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Visto da Parma Nella guerra della movida ci perdono tutti

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Pino Agnetti

Ieri, c’è stato l’annunciato sit-in «pro movida» sotto i portici del Grano. Commento? Viva la libertà (ora e sempre) di manifestazione. Anche se, francamente, i lavoratori del Regio di Parma in stato di agitazione permanente meritano forse un’attenzione un tantinino maggiore. Solo due parole sullo slogan scelto dai «liberi cittadini» che hanno dato vita alla protesta davanti al Comune: «No limiti alla movida». Semplicemente perfetto. Ma solo per dar ragione in pieno ai residenti esasperati schierati sull’altra trincea di questa «guerra» che si trascina vanamente ormai da anni. E che, come unico risultato, ha prodotto una congerie di soluzioni malamente abborracciate. Di correttivi che niente e nessuno ha mai provato seriamente a mettere in atto e, meno ancora, a far rispettare. Per non parlare della famosa bottiglia «casualmente» piovuta una sera sulla movida ducale. Un segnale sciagurato che avrebbe dovuto spingere tutti a fermarsi un secondo e a chiedersi finalmente: «Ma dove stiamo andando a finire?». E invece niente. Tutto come prima. Anzi sempre peggio, in un clima montante di rancore e di frustrazione da ambo i lati della barricata. Fino agli esposti all’autorità giudiziaria, da una parte. E al già citato raduno inscenato da un manipolo (per la verità tutt’altro che oceanico) di «vogliamo lo spritz e non la guerra» nostrani, dall’altra. Unica consolazione in tanto bailamme, sapere che il problema non riguarda solo noi. Nella vicina Milano, ad esempio, la questione potrebbe influire perfino sul duello finale di domenica fra la Moratti e Pisapia. Gli abitanti del quartiere Ticinese, uno dei più importanti della città, hanno infatti messo all’asta diecimila voti (mica noccioline) per il candidato sindaco che si impegnerà a porre fine alla «movida selvaggia». Per la cronaca, i residenti dicono di non volere «spegnere» la città, ma solo il rispetto rigoroso delle regole. E per questo chiedono la chiusura anticipata alle 24 dei bar e il divieto di somministrazione di alcolici dopo le 22 all’esterno dei locali. Più sanzioni salate (fino al ritiro della licenza) per i trasgressori e pattugliamenti costanti delle forze dell’ordine nei punti chiave del quartiere.
Troppo, o troppo poco, per Parma? Fate voi. Intanto, però, anche qui siamo giunti al punto di rottura (in tutti i sensi). Così come è evidente che, al di là dei proclami e dei contro proclami, in questa guerra ci hanno già perso (e di questo passo ci perderanno) tutti. E se, così tanto per dire, anche gli esercenti cominciassero a tenere più pulite e ordinate le strade della movida parmigiana? Se, visto che si parla tanto di posti di lavoro in bilico, qualcuno (o qualcosa) si decidesse a «ripensare» un modello che anche economicamente parlando - due o tre notti di «pienone» e il resto della settimana il deserto o quasi - ormai fa acqua da tutte le parti? E dove sta scritto che il divertimento serale sia un’esclusiva del «popolo dello sballo», o che l’unica alternativa sia una città sotto coprifuoco continuo? Semplice teoria? Può darsi. Ma è esattamente ciò che da Valencia a Madrid, da Monaco di Baviera a Parigi, si sta tentando da tempo (e con successo) di attuare. Solo nella «petite capitale» dobbiamo continuare imperterriti a tirarci la zappa sui piedi?

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