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Parma-Sudan - Filo diretto

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E' partito a fine luglio, come tanti vacanzieri. Ma con una meta ben diversa: Khartoum, capitale del Sudan e di una zona ricca soprattutto di problemi. Lo avevamo incontrato pochi giorni prima della partenza (vai all'articolo). Ed ora ci ha inviato la prima puntata di un diario che è allo stesso tempo uno spaccato di una realtà a noi lontana, una confessione sui momenti di nostalgia per Parma, ma anche e soprattutto il racconto di una esperienza che può trasmettere qualcosa a noi tutti.

PARMA-SUDAN - FILO DIRETTO   di Andrea Tozzi

Cara Parma, ti scrivo…
… dal Sudan, e più precisamente dalla sua capitale Khartoum. Lavoro con una Organizzazione Non Governativa italiana, il VIS (Volontariato Internazionale per lo Sviluppo), legata al mondo salesiano.
Sono qui da quasi due mesi ormai, e mi piacerebbe trasferirti qualcosa di quello che ho vissuto in questo periodo iniziale.
Intanto ti dico che, nel caso non lo sapessi, Khartoum è tre città in una: è infatti composta da Khartoum (propriamente detta), Omdurman e Khartoum Nord; tre città divise tra loro dal Nilo e dai suoi affluenti, il Nilo Bianco e il Nilo Azzurro. La “città triangolare”, come viene da alcuni definita questa metropoli tripartita, sorge infatti proprio nel punto in cui Nilo Bianco e Nilo Azzurro danno vita al Grande Nilo.
Khartoum conta più di due milioni di abitanti, ma, considerando tutto l’agglomerato circostante la zona urbana, si arriva a circa otto milioni, parte dei quali residenti nei campi profughi.
Io vivo ad Al Amarat, uno dei quartieri più importanti di Khartoum (quella propriamente detta). Qui hanno sede molte ONG e numerose ambasciate. Il VIS ha una casa-ufficio, cosa che da un lato ti consente di non perdere tempo in spostamenti e di lavorare anche quando all’esterno la situazione non è del tutto tranquilla, mentre dall’altro rischia di farti trascorrere intere giornate senza fare due passi all’aria aperta, data la grande mole di lavoro.
Il mio ruolo è quello di coordinatore ed amministratore del VIS in Sudan, nonché di project manager dell’unico progetto in essere qui a Khartoum, volto al potenziamento quantitativo e qualitativo del centro di formazione professionale St. Joseph, gestito dai Salesiani e rivolto ai ragazzi dei campi profughi.
 A Tonj, un piccolo villaggio nel Sud del Paese, sono invece basati Cristiano e Luca, gli altri due volontari VIS in Sudan, che seguono due progetti relativi alla promozione della donna e alla costruzione di scuole rurali. La differenza tra Nord e Sud del Paese è molto sensibile, sotto tutti i punti di vista. Si tratta praticamente di due Paesi diversi; dopo il referendum previsto per il 2011 potrebbero anche diventarlo ufficialmente.
Cara Parma, se mi consenti una suddivisione un po’ grossolana, si può dire che il Nord è prevalentemente arabo, musulmano, arido, più sviluppato e sotto il pieno controllo della dittatura militare che guida il Paese, mentre il Sud è popolato da tribù nere, animiste o cristiane, è molto più verde ed ha una certa indipendenza dal Nord nell’ambito di un accordo federale che riconosce al Sud un proprio governo, basato a Juba, la capitale designata del futuro Stato.
Io vivo al Nord, nella città fulcro del potere centrale, dove vige la shari’a, che fa coincidere i precetti civili e penali con quelli della religione islamica. Ho comunque già avuto modo di visitare Tonj e Wau, una città del Sud dove il VIS sta concludendo un altro dei suoi progetti. Ho dunque avuto modo di toccare con mano entrambe le realtà. E ti assicuro che ti sembra davvero di passare da una Nazione ad un’altra (se non altro per le distanze percorse – il Sudan è il Paese più vasto dell’Africa).
Questo non significa che una parte del Paese sia meglio dell’altra. Ciascuna ha i suoi pro e i suoi contro. Naturalmente per noi europei il Sud ha caratteristiche più familiari, vuoi per la grande evangelizzazione che è stata portata avanti negli ultimi decenni (ma non mancano scuole coraniche e moschee), vuoi per le libertà che al Nord sono negate in termini alimentari (alcol e carne di maiale), vuoi per il fatto che i giorni della settimana scorrono come in Italia, dal lunedì alla domenica, mentre al nord si va dalla domenica al sabato (il venerdì è il giorno festivo – come la nostra domenica, per intenderci). Al Sud è più facile sentirsi a casa insomma, anche se questa affermazione non vale certo per quel che riguarda infrastrutture e servizi, certamente più sviluppati qui a Nord. Anche l’approccio con le persone al Sud risulta più semplice, più immediato, ma ciò non significa che non lo possa essere anche qui a Khartoum; io ad esempio lavoro a stretto contatto con due sudanesi musulmani di Khartoum, Aamir e Rasha, con i quali ho un ottimo rapporto.
Con mia grande sorpresa, anche la libertà religiosa è effettivamente garantita. A Khartoum esistono le chiese (c’è persino la cattedrale) e non c’è bisogno di nascondere la propria fede. C’è la nunziatura apostolica e sono presenti sul territorio molti ordini religiosi cattolici, come i comboniani e appunto i salesiani. Certo, le autorità locali vigilano con una certa attenzione; ma non è forse simile a quanto accade da noi a parti invertite?
Khartoum è una città sicura, almeno nella sua parte più sviluppata. Può accadere qualche furtarello (a noi hanno rubato gli specchietti e la ruota di scorta del pick-up proprio davanti a casa), ma il livello di micro-criminalità è decisamente più basso rispetto a tante città del nostro Paese. I sudanesi sono persone tranquille e molto rispettose dell’altro.
Naturalmente, cara Parma, ti sto fornendo una fotografia di questa realtà che necessita di ulteriori conferme, tanto poco è il tempo in cui mi ci trovo immerso; tra qualche mese la mia conoscenza del Sudan poggerà certamente su basi più solide.
 Per ora ti saluto e ti rimando alla prossima puntata per un nuovo aggiornamento. Un po’ mi manchi, te lo confesso. Ma conto di riabbracciarti tra qualche mese. Mi raccomando, fammi trovare in tavola prosciutto e salame (il parmigiano me lo sono portato…); anche se per il mio primo rientro probabilmente sarà già ora di “galleggianti”.

Andrea

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