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Droga e alcol mentre è al volante: il giudice assolve un'automobilista

Droga e alcol mentre è al volante: il giudice assolve un'automobilista
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di Georgia Azzali

Potete risultare ubriachi, o addirittura positivi alla cocaina,   mentre state guidando, ma essere  assolti. Nessun imperdonabile errore giudiziario, tutt'altro. E' che i risultati  di alcuni esami, per quanto corretti dal punto di vista clinico-diagnostico, possono  valere zero  all'interno di un'aula di giustizia. Ormai sono diversi i casi  a livello nazionale, ma quello di Anna (il nome è di fantasia, ndr) è uno dei primi a Parma. 
Aveva rischiato  il peggio, quella sera di novembre di due anni fa. Percorrendo  una strada di periferia, con il figlio di un anno e mezzo legato sul sedile posteriore, aveva perso il controllo dell'auto urtando prima un paletto di cemento e poi  finendo in un canale. Svenuta, Anna era rimasta  a lungo chiusa dentro quella macchina, con il rischio che l'acqua potesse inondare l'abitacolo. Diverse ore dopo, nonostante una clavicola rotta, era riuscita a precipitarsi fuori dall'auto. Non ce l'aveva fatta, però,  a portare con sè il bambino, impaurito, sotto choc,   ma fortunatamente senza un graffio. Inerpicandosi lungo la sponda del canale, aveva poi chiesto aiuto a una famiglia che abitava in una casa a poca distanza. 
Arrivarono i soccorsi e una pattuglia della polizia. Madre e figlio vennero trasportati al Pronto soccorso del Maggiore.  Partirono gli accertamenti, e  cominciarono  le prime terapie, anche perché il dolore alla spalla era  lancinante. Ad Anna  venne somministrato un potente antidolorifico contenente morfina.  E, allo stesso tempo, furono effettuati i test di screening per accertare l'eventuale presenza  di alcol e    stupefacenti. 
Un prelievo di sangue per verificare se c'erano sostanze alcoliche  in circolo, un esame delle urine per poter escludere che fosse  sotto l'effetto di droga.  Ma i risultati sembrarono non lasciare spazio ai dubbi: 0,96 di tasso alcolemico, quasi il doppio del limite consentito, e presenza di cocaina. 
Una mazzata. Perché quelle cifre stampigliate sul referto medico innescano una serie infinita di problemi.  La patente viene sospesa per un anno, e il decreto penale di condanna firmato dal pm  vale più di un anno di stipendio: 17.750 euro d'ammenda. Pagabili a rate, ma pur sempre un salasso. 
 E' una «sentenza» che Anna non può accettare. Scatta così  l'opposizione al decreto di condanna.  Una battaglia legale incentrata sul valore medico-legale dei test di screening.   «Il nostro obiettivo  - sottolinea il difensore,  l'avvocato Amerigo Ghirardi - era quello di dimostrare  che questi test hanno valore dal punto di vista diagnostico, ma non soddisfano le esigenze medico-legali, perché  non possono provare, come la legge prevede, che la presenza di determinate sostanze sia all'origine dello  stato di alterazione psico-fisica che poi avrebbe causato l'incidente. Per esempio, il test sull'urina non dimostra che   la sostanza è stata presa poco prima dell'incidente, perché potrebbero addirittura essere trascorsi diversi giorni dall'assunzione.  Sia per l'alcol che per gli stupefacenti, servirebbero esami di secondo livello, come per esempio quelli basati sull'utilizzo del gascromatografo con spettrometro di massa. Un protocollo, però, che viene seguito solo in alcune strutture».
Tesi accolta dal giudice Gabriele Nigro, che l'altro ieri ha assolto la donna, come peraltro chiesto anche dal pm Antonella De Stefano. «... detti esami di laboratorio - scrive il giudice nella motivazione della sentenza -  sono aspecifici, finalizzati all'esame diagnostico  e non medico-legale, quindi non probanti». Non c'è quindi la prova che le sostanze rilevate abbiano alterato le condizioni di Anna,  facendole perdere il controllo dell'auto. E, in particolare, il risultato relativo alla cocaina è inutilizzabile,  perché ad Anna era stata iniettata della morfina per placare il dolore: un'inoculazione  - sottolinea il giudice - che «ha alterato i dati di riferimento».  
Test scientifici, dunque.  Ma insufficienti. Almeno sul piano giudiziario. 
 

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  • maria

    11 Luglio @ 14.39

    Bravo Francesco...sono d'accordo con te: se a subire un ipotetico incidente fosse un giudice sono convinta che userebbero un metro di valutazione diverso. Per me chiunque si mette al volante dopo l'assunzione di droga e alcol e provoca incidenti mortali è colpevole di omicidio premeditato.

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  • "I'm not a questurino"

    11 Luglio @ 13.37

    E' un fatto che serve a chiarire, se ci fossero ancora dubbi, che razza di gente oggi in Italia ha in mano il nostro destino in caso di giudizio. Per la sig.ra in questione, se ha un marito e a meno che "le piste" e le bottiglie non le frequentino insieme, mi auguro che la prossima udienza alla quale presenzierà sia quella per la separazione.

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  • LAZYMATCH

    11 Luglio @ 12.42

    Evviva la "giustizia". Purtroppo ci perdiamo, anche se il tema non è amato dai legali e dai giudici, in considerazioni da legulei e l'evidenza (ovvero che non è giusto lasciare persone in stato di ebbrezza al volante con la libertà di causare danni anche agli altri) viene regolarmente calpestata. Anche se l'esame delle urine non può permettere di sapere l'ora in cui una persona ha assunto coca, perché è positivo per 48 ore, l'alcool c'era eccome e la signora è uscita di strada! Il fdiglio non deve essere tutelato?! Io che vado per la mia strada non devo essere tutelato?! altro che giustizia. E' la regola della giungla, dove al posto del più forte mettiamo il più furbo...

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  • Marco

    11 Luglio @ 11.13

    Devo segnarmi questi nomi. Così se una sera a cena mi scolo una bottiglia di Chianti, poi mi faccio un paio di ammazzacaffè e mentre torno a casa mi fermo al bar a farmi un limoncino, (ovviamente dopo essermi fatto un striscia, altrimenti come ci si diverte?) e poi mi fermano, chiamo questo avvocato e chiedo di essere giudicato da questo giudice.

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  • jessica

    11 Luglio @ 10.26

    che schifo... da una parte c'è chi "si sbatte" per inserire il reato di omicidio stradale nel codice penale, anche come forte deterrente a certi comportamenti, dall'altro c'è chi si appiglia a certi cavilli permettendo che gli stessi possano essere perpetrati impunemente... Finchè non ci scappa il morto... Dopo tutti tristi e contriti a dire che "si poteva evitare" e "era una tragedia annunciata". Mi cullo nella pia illusione che il fatto sia servito alla signora come monito, perlomeno per non mettere a rischio la vita altrui e quella del figlio.

    Rispondi

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