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Lettera aperta dell'assessore Zoni: "Rimango, con imbarazzo. Ma una stagione politica è al capolinea"

Lettera aperta dell'assessore Zoni: "Rimango, con imbarazzo. Ma una stagione politica è al capolinea"
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L'assessore al commercio, Paolo Zoni, ha inviato nel pmeriggio una lettera aperta sulla situazione in Comune:

Tutti noi abbiamo negli occhi le vicende gravi delle ultime settimane, che il 24 giugno hanno portato all’arresto di 11 persone, tra le quali tre importanti dirigenti in forza al Comune.

E poi le contestazioni dei cittadini durante i lavori consiliari – un inedito assoluto nella storia recente cittadina –, le dimissioni di due assessori, l’uscita dalla maggioranza di un pezzo importante della coalizione.

In una parola, a Parma è esplosa una “questione etica” alla quale chi governa la città non può opporre lo scudo di carta di un “non sapevo”. Questo giudizio non parte da un moralismo che non mi appartiene, ma da ragioni squisitamente politiche.
 
Non può per ragioni di leadership. Non può perché a lungo, nella Giunta, il sottoscritto e altri hanno segnalato per tempo una supremazia dei tecnici sulla politica ben al di là di quanto consentito dalla riforma Bassanini.
Infine, il governo cittadino non può pronunciare un lasso “non sapevo” perché serve rispetto per una compagine che, nel 2007, si era candidata a proseguire la stagione delle grandi riforme iniziate 9 anni prima grazie al sindaco Elvio Ubaldi. Il nostro obiettivo era la conferma di un modello che ha saldato, per la prima volta a Parma, lo slancio del civismo riformatore e la concretezza amministrativa e liberale di Forza Italia.

Un modello al quale ho creduto portando in dote, sin dal mio esordio in Consiglio, nel 2002, l’entusiasmo di chi vuole mettersi al servizio della sua comunità in nome del conseguimento del “bene comune” nel solco di una storia politica e non solo da cui provengo e a cui orgogliosamente appartengo e dalla quale ho sempre tratto ispirazione e conforto, accompagnato da tanti amici, a Parma e fuori. Proprio la ricerca di quel “bene comune” di cui tanti si proclamano retoricamente assertori in questi giorni di nuovo e triste declino della classe politica, rappresenta al meglio il mio personale percorso amministrativo. Sfido chiunque a dimostrare il contrario.

Parma tra il ’98 e il 2007 ha cambiato volto e questa non è enfasi fuori luogo: i cittadini hanno visto trasformata la viabilità, l’incremento dell’edilizia convenzionata, lo sviluppo del modello dell’accreditamento nei servizi sociali. Tutte esperienze che hanno attratto finanziamenti consistenti, nonostante Parma fosse politicamente isolata nel resto del territorio provinciale e regionale.

Quando Pietro Vignali è stato scelto per innovare questa formula nel solco della continuità, per portare alla città il necessario consolidamento nei servizi e nelle dotazioni infrastrutturali, credevo e ho creduto (ancora per qualche tempo dopo il voto) che Parma avesse di fronte a sé una Amministrazione efficiente ed armonica, per nulla incline a lavorare in funzione di qualcosa di diverso dall'interesse generale.

Mi rendo conto sia facile, molto facile, prendere le distanze nei giorni delle manette e degli interrogatori da una formula di governo di cui ho fatto parte, ma alcune scelte e modalità operative non le ho condivise dall’inizio di questo mandato. La critica puntuale che ho mosso tanto al Sindaco che al mio partito, ha fruttato, però, solo un balletto di deleghe e il tentativo maldestro di isolare chi richiamava il governo cittadino alle sue responsabilità.

Ecco, ritengo in tutta sincerità e trasparenza che una stagione politica sia giunta al capolinea e che, se il centrodestra vuole giocare un nuovo ruolo di primo piano nel futuro della città, debba tornare a riscoprire il bisogno – prima ancora della capacità – di mettersi ad ascoltare e a raccogliere le aspettative dei nostri concittadini.
Dico questo perché, per troppo tempo, il Comune è rimasto prigioniero di una rigida separazione di ruoli e visioni tra gli  eletti dai cittadini e quelli che, dovendo dare concretezza tecnica ai progetti e ai programmi di governo, invece di fatto sono stati chiamati a  sostituire i primi, dando vita ad una vera “tecnocrazia”. Un errore organizzativo cui si è messo mano solo dopo gli arresti, con un provvedimento tardivo e poco mirato che ha voluto affrontare la questione morale colpendo indistintamente tutti i dirigenti apicali ed umiliando tutto quello straordinario patrimonio di “capitale umano” che gli stessi dirigono. Persone con una dignità professionale e famiglie cui rendere conto.

Una scelta cui, ancora una volta, mi sono opposto.

Parma è sempre stata una città concreta, capace di scegliere tra chi assicurava un cambiamento possibile e chi lo prefigurava solo a parole. Una legge fondamentale che ora rischia di spazzare via il centrodestra che si è chiuso nelle stanze (ovattate) dei bottoni e con esso quanto di buono abbiamo costruito.

Se una cosa è mancata alla nostra compagine di governo è stata la “concretezza della sincerità”, ovvero la capacità di spiegare alla città che, in piena crisi economica, alcuni progetti come la metropolitana o il Welfare Community Center non avrebbero rappresentato la soluzione migliore ai bisogni di una mobilità verde o di servizi più accessibili per i nostri anziani. La capacità di dire basta al fiorire e all’abusare di società partecipate che hanno prodotto speculazioni e posizioni di potere alle quali, lo ripeto, non basta opporre un “non sapevo”.

In virtù di tutto ciò sono in tanti, fuori e dentro dal mio partito, a chiedermi un gesto “coerente”, quello delle dimissioni. A questi amici e ai cittadini rispondo che sono convinto che, sì, un’epoca sia finita ma che oggi la terapia d’urto della “fuga a tutti i costi” non sia il modo più giusto di procedere. Non per un malinteso senso dell’onore né per interessi personali. Che non ho. Ricordo che sono entrato in politica avendo già un posto di lavoro che a tutt’oggi mantengo.
Semplicemente, dobbiamo agire per il bene di Parma: ora, più che mai, occorre gestire le urgenze e poi, solo allora, riparate le storture di un sistema che la nostra classe politica ha visto crescere senza sviluppare anticorpi, dovremo concedere alla città una pausa di riflessione prima delle elezioni. Se invece avremo la forza di arrivare in fondo al mandato che ci è stato dato dagli elettori, dovremo completare il nostro programma, compatibilmente con i nuovi tagli da apportare anche al bilancio 2011, ognuno per la propria competenza. Io penso al completamento del progetto sui Centri Commerciali Naturali, al potenziamento e miglioramento del Servizio Taxi con l’emissione di un nuovo bando per il rilascio di nuove licenze, all’ultimazione del cantiere del mercato della Ghiaia, alla diffusione dei mercati degli agricoltori, all’avvio della Scuola  Superiore sulla Sicurezza Alimentare ed altri ancora.

Sono convinto che ci sia ancora bisogno di una proposta moderata ancorata al riferimento dei progetti nati con Parma e per Parma e votata al riformismo solidale del futuro, costruito sulle gambe di una nuova classe dirigente che voglio – e lotterò perché sia così – scelta attraverso le primarie. Una scelta di coraggio, per nulla scontata né dettata dalle mode del momento. Una scelta che a livello nazionale ha sposato Angelino Alfano, protagonista di un cambiamento che il Pdl non può più permettersi di procrastinare.

I tempi dello splendido isolazionismo del Pdl, in particolare del Pdl, sono finiti. A Parma come a Roma non basta dominare i media quando la gente che per anni ci ha considerato un punto di riferimento chiede, semplicemente, di partecipare, di essere coinvolta nella gestione e nell’organizzazione di una forza che vuole essere partito e movimento, innovazione e continuità. In questo senso, non posso ignorare il segnale che è arrivato dalla recente campagna referendaria, alla quale hanno preso parte, col voto, tanti dei nostri elettori, appassionati da parole d’ordine come ambiente, energie rinnovabili, legalità, e, in ogni caso, desiderosi di potersi esprimere senza concedere ulteriori deleghe in bianco ad una classe politica che spesso dimostra di non meritarle.

Scelgo, così, di andare avanti nel mio percorso di amministratore e di uomo libero a disposizione di un partito, consapevole dell’imbarazzo e della fatica che costerà l’affrontare una stagione che deve fare del cambiamento e di un nuovo senso di responsabilità la sua bandiera, ma desideroso di poter dare un contributo, insieme a tanti amici, a questa nuova fase della politica parmigiana e non solo.

Spero che questa stagione possa inaugurarsi a breve e io mi preparo con la serenità di chi sente di aver agito per il bene di qualcosa di più grande e forte di un piccolo interesse personale: quello dei miei figli a cui vorrei consegnare una Città in cui sia ancora possibile sorridere ed innamorarsi, come è la Parma che ho nel cuore.

 

Parma, 15.07.2011


Paolo Zoni
(Assessore allo Sviluppo delle Politiche per il Commercio e per l’Artigianato di Servizio del Comune di Parma)


 

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • lele

    17 Luglio @ 02.55

    Dimostrazione lampante della falsa purezza e integerrimita' della Lega ladrona!Va a ciapa' i ratt!!!!!

    Rispondi

  • Carletto

    17 Luglio @ 01.42

    A questo punto faresti una più bella figura a dimetterti!

    Rispondi

  • Silvana Borlenghi

    16 Luglio @ 18.31

    Ciao a tutti andiamo alla Casa della Carità di Gaiano per riflettere bene e farci aiutare dagli ospiti a trovare il giusto percorso. Silvana

    Rispondi

  • Silvana Borlenghi

    16 Luglio @ 18.23

    E' il minimo sentirsi in imbarazzo. Vorrei sapere se la richiesta tanto acclamata della "testa" del "DG" e dell'ipsttore Stelio (manca Ollio e poi le comiche sarebbero al completo solo che queste fanno piangere) sono state ottenute. Secondo me più che la testa li troverete tra i "teschi" dentro all'armadio insieme agli scheletri. Stia pur tranquillo assessore Zoni che escono dalla porta ed entrano dalla finiestra. Quello che siete in grado di fare è di demotivare e trascurare i semplici dipendenti che lavorano con onestà. Tutti avevano paura del direttore generale Frateschi in particolare i nostri dirigenti che avevano il contatto con noi dipendenti. Tutte le decisioni di valorizzazione, di promozione erano nelle mani di questa persona e chi non gli piaceva non gli dava nessuna opportunità di crescita. Lo si è visto attraverso i concorsi interni. Nel novembre 2006 a uno dii questi concorsi mi sono trovata veramente imbarazzata di fronte alla domanda postami addiriuttura dalla mia stessa dirigente "In che cosa consisteva il mio lavoro". Non sapevo come rispondere davanti a questa commissione, avevo solo voglia di alzarmi e di rispondere quello che mi viene dato da lei un bel niente. Non l'ho fatto perchè mi è stato insegnato di avere scrupolo e di essere educata. Spostava i dipendenti così sulla carta, certi si sono ritrovati spostati vedendol il loro nome sulla carta della struttura e questo senza un minio di avviso,l di dialogo e di confronto. Quello che è stato in grado di fare è stato di firmare super contratti dei grandi mnager "Che i'an magnè tut" lascindoci al verde. La testa non l'avrete mai richiesta non solo da lei ma anche da, Marini e Bernini di cui avete fatto richiesta rientra secondo le voci che circolano come dirigente STU in poche parole a sema STU...FFFFFF BOMBE'. Prima di congedarmi vi comunico che sono riuscita, dopo tanto tempo, dopo tanti divieti, dopo tante difficoltà ad andare a visitare gli uffici della Cultrua a Palazzo del Governatore accompagnata con la dipsonibilità del Segretario Generale dott. Michele Pinzuti. Mi auguro che la dirigente della Cultura abbia compreso senza doversi tanto inquietare. Ora quello che resta è la corretteza da parte della dirigente degli educativi (2004/2009 dirigente del settore Cultura) a dare le motivazioni e le spiegazioni in merito ad una frase pronuciata ad un colloquio con la consigliera Carla Mantelli che non sapeva quali lavori farmi svolgere e perchè mi lasciava tutto il giorno a guardare il soffitto. Il vicesindaco Buzzi ne era al corrente e non si può far finta di niente. Fate in modo di usare altri modi, altri atteggiamenti corretti e di stare più a fianco a quei dipendenti che meritano di essere gratificati. Cordiali saluti Silvana

    Rispondi

  • Paolo

    16 Luglio @ 17.21

    Tutta questa faccenda non fa altro che rimarcare con maggior forza, tanto all'interno dell'amministrazione quanto all'interno della cittadinanza, la differenza tra onestà e furfanteria. Questa manfrina dell'assessore non imbroglierà nessuno.

    Rispondi

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