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Il Pd e la lapide per i caduti Rsi: "Condanna senza riserve"

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Comunicato stampa

COMMENTO SULLA LAPIDE SCOPERTA PER I CADUTI DELLA REPUBBLICA SOCIALE DI SALO’

La scelta di scoprire la lapide nel giorno della festa della Repubblica Italiana (cioè, della festa della nuova Italia sorta dalla vittoria sul fascismo e del conseguente ritorno alla democrazia)  è di per sé un segno  oggettivo di sfida e di coloritura politica dell’evento in termini antitetici.
E’ chiaro, infatti,  che si è voluto testimoniare l’adesione ad un’altra Italia, al regime totalitario, che la Repubblica di Salò tentò di perpetrare e all’idea fascista. E, insieme, si è voluta attestare la perdurante avversione ideale ed ideologica per l’Italia democratica della Resistenza e della Costituzione. E il 2 giugno 1946 – non si dimentichi -  è il giorno, nel quale, per la prima volta, con il suffragio universale, si celebrarono le elezioni dell’Assemblea Costituente, cioè, del Parlamento eletto con il compito di scrivere la Costituzione Repubblicana entrata in vigore il 1 gennaio 1948.
Si è trattato di un gesto politico puro e semplice, che va condannato senza riserve e con una determinazione ferma e costante, più che mai nella contingenza storica caratterizzata da un Presidente del Consiglio dei Ministri, che ha celebrato il 25 aprile una sola volta e con fastidio, e che ha operato e opera al limite e, talvolta, in palese dispregio della Costituzione.
Ciò che lascia più sbalorditi è, però,  che ciò sia avvenuto in virtù  di una deliberazione della Giunta Municipale di Parma, medaglia d’oro della resistenza, presieduto da un Sindaco, che ha voluto in ogni modo testimoniare la sua adesione ai valori della Resistenza e dell’antifascismo, giungendo fino a diventare socio dell’ANPI.
Quella targa, infatti, ha un valore monumentale e non ha né la funzione, né il senso della lapide cimiteriale. In ragione di ciò, non doveva essere autorizzata perchè, storicamente, la Repubblica di Salò è una pagina del fascismo, il peggio della storia italiana contemporanea, che va ricordata come tale e solo come tale e che non può essere celebrata alla luce della XIII disposizione transitoria della Costituzione.
Le Persone morte per la Repubblica di Salò o decedute dopo aver aderito a quella avventura devono poter essere ricordate e onorate da Parenti e Amici, come ogni altro Defunto, ma all’esperienza che hanno vissuto non può essere riconosciuto un monumento neanche nella forma della lapide.
Invitiamo il Sindaco e chiarire un termine inequivocabile un’apertura della seduta di martedì 7, questa decisione, che, credendo fino a prova contraria, alla Sua buona fede quanto testimonia di credere nella Residenza e nella Costituzione, non ha giustificazione. E, se la giustificazione dovessero essere esigenze di equilibrio e/o di tenuta della sua maggioranza, sarebbe circostanza davvero incommentabile: la conferma di un sempre più inarrestabile processo politico di “inveramento” di tutta questa maggioranza, e, quindi, anche dei suoi componenti “civici”, nel PDL.
Parma Civica e l’UDC sono d’accordo?
Parma, 03.06.2011
Gruppo PD
 

 


 

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  • carlo torinesi

    06 Giugno @ 21.32

    e' un affronto alla citta' ed allla sua memoria storica di antifascismo. i repubblichini non avuto nessun onore verso l'italia, e nemmeno per il popolo del luogo, in particolare. rimuoverla e' saggio.

    Rispondi

  • Alberto Giannini

    04 Giugno @ 11.51

    Riporto integralmente il comunicato di Parma antifascista di cui faccio parte Nessuna commemorazione dei fascisti Il 2 giugno, ricorrenza della festa della Repubblica nata dalla Resistenza antifascista, al cimitero di Parma è stata scoperta una targa in pietra in memoria dei caduti della Repubblica Sociale Italiana. La R.S.I., con sede a Salò (sul lago di Garda), fu uno Stato fantoccio creato dai Tedeschi, che al 10 settembre 1943 avevano occupato militarmente Nord e Centro Italia, a capo del quale essi misero Mussolini, da loro stessi liberato il 12 settembre ’43. La RSI si distinse particolarmente nella feroce repressione antipartigiana al fianco e per conto dei nazisti. Una parte delle regioni nordorientali, regione tridentino-bellunese e quella friulana e istriana, non furono nemmeno sotto la sua giurisdizione ma col nome di «zona di operazioni delle Prealpi» e di «litorale adriatico» passarono direttamente sotto la sovranità tedesca. Così nelle zone del confine nordorientale e del litorale adriatico i militari italiani combatterono alle dipendenze nemmeno della Repubblica fascista di Salò ma direttamente della Germania nazista. Così fra le stesse vittime delle foibe vi sono stati italiani che hanno combattuto agli ordini direttamente della Germania nazista. La pietà umana non può essere confusa con i fatti, con la storia, con le idee. Le idee non sono certo uguali, sono ben diverse, libertà, democrazia, progresso sociale e uguaglianza sono i valori dell’antifascismo codificati nella Costituzione repubblicana del ‘48. Così pure diversi sono i fatti storici, fatti di cause, il nazifascismo, e di effetti, la resistenza partigiana, ben distinti e non sovrapponibili. La pietà umana sia per tutti i morti. Il ricordo pubblico, la commemorazione, la celebrazione, no. Nessuna onorificenza e nessuna commemorazione per i fascisti, nessuna strada e nessuna lapide. Né in Italia né a Parma città delle Barricate del ’22 e medaglia d’oro della Resistenza. Comitato antifascista e per la memoria storica-Parma 3/6/2011

    Rispondi

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