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Giro d'appalti: quelle telefonate dei due funzionari

Giro d'appalti: quelle telefonate dei due funzionari
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Georgia Azzali
Undici arrestati. Per una maxi operazione che ha colpito al cuore il sistema di mazzette che girava attorno agli appalti per la manutenzione del verde.  Ma c'era qualcun altro che sapeva?  O che aveva percepito qualcosa di anomalo in quella girandola di  contratti di cui poi beneficiavano solo alcuni noti? Leggendo l'ordinanza di custodia cautelare, firmata dal gip Maria Cristina Sarli,  parrebbe proprio di sì. Ed è questo uno degli aspetti approfonditi dagli investigatori durante il secondo atto dell'inchiesta «Green money».  Nessuno, per ora, a parte gli undici finiti in carcere, risulta comunque indagato.
Chi sapeva degli affari di Sws
 Ma dalle carte pare chiaro,  ad esempio,   che altri sapessero  che  la Student work service (Sws), ufficialmente guidata da Gian Vittorio Andreaus e Tommaso Mori, fosse di fatto amministrata da Emanuele Moruzzi, ex responsabile del settore Mobilità e ambiente e poi diventato dirigente dell'area Sostenibilità e benessere. Tutti e tre in carcere con le accuse di corruzione e peculato. Tuttavia, citando  le dichiarazioni di una persona informata sui fatti sentita durante l'inchiesta, il gip fa riferimento all'incontro avvenuto tra questa  testimone e Moruzzi nel luglio 2010.  «... il Moruzzi  in quella circostanza  aveva spiegato - sottolinea il gip - che la cooperativa Sws  veniva utilizzata come fondo cassa. Precisava infine  la ... (testimone, ndr)  che da quello che lei aveva compreso la Sws era  una cooperativa  di comodo nella disponibilità  di Moruzzi Emanuele e di ...». La donna fa il nome  di una funzionaria comunale.   La stessa che, durante quell'incontro, avrebbe detto alla testimone, si legge nell'ordinanza,  che «la Sws  veniva finanziata costantemente  con fondi provenienti  dal Comune di Parma».  Qualche mese dopo, nel settembre 2010, la donna,  incontrando Moruzzi e la funzionaria comunale, suggerisce loro «di utilizzare i fondi Sws per pagare il personale  del canile municipale, in considerazione di quanto    le avevano detto in precedenza, ma ... (la funzionaria  comunale, ndr) aveva reagito mostrandosi  “allarmata”, negando tutto, mentre Moruzzi  si era mostrato visibilmente “costernato”».
Canile, proteste  e minacce
E' la stessa funzionaria che, secondo un'altra persona sentita durante l'inchiesta, sarebbe stata a conoscenza  del fatto che  soldi per la toelettatura degli animali del canile finivano nelle casse della ditta  «Ringhio», intestata a Sabrina Ravanetti,  la moglie di Moruzzi.  Quasi 23mila euro, tra il 2008 e il 2010, secondo la procura, per servizi per altro mai eseguiti o fatti solo in parte.  La testimone, riferendosi al settembre 2008, sottolinea che la pulizia «veniva svolta  al massimo per due giorni a settimana  per uno o due cani,  e la... (funzionaria comunale, ndr)  aveva riferito che la Ravanetti svolgeva l'attività  a titolo di volontariato,  e di far circolare  la voce che le sue prestazioni erano quale  volontaria».  Una situazione  quanto meno anomala,  che aveva creato grande malumore  tra gli operatori del canile, ma - scrive il gip  facendo riferimento alle dichiarazioni della testimone - «la... (funzionaria comunale, ndr)  si sottraeva alle richieste  di spiegazioni in merito, minacciando dei licenziamenti».
 Dichiarazioni, ma anche telefonate agli atti. E' la stessa funzionaria comunale citata dai precedenti testimoni che il 28 maggio 2010, dopo aver ricevuto un sms dall'imprenditore Norberto Mangiarotti, anche lui in  carcere da venerdì, lo chiama per confermargli il rinnovo  dell'appalto per la manutenzione delle fontane: un contratto da  50mila euro.
Chi si interessa dei guai di Forni
Ma se la funzionaria  chiama uno degli imprenditori poi finiti in carcere, c'è anche chi, su sollecitazione dell'ex comandante dei vigili, Giovanni Maria Jacobazzi, cerca di risolvere i problemi di Alessandro Forni, titolare di «Verdissimo»,  un altro degli imprenditori finiti in carcere. Nell'aprile 2010 il  capo della polizia municipale si mobilita affinché Forni riceva i soldi per i lavori dell'area di sgambamento dei cani nella sede di via Del Taglio   e perché  ottenga  nuovi appalti da Enìa. Jacobazzi si rivolge a un funzionario comunale a tempo determinato: lo chiama  il 9 aprile per chiedergli se si fosse interessato  alla vicenda di Forni, e l'uomo  - sottolinea il gip nell'ordinanza - «confermava, dicendo  di essere in attesa   di risposta».
Insomma, per tentare di risolvere le preoccupazioni di Forni, che a un certo punto  stenta ad vere nuovi appalti da Enìa, Jacobazzi muove le sue amicizie all'interno del Comune. Ne è convinto il gip, che scrive nell'ordinanza: «Tale ipotesi veniva confermata dalla telefonata  del giorno 2/4/2010, nel corso della quale il... (funzionario comunale a tempo determinato, ndr)  contattava Jacobazzi  dicendogli di essere stato contattato da Forni». E qualche giorno dopo, l'ex comandante dei vigili, sollecitato da un sms del titolare di «Verdissimo»,    telefona al funzionario «ricordandogli  nello specifico la vicenda di Forni,  di cui era a conoscenza la...». Ovvero l'altra  funzionaria comunale  che sarebbe stata a conoscenza anche della vera anima della cooperativa  Sws e degli affari della moglie di Moruzzi.
Da ciò che emerge dall'ordinanza del gip, dunque, la funzionaria comunale avrebbe  quanto meno  intuito le  anomalie nella gestione degli appalti. Mentre il funzionario si  sarebbe attivato per dare una mano a Forni, su richiesta di Jacobazzi. Ma per nessuno dei due si parla di tangenti intascate  o favori ricevuti, sia ben chiaro. Forse avevano solo sospettato qualcosa. Si vedrà.
 Raffica di audizioni, niente  avvisi
Messo a segno il blitz, venerdì scorso,  in questi giorni le Fiamme gialle hanno sentito diverse persone. E altri faccia a faccia si susseguiranno probabilmente anche nei prossimi giorni.  Tuttavia  nessun avviso di garanzia - per ora - è stato recapitato.  Ma  l'atto secondo di «Green money» potrebbe non essere l'ultimo.

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  • Antonio E.Poci

    01 Luglio @ 09.26

    Spero che GdF e giudici trovino i soldi e/o il modo di farli restituire a questi ladri. Fateli girare in bicicletta,altro che aston martin da parcheggiare in divieto di sosta!!La legge del taglione ci vorrebbe

    Rispondi

  • alexandra

    30 Giugno @ 19.58

    Finalmente stà emergendo il vero volto del signor Forni, altro che concusso!!!!!!!!!

    Rispondi

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