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Parma Progresso: "Per guardare al futuro della città, bisogna fare piazza pulita"

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Questa la lettera inviata alla Gazzetta di Parma dal segretario del movimento "Parma Progresso"  Rossano Rinaldi:

"Parma Progresso è stato il primo movimento politico cittadino a denunciare, fin dalla sua fase costituiva con il proprio documento politico programmatico, sprechi e malversazioni della giunta comunale di centro destra che governa Parma: gli atti lo documentano e vanno al di là delle dichiarazioni dei legalisti dell’ultima ora, pronti a strapparsi le vesti dopo aver sottaciuto tanta incuria per molti anni.
Inutile che qualcuno tenti di negarlo: siamo stati i primi a denunciare che i mali delle c.d. “partecipate” vengono da lontano, dalla svendita del 35% dell’AMPS con la quale è iniziato il progressivo depauperamento del patrimonio della città e si è instaurato il principio delle aziende partecipate cui ha seguito l’esternalizzazione dei servizi essenziali (bambini e anziani).
Se ora tutti gridano “al lupo” di fronte ai buchi di bilancio lo si deve alla generalizzata distrazione del passato; se ora tutti gridano allo scandalo per gli arresti (che non sono che la punta dell’iceberg che, finita la prima burrasca, inevitabilmente emergerà con la vicenda STT o con un’attenta verifica del sistema dell’accreditamento nei servizi sociali) lo si deve soltanto all’acquiescenza data nei confronti delle decisioni delle varie giunte di centrodestra (che hanno governato con continuità dal ’98 ad oggi) sulle privatizzazioni e sulle pseudo partecipazioni che hanno creato un meccanismo in cui tutto è andato fuori controllo perché si è creato artatamente un intreccio vizioso e perverso fra controllori e controllati.
Siamo stati i primi a parlare di consumo immane di territorio nelle scelte di pianificazione dal ’98 ad oggi e i primi (per ora gli unici) ad avviare una seria riflessione con il convengo dello scorso giugno con cui la città ha iniziato a discutere di territorio fuori dal tradizionale schema (fumo negli occhi per gli inavveduti) “più aree uguale più appartamenti uguale minori costi degli alloggi” che si è rivelato, nel corso degli anni, la cartina tornasole della speculazione e la concausa principale dell’innalzamento del costo degli alloggi.
Siamo stati i primi a ricordare l’ormai dimenticata vicenda del cittadino straniero Bonsu (di cui ora, con gli scandali e scandaletti del comandante della polizia si sono riempite di nuovo le pagine dei quotidiani nazionali) per sottolineare il livello di degrado del valoroso corpo della polizia comunale, un tempo pregno di volonterosi militi al servizio dei cittadini, ora ridotto a strumento di supporto per le malefatte del suo comandante, che – a detta degli inquirenti - ne usava i mezzi persino per attività private e illecite.
Parma Progresso per prima ha sottolineato che il disagio che travolge la città riverbera anche sul sistema economico, ove le due principali banche cittadine sono passate, per l’ignavia degli amministratori locali, in mani “straniere” quando un tempo costituivano, come la gloriosa AMPS travasata in ENIA e in IREN, il fiore all’occhiello della presenza della politica cittadina nel substrato economico della città.
Siamo stati i primi, infine, a rivolgere al sindaco Pietro Vignali le classiche dieci domande, ben riportate dalla stampa cittadina,  cui non è mai pervenuta, ovviamente, alcuna risposta: guarda caso, riguardavano proprio le spese dissennate delle c.d. partecipate, la duplicazione dei costi per C.d.A. e collegi sindacali, le assunzioni mirate di personaggi chiamati alla massima dirigenza pubblica senza concorso,  senza verifiche di requisiti e senza tener conto della meritocrazia, parte dei quali – guarda il caso – arrestati per tangenti.
Sarebbe sgradevole, adesso, parlare anche di Fiere di Parma, di Aeroporto e di altre realtà cittadine in fase di disfacimento: il problema vero è, ora, di fronte a tanto scempio e disgregazione, cosa fare!?!
Si fa presto a dire che bisogna essere propositivi, che bisogna ragionare in positivo, guardare al futuro della città, avanzare proposte: quello l’abbiamo già fatto nel nostro documento programmatico, indicando le logiche ricette per una pianificazione territoriale (il nostro convegno l’ha anche approfondito) ragionata che non consumi un territorio ormai soltanto da ricucire, per l’eliminazione delle società partecipate fonte di sprechi e di malversazioni, per la restituzione al Comune e ai suoi uffici della centralità del ruolo sancito dalla legge che esternalizzazioni e accreditamento dei servizi sociali hanno fatto sparire cancellando i bisogni dei cittadini e sostituendoli con le esigenze e con le voluttà e rinunciando al controllo delle trasformazioni territoriali.
Ma per arrivare a fare questo occorre fare piazza pulita di chi ha provocato il disastro, e, per farlo, non occorre mandare in galera la gente (esercitazione e proclama che lasciamo in appannaggio ai giustizialisti della prima ed ultima ora), alla qualcosa penserà la magistratura se rinverrà altre ipotesi di reato oltre a quelle oggetto dei recenti arresti. Basta invece attivare (non a parole come ha fatto sinora il Comune di Parma, ma nei fatti) azioni di responsabilità nei confronti degli amministratori e sindaci delle società che abbiano procurato il dissesto e azioni per danno erariale nei confronti degli amministratori e dipendenti pubblici correi.
E tutto questo può prescindere dall’azione penale di competenza della magistratura.
D’altro canto è l’uovo di Colombo, troppo semplice per chi non abbia voglia di fare nulla e tenti ancora di gestire l’esistente e salvare l’insalvabile: negli States, quasi un secolo addietro, gli americani si liberarono di un pericoloso criminale come Al Capone (non è filmografia, è storia) imputandogli illeciti fiscali; nello stesso paese non passa giorno che qualche birichino, poco preoccupato delle condanne penali, venga tolto di mezzo colpendolo nel portafoglio; ai giorni nostri, contro Berlusconi e i danni del berlusconismo, sta facendo più effetto la condanna a risarcire De Benedetti e la CIR per le sentenze truccate sulla Mondadori di quanto non abbiano fatto i tanti e motivati procedimenti penali aperti a suo carico da cui si è sempre salvato con la modifica della legge e con la prescrizione.
L’azione di responsabilità e quella per danno erariale non sono garantite dalle coperture assicurative, stipulate furbescamente dai dirigenti e dagli amministratori per i fatti attinenti il loro mandato, qualora i loro comportamenti siano caratterizzati da dolo o colpa grave, ed entrambe le fattispecie sono facili da dimostrare e, in ogni caso, ci penserebbero le compagnie assicurative ad integrare con iniziative proprie la dimostrazione del dolo o della colpa pur di non pagare risarcimenti milionari.
Insomma, per liberarsi di chi abbia danneggiato la collettività, basta farne emergere le gravissime negligenze e toccarne il portafoglio! Ma bisogna volerlo fare!
E le azioni per il danno erariale non vanno rivolte solamente contro coloro che ne sono stati i diretti responsabili; da anni, infatti, il sistema dei poteri dei Comuni è cambiato: sono stati separati i compiti di gestione, attribuendoli ai dirigenti e all’apparato burocratico, da quelli di indirizzo e controllo, attribuiti all’organo politico amministrativo (Sindaco e Giunta).
In sostanza il dirigente garantisce la legalità dell’atto e se ne assume la responsabilità, ma è il sindaco che lo nomina e sono il sindaco e gli assessori che gli impartiscono gli indirizzi e esercitano il controllo sulla loro azione per verificarne la rispondenza agli indirizzi impartiti.
L’enunciato si sostanzia con alcuni esempi.
Se il Comune ha dato mandato agli amministratori della SPIP (ma parlare di quelli della STT, famigerata società per la trasformazione territoriale, è connaturato) di acquisire un’enorme quantità di aree per sviluppare gli insediamenti produttivi di Parma attraverso la mano pubblica e qualcuno ha comperato aree, che avrebbero dovuto costare al massimo 60 euro al metro quadrato, a 70 o 75, quel “qualcuno” ha sperperato denaro pubblico indebitando, di converso, il Comune, qualcun altro non ha controllato ciò che era ovvio ed evidente e, cioè, che le aree avevano costi fuori mercato: nei confronti di tutti questi l’azione di responsabilità e per il danno erariale è l’unica cosa certa e possibile, al di là che spetti alla magistratura rinvenire eventuali reati.
In questo caso, arcinoto, troppo lungo sarebbe l’elenco dei soggetti nei confronti dei quali avviare l’azione; più facile da comprendere è il secondo esempio.
Se l’obbligo di gestire il verde pubblico comporta una serie di sfalci periodici per consentire ai cittadini, soprattutto anziani e bambini, di fruire, come in passato, delle aree loro destinate e l’assessore e il dirigente (nonostante decine di segnalazioni di protesta) sapevano che il servizio non veniva effettuato (sinora, due o tre sfalci contro i 6/7 effettuati nello stesso periodo dello scorso anno) la prima e il secondo avrebbero dovuto “inorecchiarsi”; se, poi, il secondo viene arrestato, la prima deve quantomeno dimettersi per aver omesso di controllarne l’operato pur sapendo che i compiti a lui affidati non venivano espletati; ciò a prescindere dall’ineludibile azione di responsabilità e di danno e a prescindere dalle omissioni palesi nell’attività di controllo.
Una parte speciale, poi, per conservare il radicamento con la materia ambientale, la dedicheremo alla raccolta differenziata, ma, ora, per mantenere un solido contatto con l’assessore e i suoi collaboratori, pensiamo, come ulteriore esempio, al forno inceneritore: salta fuori (vox populi) che vi sarebbe un grave illecito edilizio su cui indagheranno i soggetti competenti; ma, nel frattempo, v’è il rischio che, accertato l’eventuale illecito, i lavori si fermino.
Si tratterebbe di decine di milioni di euro sperperati perché nel frattempo, i lavori sono andati avanti; anche in questo caso l’azione di responsabilità e per il danno erariale risulterebbe salvifica (sempre al di là delle eventuali responsabilità penali): chi non abbia controllato adeguatamente, chi abbia espresso pareri positivi, chi, chi, chi… deve essere chiamato a pagare per i danni arrecati all’erario pubblico, quindi alle casse comunali, quindi a tutti noi, cittadini di Parma.
Per non parlare poi delle STU (società di trasformazione urbana), le prime vere “partecipate” dei primi anni 2000, la cui contabilità prefallimentare trova i suoi punti di equilibrio soltanto nella sopravvalutazione fittizia del corrispettivo di vendita degli alloggi e nell’aumento indiscriminato della capacità edificatoria.
Il risultato attuale è quella specie di casermone  posto tra via Palermo e via Brescia ove gli alloggi dovrebbero costare, nella contabilità surreale dell’azienda, come in viale Solferino!
Cosa succederà quando emergerà l’enorme invenduto e gli alloggi dovranno essere venduti sottocosto? Chi pagherà per il dissesto della società partecipata dal Comune e per l’ennesimo depauperamento delle casse comunali?

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • francesco brundo

    28 Luglio @ 09.56

    Troppe parole per esprimere un concetto semplice, mi puzza di bruciato....

    Rispondi

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