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Alberto Guareschi: "Quanta amarezza per mio nipote"

Alberto Guareschi: "Quanta amarezza per mio nipote"
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di Egidio Bandini
Il Magrino, Cino Delpiò, il piccolo Lenin. Quanti bambini ritroviamo nei racconti di Giovannino Guareschi, tutti nati dalla fantasia inesauribile del papà di don Camillo e Peppone. E c’è un altro bambino, strettamente legato a Guareschi, protagonista suo malgrado di una storia vera: una storia che supera, però, anche la più fervida fantasia. Il piccolo in questione è il pronipote di Giovannino, figlio di una delle figlie di Alberto, l’arcinoto Albertino del «Corrierino delle famiglie», che ricostruisce così i fatti: «Il bambino, nel 2005 a seguito della rottura del rapporto tra i genitori era affidato alla madre dall'Autorità Svizzera: viveva infatti, dalla nascita, in Ticino. Nel 2006, durante una visita al padre in Italia, il bimbo era trattenuto con provvedimento ai sensi dell'art. 403 c.c.; interveniva il Tribunale per i Minorenni di Bologna. Il bimbo era affidato ai servizi sociali di Fidenza e collocato presso il padre.» Se ne è occupata anche la stampa nazionale. Michele Brambilla scrive su «La Stampa» del 10 maggio: «Insomma: da cinque anni il bambino è in Italia, con il padre; la mamma Guareschi può vederlo solo una volta ogni due settimane alla presenza di assistenti sociali; il Tribunale dei Minori di Bologna dice che è giusto così. I Guareschi non capiscono il perché. Le accuse di maltrattamenti rivolte alla mamma, infatti, sono state ritenute infondate non solo in Svizzera, ma anche in Italia. Il 21 aprile 2009 il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Parma ha infatti così respinto la denuncia del padre: «Si deve rilevare che non sono emersi elementi di riscontro alle denunce del signor... e pertanto non sia possibile ritenere che effettivamente il bambino sia stato oggetto di maltrattamenti da parte della madre o dei suoi familiari. Per tali motivi codesto giudice ritiene di dover accogliere la domanda di archiviazione avanzata dal pubblico ministero. Il 23 luglio 2009 la Commissione tutoria svizzera si pronuncia un'altra volta, ribadendo che il piccolo è affidato alla mamma. Ma il piccolo è sempre in Italia, con il papà. Così ha deciso «in via definitiva» il Tribunale dei Minori di Bologna. Anche se per ben due volte - il 18 dicembre 2007 e il 9 dicembre 2010 - la Corte d'appello di Bologna «dichiara il difetto di giurisdizione del predetto Tribunale ad adottare il provvedimento definitivo impugnato essendo competente in merito l'Autorità Giudiziaria Svizzera ai sensi dell'articolo 1 della Convenzione dell'Aia del 5-10-1961». Davvero una situazione che sembra continuare ad ingarbugliarsi anche se, sempre su «La Stampa», il professor Carlo Rimini, ordinario di Diritto Privato all’Università di Milano sottolinea: «Non sono più tollerati i colpi di mano. Lo afferma la Convenzione dell’Aja del 1980 sulla sottrazione internazionale dei minori che l’Italia ha ratificato nel 1995. Ciò significa che, se un genitore trasferisce un bambino dallo Stato di residenza abituale ad un altro Stato, senza il consenso del genitore che ha il diritto di decidere sulla sua residenza, i giudici del luogo dove il bambino è stato illegittimamente portato devono ordinare l’immediato ritorno del bambino nel luogo in cui viveva». La vicenda del pronipote di Giovannino dura ormai da cinque anni, anni durante i quali, dice ancora il nonno Alberto: «Per un intero anno la mamma ed il bimbo non hanno potuto incontrarsi, né telefonarsi; ora si vedono un'ora e mezza al mese, sempre sotto stretta sorveglianza». Questioni giudiziarie a parte, lo stesso professor Rimini rimarca che: «Le storie dei bambini sottratti - portati, dopo la separazione dei genitori, dal papà o dalla mamma lontano dal luogo in cui sono cresciuti - sono storie di bambini infelici». Per questo la riflessione di nonno Alberto è davvero amara: «Mi chiedo: se le accuse mosse a mia figlia sono cadute, perché lei ed il suo bimbo sono ancora separati? Perché possono vedersi solo due volte al mese per un’ora e mezza sotto strettissima sorveglianza? E ancora mi chiedo: perché le decisioni della vicina Svizzera sull’affido di mio nipote non sembrano tenute in alcuna considerazione in Italia? Concludo amaramente ricordando come mio padre, anche dopo l’ingiusto trattamento ricevuto dalla giustizia, fosse riuscito a non vergognarsi mai di essere un italiano: io, considerando con amarezza quanto sta succedendo al mio nipotino e a mia figlia, non so se, come lui, riuscirò ad amare ancora il mio Paese e a sentirmi ancora fiero di essere italiano».

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  • Andrea

    04 Giugno @ 09.36

    Ho conosciuto la vicenda e prima di dare un commento a vanvera bisognerebbe conoscere REALMENTE come sono andate le cose. A partire da un padre NN che in realtà esisteva... Evitate i commenti senza sapere. E' una roba assurda!

    Rispondi

  • Marco Delpino

    04 Giugno @ 08.57

    Sono vicino ad Alberto con tutta la solidarietà possibile, e dico "non scoraggiatevi! La Provvidenza è grande e aiuterà le persone perbene come voi!". Con amicizia e affetto.

    Rispondi

  • Edi Morini

    03 Giugno @ 16.30

    Da troppo tempo strajè in Piemonte, quando posso torno volentieri a Parma e sempre faccio tappa dalla famiglia Guareschi, di cui ben conosco le ottime qualità morali. Spero che quanto prima il suono gioioso della Gertrude festeggi il ritorno del bambino tra le braccia della mamma, dei nonni e di un affezionato clan di zii e cuginetti. Forza, Alberto!!

    Rispondi

  • Edi Morini

    02 Giugno @ 12.54

    Esprimo alla famiglia Guareschi, che conosco da sempre, la mia più totale solidarietà. A Giovanna e al bimbo, una montagna di bacioni

    Rispondi

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