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Antonella Conserva: innocente condannata o mente del tragico sequestro di Tommy? - Da oggi l'appello-bis

Antonella Conserva: innocente condannata o mente del tragico sequestro di Tommy? - Da oggi l'appello-bis
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Mercoledì 15 inizia il processo di appello bis contro Antonella Conserva: un bis deciso dalla Corte di Cassazione, che nel dicembre scorso ha disposto per la Conserva l'annullamento con rinvio della sentenza d'appello che, confermando il primo grado, l'aveva condannata a 30 anni per il sequestro sfociato nella morte del piccolo Tommy.

I giudici, sulla base dei rilievi mossi dalla Cassazione, dovranno dunque valutare se la donna  è colpevole (e quindi era complice dei sequestratori Alessi e Raimondi) o se invece non era a conoscenza del sequestro e dell'omicidio del bimbo, e se dovrà pertanto essere rimessa in libertà.

Alla vigilia della nuova pronuncia dei giudici, abbiamo provato a ricostruire il ruolo della donna, così come si è fin qui delineato, in questa tragica vicenda: una ferita che ancora sanguina nel cuore di Parma e poer la quale la famiglia del piccolo Tommy attende, dopo cinque anni,  la definitiva giustizia  (g.b.)

   1 - LA DONNA DELL'INCAPPUCCIATO 

E' il primo giorno di primavera del 2006 quando Antonella Conserva, pur senza comparire in immagine, entra nelle angosciose cronache della Gazzetta sul rapimento del piccolo Tommaso Onofri, il bimbo di 18 mesi rapito 19 giorni prima nel suo seggiolone di Casalbaroncolo, e del quale tutta Italia segue con trepidazione ed angoscia le sorti.

A quel punto, gli inquirenti hanno già messo nel mirino da alcuni giorni il suo uomo: il manovale Mario Alessi, dapprima fotografato come "incappucciato" e descritto come supertestimone, ma in realtà sempre più sospettato di essere quanto meno un basista, dopo avere a lungo lavorato alla ristrutturazione dell'abitazione degli Onofri a Casalbaroncolo. E a portare ulteriori sospetti su Alessi è una precedente condanna per stupro all'epoca in cui risiedeva in Sicilia.

La prima intervista nella casa di Coenzo - La Gazzetta, con Marco Federici, ha già intervistato una prima volta "l'incappucciato", che comunque ancora non risulta indagato E quando il cronista torna a Coenzo, questa volta a parlare c'è anche la moglie (in realtà i due risulterano poi conviventi). Che inizia, come riferisce la Gazzetta, ad "alzare la voce" per dire che "Mio marito è estraneo a tutti e due gli episodi: sia il rapimento di Tommaso che l'accusa della Sicilia".

E quando il 28 marzo i due compaiono insieme davanti a fotografi e telecamere (la prima foto pubblicata dalla Gazzetta è un fotogramma del servizio trasmesso dal Tg1), la difesa di Alessi da parte della donna è assoluta.  Antonella è l'alibi di Alessi sia per lo stupro siciliano ("La sera dello stupro l'abbiamo passata insieme") sia per il sequestro di Tommy ("Eravamo in quel bar"). Il bar è l'unico di Casaltone: il bar Sagittario. Ma la barista ha già dichiarato alla Gazzetta, e soprattutto agli inquirenti,  di essere certa che quella sera per oltre un'ora nel suo locale non entrò nessuno, finchè non si presentò una pattuglia di carabinieri, che cercava indicazioni per strada Casalbaroncolo 27, la casa dalla quale era appena partito l'allarme-rapimento

  2 - DALLE ACCUSE ALLA "SVAMPITA" ALL'ARRESTO

E' in questa fase che Antonella Conserva sembra assumere un pubblico ruolo da protagonista, rispetto al più impacciato e a volte quasi "impaurito" Alessi. Mentre il manovale, di fronte alle telecamere Rai e con la donna presente, mette in scena una orribile recita ("Per me i bambini sono angeli scesi dal cielo", "Ho un figlio anch'io e non farei mai una cosa del genere", "Mi auguro che il piccolo Tommaso torni a casa al più presto perchè ha bisogno di tanto affetto"...), la Conserva sceglie invece un attacco frontale e insinuante ad Elena Costi, la barista che - smentendo l'alibi - ha ulteriormente e pesantemente aggravato la posizione di Alessi. "Quella donna - dice la Conserva, che ha invece suffragato il racconto del manovale - è un po' svampita, si confonde. Dovrebbe pensarci bene prima di mettere nei guai le persone". Ma Elena non arretra di un millimetro e conferma la sua versione: la coppia non era nel suo bar nell'orario del rapimento. Un episodio che verrà poi ulteriormente sviscerato in tribunale.

Sempre al fianco di Alessi - Da quel momento, la Conserva è quasi costantemente al fianco di Alessi, nelle visite all'avvocato Ferraboschi o nelle convocazioni da polizia e carabinieri: la foto che vediamo sopra ritrae i due salire in auto dopo un interrogatorio dai carabinieri in via delle Fonderie. Ma le dichiarazioni della coppia sono sempre meno convincenti per gli inquirenti. E nel frattempo, l'impronta rilevata dai Ris sullo scotch utilizzato per il sequestro, ha portato all'individuazione dell'altro sequestratore: Salvatore Raimondi, sulle cui tracce si accenderà l'ultima illusoria speranza di poter liberare il bambino. Ma il blitz notturno dei Ros a Sacca di Colorno sarà solo il prologo del tragico atto finale, e della "retata" che convolgerà anche la Conserva.

   3 - IL SABATO MALEDETTO: LA CONFESSIONE, GLI ARRESTI, LE "SCUSE" DI ALESSI ALLA CONSERVA

Quando all'alba di sabato 1° aprile gli inquirenti si rendono conto che l'irruzione nella casa della Bassa in cui viveva Raimondi non  ha portato  (come si sperava) alla prigione di Tommy, scatta la retata di tutti i personaggi in qualche modo coinvolti nelle indagini. E a Coenzo, alle prime ore del mattino,  vengono prelevati anche Alessi e la Conserva, che finiscono in questura (mentre Raimondi è nella caserma dei carabinieri).

Le scuse di Alessi - La donna mantiene il suo atteggiamento e non dà segni di cedimento, mentre Raimondi (inchiodato dall'impronta rilevata dai Ris) alla fine confessa: Tommy è morto, e l'ha ucciso Alessi la sera stessa del sequestro. I due protagonisti di questa orribile vicenda iniziano da subito a rimpallarsi a vicenda la responsabilità della morte di Tommy. E al momemto di congedarsi dalla Conserva, prima di essere avviato al carcere, Alessi dice alla donna: "Perdonami, non ti ho detto la verità". Parole vere o una ennesima recita...?

  4 - DALLA RICOSTRUZIONE DELLA VICENDA AL PRIMO PROCESSO

Neppure il carcere fa mutare atteggiamento alla Conserva: "Sono innocente. Non sapevo nulla fino a quel sabato sera". Ma la versione di Salvatore Raimondi, oltre a scaricare su Alessi la responsabilità dell'omicidio, sta iniziando a complicare anche la sua posizione. A minare la sua credibilità, inoltre, è nel frattempo arrivato il definitivo verdetto della Cassazione sullo stupro in Sicilia: Alessi, al quale la Conserva aveva offerto l'alibi, è colpevole di quella violenza sessuale.

In ottobre, alla chiusura delle indagini, la Conserva è fra i quattro accusati del rapimento. Ma per lei, come per Barbera, il destino processuale appare incerto. E solo in aula si potrà capire se, a suffragare l'ipotesi accusatoria, ci sono prove sufficienti.

  5 - IN AULA

All'avvio del procedimento giudizario (5 marzo 2007: un anno dopo il sequestro), la posizione di Antonella Conserva è ancora molto vaga. Si sa che le dichiarazioni di Salvatore Raimondi l'hanno indicata come la persona che doveva fare da carceriera a Tommy, ma certamente la ricostruzione del suo ruolo è più sfumata: e solo le risultanze del processo (che lei ha scelto "per dimostrare la sua estraneità ai fatti") potranno portare a un vero giudizio di colpevolezza o innocenza.

E in aula vengono ripercorsi e approfonditi gli elementi su cui gli inquirenti basano le loro accuse:

L'incontro Conserva- Raimondi  sotto il diluvio - Un anomalo incontro (alle 22,30 del 7 marzo in città, in via Sidoli mentre diluvia) tra la stessa Conserva ed un uomo che, si appurerà in seguito, è l'altro sequestratore, Salvatore Raimondi. Al telefono (già intercettato), Alessi parla di documenti legati a lavori da eseguire su alcuni balconi. Ma le modalità e la fretta di questo incontro (a pochi giorni dal sequestro di Tommy) fanno pensare gli inquirenti che il motivo sia invece legato al sequestro, e che la Conserva ne sia al corrente, anche perchè lei sa - quanto meno - che la sera del 2 marzo Alessi era uscito dalla casa di Coenzo proprio insieme a Raimondi.

L'alibi di Alessi -  Come abbiamo già visto, la prima difesa di Alessi si basa anche su un alibi (la presenza al bar di Casaltone) che ben presto viene sbugiardato. Ma la cosa singolare, che emerge in seguito, è che Alessi e la Conserva, insieme al figlio, in quel bar c'erano effettivamente stati il 1° marzo (ovvero il giorno prima del sequestro).  E la Conserva aveva platealmente "contestato" alla barista l'inesattezza dell'orario battuto dallo scontrino: quasi volesse essere certa che la barista aveva notato quella loro presenza, che poi il racconto di Alessi e della stessa Conserva (ricordate la frase sulla "svampita"?) avrebbe ssercato di collocare nella sera del 2 marzo e nell'orario del rapimento. Ma per loro "sfortuna", come la barista ricorderà nitidamente, il 2 marzo per oltre un'ora quel bar resta vuoto, fino all'arrivo dei primi carabinieri inviati sul luogo del sequestro, e la barista può quindi collocare con puntigliosa precisione i due diversi episodi.

Le dichiarazioni di Raimondi e la telefonata delle 20,17 - Quando per primo confessa che Tommy è morto, fin da subito Raimondi scarica le responsabilità dell'omicidio su Mario Alessi. Ma la sua ricostruzione chiama pesantemente in ballo anche la Conserva, e fra i tasselli c'è anche la telefonata delle 20,17 - della durata di 9 secondi - che Raimondi descrive come l'avviso alla donna del loro arrivo in strada del Traglione. La Conserva negherà a lungo quella telefonata, ammettendola solo nelle ultime battute del processo di primo grado ("E' squillato il telefono mentre ero in auto, ma quando ho risposto non ho sentitto nessuno").  A quella telefonata, si legherà poi un ulteriore e pesantissimo elemento di accusa (anche se proprio uno di quelli su cui l'appello bis dovrà tornare in modo più approfondito): il telefono ricevente, infatti, si sarebbe trovato non lontano da strada del Traglione, secondo perizie che però la difesa della donna contesta. Pareri discordi anche su una precedente telefonata (alle 19,34, da parte di una negoziante), che la Conserva dice di avere ricevuto a casa, mentre secondo i periti potrebbe collocare la donna già più vicina al luogo del sequestro.

Il riferimento allo scotch -  Nel pomeriggio del 3 marzo (quindi all'indomani del sequestro), la Conserva e Alessi si recano ad una esposizione di macchine da cucire. La donna che le vende riferisce di una Conserva tesa e preoccupata, che addirittura finisce per piangere davanti a lei, e le raconta della preoccupazione che il marito (che ha lavorato nella casa degli Onofri) possa essere sospettato del sequestro, magari "per avere toccato dello scotch". Un riferimento singolarissimo, se si pensa che in quel momento nessuno sa che proprio un'impronta sullo scotch tradirà Raimondi e il suo complice.

Il pranzo con Raimondi nella zona della "prigione" - Il racconto di Raimondi, che ovviamente ha tutto l'interesse a scaricare le colpe su Alessi e la moglie, non è nemmeno sempre coerente. La storia della prigione in collina, ad esempio, inizialmente sembra quasi un corpo estraneo. Ma la circostanza di un pranzo insieme dei tre nella zona (anche se la Conserva la lega a un compleanno del figlio) la rende un po' meno astratta.

La testimonianza di Pino Rinaldi - Il giornalista di "Chi l'ha visto ?" racconta, e lo ripete in aula, che al termine di una intervista, e a microfoni spenti, la madre della Conserva gli avrebbe rivelato che la figlia sapeva del sequestro fin dall'iinizio.

Le complicità precedenti - Se da un certo punto in avanti, dopo averlo strenuamente difeso nelle settimane delle indagini sul sequestro, la Conserva scarica Alessi e lo acccusa di averla rovinata, le vicende precedenti dicono che i due hanno spesso agito d'accordo. Dalle dichiarazioni sulla vicenda dello stupro ("era con me") alla boccaccesca tresca ordita ai danni di un imprenditore, al tentativo di aprire un conto a San Marino, i due sembrano essersi sempre mossi di concerto.

  6 - LE DUE CONDANNE E LA CASSAZIONE

Nel processo di primo grado (28 maggio 2008) e nella sentenza di appello (4 novembre 2009) Antonella Conserva viene riconosciuta colpevole, e condannata a 30 anni. Ma la Cassazione ( 13 dicembre 2010) annulla con rinvio la sentenza di appello, e dispone un processo-bis. In particolare, le obiezioni della Cassazione sono due: non sono state approfondite a dovere nè le accuse alla Conserva da parte di Raimondi (e in parte di Alessi), nè tutti gli aspetti relativi alla telefonata delle 20,17. Ed è naturalmente su questo che si baseranno le speranze della difesa di Antonella Conserva di strappare nell'appello-bis una assoluzione.

Una sentenza, quella della Suprema Corte, che attacca in modo pesante l'impianto accusatorio. Secondo i giudici, infatti, nella sentenza d'appello ci sono «lacune argomentative» che «cadono su elementi fondanti dell'intera decisione e segnatamente su punti imprescindibili per la formazione di una motivazione completa e dotata della necessaria struttura logica». In particolare, per quanto riguarda le accuse nei confronti della donna lanciate da Salvatore Raimondi, condannato in via definitiva a 20 anni, e da Alessi, non è stato chiarito se ci fosse da parte dei due un «interesse calunniatorio».

Domani, dunque, a 5 anni dalla tragica notte di Casalbaroncolo i giudici si ritroveranno davanti la donna pe sciogliere quel pesantissimo dubbio: condannata ingiustamente o diabolica mente del sequestro ...?

PER SAPERNE DI PIU'

Processo Tommy: gli articoli più recenti

LA STORIA - Tommy: Parma non dimentica

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  • Viviana

    17 Giugno @ 16.54

    Rimarco,e risottolineo che una Donna è prima di tutto una madre.Questa non è ne una donna e nemmeno un essere umano...

    Rispondi

  • franco

    15 Giugno @ 17.45

    " DA COSERVArsi , solo AL FRESCO " . !!!!!!!!!! FALCO.

    Rispondi

  • Viviana

    15 Giugno @ 10.07

    Una Donna,dovrei scrivere con il carattere minuscolo,una Madre,come prima: VERGOGNA!!!

    Rispondi

  • NONNO VIGILE

    14 Giugno @ 21.41

    se ritenua colpevole, a processo di terzo grado, mettimola in galera e buttiamo via la chiave

    Rispondi

  • maria

    14 Giugno @ 16.37

    CREDO....SIA STATA LA MENTE COMUNQUE NON INNOCENTE.

    Rispondi

    • MANRICO

      14 Giugno @ 17.08

      .....SONO DACCORDO CON "UNA MAMMA"...

      Rispondi

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