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Assemblea Upi, Montezemolo: "Non possiamo assistere inerti allo sfacelo della nostra Italia"

Assemblea Upi, Montezemolo: "Non possiamo assistere inerti allo sfacelo della nostra Italia"
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"Il Paese cresce troppo poco. Il peggio della crisi è superato, ma siamo ancora in una fase di crescita lenta e di recupero basso di occupazione". Così il presidente dell'Unione Parmense degli Industriali Giovanni Borri ha aperto l'Assemblea dell'Upi  a Palazzo Soragna. "Senza un radicale mutamento del proprio modo di fare le cose, il nostro Paese, in tutte le declinazioni sociali, politiche ed economiche, rischia di perdere il treno del progresso e dello sviluppo (...) La collaborazione tra le imprese appare sempre più come elemento necessario per affrontare i mercati esteri, l’innovazione e la ricerca e, in questa logica, le Reti di impresa possono essere lo strumento principe per agganciare una ripresa che, occorre purtroppo evidenziarlo, arriva solo da fuori confine", ha aggiunto.

GIOVANI E UNIVERSITA' - Borri si è poi soffermato poi sulla condizione dei giovani, sulla loro "esclusione dal mondo produttivo" che "oltre che creare un pesante disagio umano e sociale mette addirittura a rischio la tenuta del nostro sistema politico ed economico". "L'Italia - ha detto - rischia di rottamare un'intera generazione" ed è per questo che occorre "lavorare tutti per avere finalmente una scuola ed un'università che trasmettano, oltre a valori di base che si danno per scontati ma tali rischiano di non essere più, anche la cultura dell'innovazione, il gusto di intraprendere e la "logica del merito".
A livello locale, Borri ha sottolineato l'esigenza che l'ateneo "si apra ad un rapporto reale, trasparente e costante con il sistema delle imprese e, in generale, con le diverse componenti della società. Auspichiamo quindi con convinzione che l'Università di Parma, nel darsi un nuovo statuto, sappia e voglia trovare forme di reale condivisione delle proprie scelte con le istituzioni in vario modo rappresentative del teritorio, così da evitare rischi di chiusura corporativa autoreferenziale che penalizzerebbero la capacità e possibilità di crescita del nostro ateneo".

"IL COMUNE IMPOSTI UNA POLITICA DI RIENTRO DALL'INDEBITAMENTO" - "Dobbiamo dare merito alla Provincia di Parma di avere compiuto in questi anni scelte di corretta programmazione e gestione dei propri compiti matenendo un sostanziale equilibrio di bilancio - ha continuato Borri - Al Comune di Parma gli imprenditori chiedono di impostare una politica di rientro dall'eccessivo indebitamento accumulato in questi anni e di rinunciare a tutte quelle iniziative che costituiscono un inutile e spesso controproducente assunzione di ruoli imprenditoriali che non rientrano e non corrispondono alle reali funzioni dell'amministrazione comunale".

MONTEZEMOLO: "ABBIAMO BISOGNO DI RIAPPROPRIARCI DI GRANDI SFIDE" - Anche il presidente della Ferrari ha parlato di un "Paese bloccato", "e un Paese bloccato è un Paese che va indietro"
"Abbiamo bisogno di riappropriarci di grandi sfide, di una visione di lungo periodo - ha detto il presidente della Ferrari spa Luca Cordero di Montezemolo nel suo intervento di chiusura -. Il bene dell'Italia non è né di destra né di sinistra, ma solo di buonsenso. L'Italia non può permettersi più una nuova stagione fatta di proteste o un altro periodo di guerra civile fra vecchi e nuovi populismi di destra o di sinistra. C'è bisogno di soluzioni coraggiose, razionali e che l'elettorato riformista liberale moderno ritrovi un progetto in cui riconosersi. E allora facciamo sistema, mettiamo in circolo le persone con la maggiore competenza in funzione di un grande progetto".
Montezemolo, che ha elogiato Parma, "sana provincia italiana con finestre aperte sul mondo" capace di cogliere le opportunità oltreconfine, ha poi analizzato la voglia di "grande cambiamento" espressa dagli italiani anche con il voto referendario. "In questi giorni ho sentito una grande voglia di partecipazione e insieme di un grande cambiamento. La partecipazione al voto deve essere salutata come un fatto positivo, anche se c'è il rischio concreto che da un fatto positivo si ricada nella protesta fine a se stessa, perché non è con i no che si manda avanti il Paese". E ancora: "Abbiamo bisogno di leader coraggiosi, fare i capipopolo non risolve i problemi". "Non possiamo assistere inerti allo sfacelo della nostra Italia, dobbiamo ripartire dai capisaldi crescita, mercato, solidarietà, elementi vivi e vitali nel Paese reale, eredità preziosa che va raccolta e rinnovata guardando le sfide del mondo nuovo".

«Il miraggio di una politica normale con una destra e una sinistra moderne ed europee sta diventando l’incubo di un sistema politico e istituzionale che non trova corrispondenti in nessun Paese avanzato». A suo giudizio, «stiamo imboccando una strada pericolosa. Quando sento parlare, in un Paese soffocato dalla burocrazia e dai costi della politica, di ministeri spostati al nord, con tutte le conseguenze in termine di maggiori spese e inefficienza, da parte di forze politiche nate per combattere i poltronifici, allora vuol dire che questa politica sta perdendo veramente la bussola. Si vorrebbero duplicare i ministeri – ha proseguito Montezemolo – mantenere le Province e poi fare le riforme fiscali in deficit? Vi sembrano queste proposte serie?». Per questo, ha argomentato il numero uno del Cavallino Rampante, «si comprende lo spaesamento di una larga parte di cittadini moderati che speravano e credevano nelle promesse di rivoluzioni liberale e che oggi, invece, debbono assistere a tutt'altro spettacolo di riforme fiscali in deficit e tutte le altre amenità – ha concluso – che quotidianamente ci capita di sentire».

L'ex presidente di Confindustria è intervenuto anche sulla riforma fiscale: «Una riforma fiscale in deficit semplicemente non è proponibile. Precipitare un Paese nella instabilità finanziaria per rimediare, in termini di consenso, ai risultati deludenti di questa legislatura, sarebbe folle e non raggiungerebbe i risultati sperati. Gli elettori – ha proseguito – quelli di centrodestra in testa, hanno dimostrato di non avere l’anello al naso». Pertanto, ha ammonito il numero uno del Cavallino Rampante, «attenzione, la stabilità dei conti è il nostro vaso di Pandora. L’unico argine – ha chiosato – che, grazie anche al vincolo esterno dell’Europa, ha tenuto in questi ultimi 20 anni». Parlando davanti alla platea degli industriali parmensi, in materia di fisco l’ex presidente di Confindustria ha offerto per la discussione sulla materia anche alcuni «avvisi ai naviganti» che definisce «più che mai necessari».
Nel dettaglio, dopo avere sottolineato l’aumento della pressione fiscale «dal 41% circa della legislatura iniziata nel 1994 al 43,5% circa di questi ultimi anni», e aver citato gli interventi del 1997 e del 1998, secondo Montezemolo «per gli italiani si scrive riforma fiscale ma si legge aumento delle tasse».
Pertanto, a suo giudizio, «il fisco dovrebbe essere il regno della stabilità, della semplicità e della trasparenza». Ma, soprattutto, «la strada maestra per una riforma fiscale che abbassi significativamente la pressione fiscale è quella che passa per una riduzione della spesa pubblica e dal recupero dell’evasione».  L'INTERVENTO COMPLETO


Sulla Gazzetta di Parma in edicola giovedì 16 giugno tre pagine dedicate all'evento e l'intervista del direttore Giuliano Molossi al presidente della Ferrari Luca Cordero di Montezemolo

 

 

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  • stefano

    16 Giugno @ 18.53

    Volevo dirti Luca, che condivido in parte l\\\'analisi che fai degl stage e dei cocopro ecc... ma non è colpa delle imprese, purtroppo è colpa dei sindacati, che l\\\'hanno permesso, e che non vogliono creare un mercato del lavoro libero. Sono poche le aziende che possono permettersi di assumere giovani, per spendere per formarli e per pagarli oltre quello che rendono almeno per i primi anni, è vero c\\\'è chi ne abusa, ma non facciamo di tutta l\\\'erba un fascio... e poi le aziende come possono assumere senza poter licenziare? Mica possono sempre aumentare all\\\'infinito.. allora diamo la possibilità alle aziende di dare ricambio e sostituire il personale ( e ce n\\\'è) che non merita, che non si impegna e che abusa del posto fisso. Allora sono certo che le aziende si rinnoverebbero molto volentieri per scommettere su giovani preparati e desiderosi di emergere.

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  • torrilese

    16 Giugno @ 16.16

    Se l'Upi molla così pubblicamente Vignali, secondo me è un bel problema per il sindaco (soprattutto in vista delle comunali 2012)...

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  • mauro

    16 Giugno @ 15.02

    "la colpa e' di tutti tranne che nostra" cosi' parlo Montezemolo; tutti brutti e cattivi tranne che noi" ma la gazzetta pubblchera' 4 pagine di servizi al prossimo congresso provinciale di un sindacato?

    Rispondi

  • Marco

    16 Giugno @ 14.52

    Ho risposto no al vostro sondaggio (che così come è impostato mi pare infantile); in realtà non escludo niente, perché col bipolarismo per quanto non ti piaccia un candidato la probabilità che l'alternativa sia peggio ancora non è trascurabile. Ma cosa ha da offrire siffatto personaggio in più? Una scelta tra Tremonti, Bersani e Casini, pur nella assoluta mancanza di simpatia, di fascino e anche di gossip è esattamente quello che serve dopo anni di "Ghe pensi mi (a mi)". E poi Montezemolo è l'uomo di punta di quella casta che nel 94 e ancor più nel 2001 tributava ovazioni al grande imbonitore, sentito come "uno di noi"; bella roba. Il presidente di confindustria del 2001, D'Amato, considerato uno degli imprenditori più filoberlusconi, alle recenti elezioni a Napoli ha appoggiato apertamente De Magistris. Fatto per il quale merita il rispetto che va a chi capisce di avere sbagliato e cambia posizione, ma nello stesso tempo fa dire: uno di loro a capo anche del paese? No, grazie.

    Rispondi

  • sabcarrera

    16 Giugno @ 14.14

    Merkel, Zapatero e Sarkozy non sono persone di alto profilo

    Rispondi

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