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Il caso - A 7 anni sempre in panchina: "Non giocherò mai più" - L'assessore allo Sport: "Assurdo fare selezione a quell'età" - Il dibattito fra i lettori

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Vittorio Rotolo

Tre bambini lasciati in panchina, per l’intera partita, durante un torneo riservato agli under 7.

(...) Teatro della vicenda il trofeo dedicato alla memoria del piccolo Tommaso Onofri, celebrato qualche giorno fa a Parma. (...)Tornato a casa, in lacrime, uno di loro è irremovibile: di correre dietro ad un pallone non vuol più saperne. Indignata, la madre scrive subito all’assessore comunale allo Sport, Roberto Ghiretti. Che ovviamente non la prende bene.

(...) «Nessuno può arrogarsi il diritto di fare selezione, almeno tra i giovani al di sotto dei 14 anni: enti e Federazioni dovrebbero prendere una posizione chiara», fa notare l’assessore, prima di lanciare un avvertimento alle società che operano sul territorio. «Chi non darà a tutti la possibilità di esprimersi nello sport, inseguendo la vittoria ad ogni costo, non potrà contare in futuro sulla nostra collaborazione».

L'articolo completo sulla Gazzetta di Parma di lunedì 13 giugno

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  • Marilena

    25 Giugno @ 08.59

    Mi associo in tutto ciò che ha scritto la Signora Stefania, anche io sono uno di quei genitori che "HA SPINTO IL PROPRIO FIGLIO IN SOCIETA' PIU' ORGANIZZATE" L'ho fatto anche io per dar modo a mio figlio di praticare lo sport che a lui piace in modo corretto con la speranza che il prossimo anno sia in grado di assorbire l'educazione ed il rispetto che dovrebbe essereci nei confronti del suddetto sport, la correttezza ed i VALORI fondamentali nel percorso sportivo ed educativo di un bambino . Ricordo inoltre al Signor Ghido ( Che predica bene ma razzola male) Che lui ha commesso un errore ben più grave che lasciare un bambino in panchina, lui ha ESONERATO un bambino di 10 anni dalla società, solo per aver partecipato ad un torneo di una sola giornata non organizzato dalla propria società. Quindi inutile predicare del buonismo commentando un articolo ed esponendo il proprio vittimismo nel raccontare che probabilmente l'anno prossimo la suddetta società non avrà abbastanza bambini da poter iscrivere ad un campionato la soluzione migliore ed il consiglio ben dato dalla Signora Stefania, è quello di fare un bell'esame di coscienza e capire il perchè una società esistente in un piccolo contesto sia partita anni fa con circa 90 bambini e ritrovarsi ad oggi con il problema di non averne a sufficienza da poter formare una squadra, credo che il problema non sia dovuto da genitori convinti di avere "FIGLI FENOMENO" Ma dalla poca correttezza nei loro confronti, visto l'accaduto e non solo! Altre questioni non sono mai venute a galla per convenienza dando poche opportunità ad alcuni bambini di confrontarsi in altre società e sentirsi orgogliosi di essere riusciti a formare atleticamente alcuni soggetti. Io auguro di vero cuore (E lo dico davvero con SINCERITA') Che la società in questione riesca a rinascere dalle proprie ceneri dando come priorità assoluta ai giovani che vogliono emergere la possibilità di poter crescere in tutti sensi (Primo obbiettivo di una scuola calcio).

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  • stefania

    24 Giugno @ 14.04

    Voglio rispondere al Sig Ghido, essendo uno di quei genitori della sua squadra che "ha spinto il figlio verso società piu organizzate". Prima di tutto voglio premettere che non voglio che mio figlio diventi un calciatore, semplicemente perchè per lui voglio molto di più, VOGLIO VALORI E CULTURA, due cose che credo che in questo ambiente manchino. Un'altra cosa che voglio puntualizzare è che mai e poi mai mi sarei sognata di vendere mio figlio a tutta la provincia per cercare per lui la fama. Come già al Sig. Ghido è stato spiegato correttamente dal suo collega allenatore, la scelta di mandare il bambino in un'altra società non è stata dettata dal desiderio di arrivare vincenti alla fine del campionato, ma dal desiderio di dare ad un bambino a cui piace giocare a calcio, la possibilità di una preparazione atletica e tecnica adeguata, cosa che fino ad ora, senza nulla togliere all'impegno e alla dedizione dei 2 allenatori, non c'è stata, e questo non vuol assolutamente dire che mio figlio il prossimo anno giocherà tutte le partite come ha fatto fin ad ora, anzi, ma lui sa già che chi si impegna gioca e per lui al momento non sembra essere un problema e se lo diventerà sarà per lui educativo anche saper affrontare questo piccolo scoglio, visto che nella vita ne dovrà affrontare di ben più grossi. Per tornare invece all'articolo penso che a volte i genitori debbano essere più obbiettivi, di sport e di attività al mondo fortunatamente ce ne sono per tutti i gusti, pertanto portare i nostri figli a scegliere l'attività sportiva più congeniale mi sembra molto più importante per la loro crescita, che mettere in campo bambini non portati e urlargli "CORRI" ( come hai fatto tu Ghido per tutta l'annata), ben sapendo che con tutta la sua buona volontà non riusciva a correre e lo stavi solo rendendo ridicolo e umiliarlo davanti a tutti. Per finire spero che la scuola calcio in questione non abbia a scomparire quest'anno, ma se ciò dovesse avvenire vi chiedo solo una cosa, invece di puntare il dito sui genitori, FATEVI UN BELL'ESAMINO DI COSCIENZA!!!! ...... Dimenticavo Caro Ghido, hai avuto 8 mesi per discutere serenamente di queste cose con chi sai bene, come mai saltano fuori solo ora??????

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  • car

    23 Giugno @ 21.31

    Nient altro che allenatori frustati dalla loro vita e cercano una rivalsa...una immensa vergogna

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  • Fidel51

    23 Giugno @ 11.57

    Anch'io ho provato, ai tempi, l'amarezza di vedere il proprio figlio, era allora in terza elementare, in panchina per due partite di seguito in un minicampionato riservato ai pari età. Ho cercato di consolarlo prima e poi è bastato parlare con l'allenatore segnalandogli la cosa. Per il resto del campionato, poi sia lui che altri ragazzi nella sua situazione, anche se per brevi spezzoni di partita giocavano. Non so mai giudicare se sia meglio suonare un cembalino o dar colpi di grancassa: il problema c'è e probabilmente non sarà eliminato da questa levata di scudi.

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  • Annamaria

    20 Giugno @ 07.36

    Amare e adorare un figlio significa anche metterlo in condizioni di sentirsi alla pari dei compagni, in altre parole non farlo sentire inferiore, non solamente in campo, ma ovunque si trovi. Da come ho letto non così è stato perché se tutti i bimbi della squadra, come dice Smigol, hanno sempre giocato in tutte le partite disputate (e fin qui tutta la mia stima all’allenatore) come mai in quelle relative alle finali giocano solo alcuni, o meglio alcuni molto più degli altri? E’ in siffatte circostanze che il bimbo “escluso” può sentirsi inferiore chiedendosi: - “Perché sempre loro e io no?”- Amare o adorare restano lettera morta nel momento in cui entrano in gioco tali differenze che potenzialmente conducono alla selezione e alla competizione fra bimbi di 6,7, 8 anni!!! Che cosa vale una coppa in più se fra i bimbi ci sono dei malcontenti??? Che cosa vale una coppa in più di fronte alla salute del proprio figlio che viene fatto giocare con la febbre a 38° imbottito di tachipirina?? Ebbene sì, per vincere ci sono genitori che mandano il proprio figlio ammalato, probabilmente perché convinti del contributo vittorioso che potrebbe apportare alla competizione. Che pochezza d’animo!!! Che amarezza!!! Il buon senso, il rispetto e l’uguaglianza devono essere ONNIPRESENTI in ciascuna competizione, dalla 1^ di campionato alla finale ed ogni bimbo deve essere messo in condizioni di esprimere se stesso, alla pari dei suoi compagni. Brava mamma, hai tutta la mia approvazione!!!!!!

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