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Un certificato per gli chef che fanno cucina italiana

Un certificato per gli chef che fanno cucina italiana
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Andrea Del Bue
E' stato presentato ieri pomeriggio, all’auditorium dell’Academia Barilla, il CPIC (Certification of Proficiency in Italian Cuisine). Si tratta del primo certificato di qualità per gli ambasciatori della cucina italiana nel mondo, che Academia Barilla ha voluto istituire per preservare la genuinità, i principi e la cultura della cucina tricolore; sarà rilasciato dopo una prova teorica ed una prova pratica per  valutare le abilità degli chef, italiani e non, residenti all’estero.
A spiegare motivi e principi del nuovo programma di certificazione, è Gianluigi Zenti, direttore di Academia Barilla: «Nel mondo - è la premessa -, ci sono  70 mila  ristoranti italiani, attorno ai quali lavorano oltre  800 mila persone, di cui solo un terzo provenienti dal nostro paese. E’ indubbio, quindi, che non tutti siano in grado di offrire ai consumatori la vera gastronomia nostrana: la cucina italiana, infatti, è sì quella più diffusa al mondo, ma anche la più contraffatta. Per preservarne le peculiarità, è esigenza improrogabile la qualificazione dei singoli professionisti che rispettano l’arte, la cultura, la filosofia dei nostri prodotti, diventandone ambasciatori in tutti i continenti».
Il primo corso è in programma   il 27 e 28 febbraio 2012. L'evento promosso ieri da Academia Barilla è stato visibile in tutto il globo in streaming, via web: «I nostri interlocutori devono essere soprattutto gli chef stranieri - precisa Zenti -, perché la realtà è che, in futuro, la cucina italiana non sarà fatta dagli italiani». I numeri, in effetti, parlano chiaro: esistono più ristoranti italiani all’estero che in tutta Italia. Ma sono pochi quelli che usano il marchio Italia onestamente: «La creazione del CPIC è anche l’occasione per sottolineare - continua il direttore dell’Academia Barilla - come molti prodotti, spacciati per nostrani, non siano realmente tali: su tutti il parmesan cheese, che non è Parmigiano Reggiano».
Della certificazione voluta ed istituita dall’ente cittadino non beneficeranno soltanto i singoli chef o ristoratori, ma l’intero indotto dell’enogastronomia: «A trarne vantaggio - conclude Zenti - sarà prima di tutto il turismo; il CPIC certifica come si mangia realmente in Italia».
La presentazione del nuovo programma di certificazione è stata preceduta da una giornata dedicata alla cucina italiana. Ha aperto i lavori una tavola rotonda con la stampa estera specializzata, dal titolo «Quale futuro per la cucina italiana nel mondo?»; poi  la dimostrazione pratica di due tra i più talentuosi cuochi stranieri, Angela Hartnett (chef patron al ristorante Murano di Londra; nonni originari di Bardi) e Yoshi Yamada (executive chef al ristorante Tempo di Londra).

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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