dopo che l'organismo di controllo contabile si è espresso sul bilancio preventivo 2010. In particolare, il primo cittadino, in un incontro di questo pomeriggio in municipio, ha rilevato che nel pronunciamento della Corte "non ci sono irregolarità o illegittimità, né problemi particolari rispetto all'indebitamento del Comune e delle partecipate, né danno erariale, né elusione del patto di stabilità".
Gli unici due rilievi mossi, ha osservato il primo cittadino, sono relativi all'utilizzo delle plusvalenze per la parte corrente di bilancio e a due delle 18 lettere di patronage. Su entrambi i fronti, ha detto Vignali, il Comune sta provvedendo secondo le indicazioni della Corte. In particolare, il ricorso alle plusvalenze sarà azzerato entro il 2012; mentre per le lettere di patronage, i relativi importi saranno inseriti nel bilancio consuntivo che la giunta approverà proprio questo pomeriggio.

IL PD CONTESTA: "IL GIUDIZIO DELLA CORTE E' NEGATIVO". Il capogruppo del Partito democratico in Consiglio comunale Giorgio Pagliari critica le valutazioni del sindaco riguardo al pronunciamento della Corte dei conti sul bilancio. Ecco il comunicato di Pagliari:

Il comunicato del Comune di Parma minimizza (è quasi un eufemismo: in realtà viene da chiedersi quale documento abbia letto e commentato l’Assessore al Bilancio) il contenuto della delibera 17/2011 della Sezione di Controllo della Corte dei Conti regionale.
In realtà, la delibera, assolutamente censoria (e severamente censoria) per il Comune di Parma, contiene un invito formale ed una segnalazione al Consiglio comunale che sono frutto di censure al bilancio previsionale 2010 di massimo rilievo tanto giuridico-amministrativo, quanto politico. Al riguardo, basta leggere la conclusione della Corte stessa (pag. 14) “il bilancio preventivo 2010 del Comune di Parma, nei profili sopra delineati, non risulta redatto in conformità ai principi di sana gestione finanziaria e di veridicità ed attendibilità delle scritture contabili”. Non meno significative sono le ragioni dell’invito (pag. 15), che comporterà l’obbligatoria deliberazione di misure correttive da parte del Consiglio stesso:
a)      “l’utilizzazione sistematica e ripetuta nei diversi esercizi di rilevanti plusvalenze da alienazione dei beni patrimoniali finalizzata al raggiungimento dell’equilibrio di bilancio di parte corrente” sia come prassi illegale (pag. 5), sia come metodo non utilizzabile continuativamente per il mantenimento dell’equilibrio economico (pag. 7), sia per essere foriera di una “situazione di evidente precarietà finanziaria” (pag. 8). Sul punto la Corte ricorda anche sia la necessità di misure correttive (pag. 8), sia soprattutto di avere più volte richiamato l’attenzione del Comune sul punto in particolare perché “le plusvalenze patrimoniali di cui  trattasi sono state reperite attraverso alienazioni c.d. “infragruppo”, cioè cessioni a titolo oneroso di patrimonio comunale a società partecipate/controllate dall’Ente medesimo” (pag. 8 e 9).
b)      esistono lettere di patronage forte non deliberate dal Consiglio comunale, assunte direttamente dai Sindaci, costituenti obbligazione dell’Ente e come tali da iscrivere nel bilancio preventivo 2010 (lettera a favore di IT City per € 2.640.000 e lettera a favore di ParmaInfrastrutture per € 14.500.000).
Luci ed ombre? Solo ombre!
Il giudizio è, infatti, decisamente ed oggettivamente negativo. E la sua negatività è tanto maggiore quanto si consideri che non solo la Corte contesta la veridicità e la attendibilità del bilancio, ma punta anche il dito su prassi amministrative del tutto inammissibili, in particolare sulla prassi dei “vasi comunicanti” tra Comune e Società partecipate (pagg. 8 e 9) che noi abbiamo più volte denunciato. La Corte, infatti, illustrando quelle che chiama le “alienazioni c.d. infragruppo”, denunzia quelli che noi abbiamo chiamato meccanismi di finanza creativa, che si traducono nell’autofinanziamento generatore di debito ed aggravatore di disequilibrio del bilancio.
La Corte, peraltro, sia pure a livello di pura segnalazione, denuncia altre gravi irregolarità:
-         la concessione di credito a Società interamente partecipate con violazione del patto di stabilità (pagg. 15 e 16), espressamente invitando il Collegio dei Revisori a voler attentamente vigilare;
-         il mancato rispetto dei principi di veridicità ed attendibilità nelle previsioni di entrata con particolare riferimento ai contributi di costruzione e alla iscrizione in bilancio “di residui attivi dei titoli I e III derivanti da crediti vetusti (ante 2005) o di dubbia esigibilità” (pagg. 16 e 17);
-         il rapporto con Organismi partecipati o comunque sottoposti a direzione e coordinamento per i quali osserva che:
(A)  la previsione di aumenti di capitale o del fondo di dotazione per copertura di perdita “può rappresentare un rischio per la stabilità dell’equilibrio di bilancio dell’Ente pubblico”, ricordando che il Comune, prima di deliberare eventualmente tali aumenti, deve “operare con tempestività un attento monitoraggio delle relative cause, al fine di non compromettere in futuro la solidità finanziaria dell’Ente”;
(B)  per le Società patrimoniali totalmente partecipate dal Comune “va richiamata l’attenzione sull’esigenza di una attenta e costante verifica della compatibilità dello strumento societario, e dei rapporti con esso intrattenuti, con il rispetto dei vincoli di finanza pubblica e, specificamente, con quelli posti dal Patto di Stabilità” (pagg. 17 e 18).
Il monito della Corte dei Conti è duro, chiaro e impegnativo.
La pretesa di risolvere tutto con una variazione di bilancio che sistemi la partita delle lettere di patronage e il problema degli oneri o dei residui attivi vetusti, si risolverebbe in una inaccettabile scorciatoia e in una elusione dei problemi nel tentativo di continuare il galleggiamento pur nella consapevolezza di peggiorare la situazione.
La Corte dei Conti, infatti, critica e chiede di rivedere punti centrali della manovra di bilancio e di mettere mano, una volta per tutte e in modo risolutivo, al debito delle Società partecipate e, più complessivamente, del sistema Comune.
Luci nella relazione della Corte dei Conti non se ne vedono. Metaforicamente (ma non troppo!) si può rilevare che le censure della Corte dei Conti sono “fari”, cui riferirsi per ritrovare la strada per una manovra finanziaria seria e responsabile, quale questa Amministrazione (nonostante i nostri reiterati inviti), fino ad ora, non ci ha mai fatto vedere.
Affinché i Cittadini possano prendere visione diretta della decisione della Corte dei Conti, la stessa verrà messa sul sito del Gruppo www.ilmioconsiglio.it.

 

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