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Lettera al direttore - Lo sport è per tutti, insegnarlo...un po' meno

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Egregio direttore,
in questi giorni nella nostra città, ci sono state diverse manifestazioni ed incontri con le autorità e le varie associazioni sportive per festeggiare «lo sport per tutti». Mi compiaccio della sensibilità del messaggio che la Provincia e il Comune di Parma hanno comunicato a tutti noi cittadini, cercando di sensibilizzare a riflettere sull’importanza e i valori che tutte le attività sportive trasmettono, sia agli adulti che ai bambini.
Purtroppo sabato pomeriggio, io e mia figlia abbiamo assistito ad un partita di calcio presso il campo sportivo Interclub di Parma, in via Grenoble, dove due suoi compagni giocavano nelle rispettive  squadre: una era la società Arsenal e l’altra era Inter club. Durante la partita gli allenatori urlavano, stimolavano con varie frasi i loro ragazzi, ma ad un certo punto uno dei due allenatori esclamò ad un ragazzo «Muoviti (nome del ragazzo) non sei mica su una seggiola a rotelle!!!». Lascio ai lettori ed a lei i commenti. A quel punto decisi, io e mia figlia di lasciare il bordo campetto e di attendere l’arrivo dei suoi compagni per festeggiare insieme l’eventuale vittoria. Premesso che sia i compagni di scuola di mia figlia e i loro rispettivi genitori sono persone che rispettano e aiutano le persone diversamente abili sono certa che avranno trovato la frase molto triste e poco didattica. Invece avrei invitato molto volentieri i due allenatori a partecipare ad una vera gara sportiva a livello regionale che si è svolta a Bologna il giorno 14 maggio: era  una gimcana equestre in cui tutti le province dell’Emilia Romagna hanno partecipato con i rispettivi ragazzi.  Parma tramite, la società Ippovalli di Marore,  ha presentato quattro cavalieri di cui la più piccola era una bimba di dieci anni. A quell' incontro i giudici di gara hanno chiesto l’assoluto silenzio, per consentire ai vari sfidanti di concentrarsi e per non disturbare l’esecuzione della prova.  Anche quella era una partita dove si vincevano coppe, medaglie e varie posizioni di qualifica.  Il secondo posto su sessanta partecipanti , è stato assegnato alla bimba di Parma di dieci anni (la sua prima vera grande gara), ma la vera bella soddisfazione è che è mia figlia Veronica. Era una gara per i diversamente abili e mia figlia  è su una …..«seggiola a rotelle». Lo sport è per tutti…. Forse insegnarlo un po’ meno.

 

 

 

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  • Ale

    05 Giugno @ 22.39

    Essere educatori prima di ogni altra cosa quando si crescono i nostri bambini e ragazzi che fanno di noi un punto di riferimento è doveroso e non solo nello sport, noi facciamo parte di una comunità che dovrebbe essere educante. Quando si incita un giocatore si dovrebbe pensare che è prima di tutto un bambino o un ragazzino, che l\'attività che fa la fa per divertirsi, per imparare valori che lo sport è in grado di veicolare, che quando ci si rivolge a loro si dovrebbe far conto di rivolgersi in modo rispettoso a TUTTI i bambini e ragazzi, lo stesso INCORAGGIAMENTO, e non utilizzo a caso questo termine, dovrebbe valere per un bambino che corre veloce, uno un pò più lento ed uno che non può affidarsi alle proprie gambe per correre; ai maschi quanto alle femmine, ai bambini e ragazzi di tutte le provenienze etniche.. non è facile è vero. C\'è chi lo fa perché è la propria vocazione, è un lavoro ma è molto molto di più. C\'è chi lo fa perché ama lo sport che insegna.. ma credo che si debbano amare soprattutto quei bambini bambine, ragazzi e ragazze che faranno il futuro. Chiunque può sbagliare, anche chi educa, è però essenziale volerne prendere consapevolezza e cercare sempre di rimediare e migliorarsi.

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  • catia

    27 Maggio @ 23.33

    Vorrei dire al Signor Stefano che non ho mai parlato di remunerazione economica, apprezzando il fatto che persone impegnate a livello lavorativo e sicuramente anche famigliare, offrano il loro tempo libero ad inssegnare a coltivare una passione che hanno avuto ed avranno sicuramente anche loro che sia il calcio, il nuoto, il baseball..non ha importanza. Ma come lei stesso dice, stava incitando un ragazzo al gioco di squadra...la squadra la fanno anche gli spettatori.

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  • Nocciola

    27 Maggio @ 12.29

    ci sono tanti modi per spronare un giocatore. Ma non vedo perchè per farlo si debba tirare in ballo la disabilità! Un allenatore cui vengono affidanti dei ragazzini deve saper mantenere la calma in ogni momento ed incitare i ragazzi in modo costruttivo, non dando loro degli handicappati (perchè è questo in sostanza che ha fatto!).

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  • stefano

    27 Maggio @ 11.22

    la risposta di Roberto è imbarazzante e vergognosa. A parte che il signor Roberto dovrebbe imparare l'italiano dato che "per cortesia mi marchi quel giocatore l'ha" si scrive senza h., penso che sia sbagliato estremizzare il discorso come fa appunto Roberto. Ci sono tanti modi per esprimersi. Le scuole calcio con gli allenatori (non tutti) e poi anche i genitori (non tutti) finiscono con il diseducare i bambini, incitarli alla violenza, e non fargli comprendre il valore e il senso dello sport. Non è retorica ma è la realtà. Si sentono cose inascoltabili da allenatori e genitori. Uno schifo! Condivio invece la lettera che ha inviato questa mamma alla gazzetta.

    Rispondi

  • lisa

    27 Maggio @ 11.09

    Il senso di indignazione della Sig.ra Katia è comprensibile e condivisibile. Penso sia legato oltre che al senso civico anche alla sensibilità non comune che avrà sviluppato avendo una figlia diversamente abile e alle piccole quotidiane sfide da dover affrontare. Il senso civico credo che sia legato principalmente a un fattore di cultura ed educazione e in minima parte allo stile di vita. Quello attuale tende a sfavorirlo, in pochi sanno limitarsi sia come atteggiamento che come aspettative. Tuttavia, prenderei l'infelice affermazione dell'allenatore come un'esclamazione non volutamente offensiva...alcune volte, a torto, ci si aspetta di più dalle persone "abili" rispetto a quelle "diversamente abili"..

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