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La commissione: «Al campus torni il nome di Usberti»

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Andrea Del Bue

Il Campus universitario, da «Parco Area delle Scienze», a breve potrebbe diventare «Parco Area delle Scienze Gian Paolo Usberti». E’ quanto deliberato ieri dalla commissione toponomastica, presieduta dall’assessore Fabio Fecci.
 La proposta, prima di passare al vaglio della Giunta, sarà consegnata nelle mani del rettore dell’Università Gino Ferretti, per una sua valutazione. La scelta effettuata dalla commissione cerca di mettere fine alle polemiche sollevate dalla figlia di Usberti, Marina, la quale aveva manifestato a più riprese la propria amarezza nel vedere la memoria di suo padre relegata allo stradello che collega la rotonda di via Langhirano al cancello del campus. Fuori, quindi, dal perimetro della creatura di suo padre, direttore amministrativo dell’Ateneo dal 1963 al 1991, scomparso nel 2002, e promotore del moderno polo universitario a sud della città. Il 12 novembre 2005, infatti, fu intitolato, con cerimonia ufficiale, alla presenza dell’allora sindaco Elvio Ubaldi e del rettore Gino Ferretti, il viale centrale del Campus: «Viale G. P. Usberti», riportava la targa. L’anno scorso, però, quella targa viene rimossa e il nome di Usberti è portato al di fuori del campus, nella breve strada che collega il polo universitario alla rotonda. E la figlia va su tutte le furie, quando lo scopre, il giugno scorso.
Il cavillo è tecnico: il campus sorge su un’area demaniale, in concessione, però, all’Università, pertanto non è possibile intitolare, al suo interno, alcuna via. Quindi si decide di dedicargli quel pezzo di strada, tra il Cinecity e il Conad, tra il cancello e la rotonda. L’alternativa, visto che, centro a parte, va rispettato il «principio di omogeneità» (per questo interi quartieri sono caratterizzati da vie di soli poeti, o soli filosofi o sole città), sarebbe stata quella di inserire Gian Paolo Usberti nella lunga lista di nomi che attendono una collocazione. Una sorta di purgatorio, da dove non si sa quando si esce. La soluzione, però, alla famiglia non piace per niente. Ieri, quindi, si è trovato un compromesso, per far tornare la memoria di Gian Paolo Usberti all’interno del Campus: affiancare il nome dell’ex direttore amministrativo dell’Università a quello attuale. Diventerebbe «Area Parco delle Scienze Gian Paolo Usberti». Col nome dell’ex dirigente dell’Ateneo che tornerebbe sulla carta intestata dell’Università, così come auspicato dalla figlia Marina.
I caratteri della nuova denominazione sono più di 25: visto che sulle patenti di guida, di più non ce ne stanno, la commissione cerca sempre di rispettare il limite, evitando intitolazioni più lunghe. Dentro il Campus, però, non ci sono residenze private, quindi si può fare. Manca solo il parere favorevole dell’Ateneo.

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  • Marina Usberti

    07 Agosto @ 12.06

    Apprendo con piacere della decisione da parte della Commissione Consultiva di Toponomastica di confermare, come già per altro deliberato da quest’organo nell’aprile 2009, la proposta di intitolazione a mio padre dell’area universitaria del Parco delle Scienze, rivalutando i presupposti alla base di quella che sarà la delibera comunale alla luce sia di quanto nel frattempo emerso a livello tecnico (la mancata presenza di residenze private all’interno dell’area che annulla il problema numerico dei caratteri sulle patenti) che di quanto espresso relativamente agli aspetti umani e civici della vicenda proprio sulle pagine di questa stessa rubrica da parte della mia famiglia nonché da parte di numerosi concittadini, anche autorevolmente legati all’ambiente universitario. A nome mio e di queste persone, recentemente costituitesi in Comitato promotore per una raccolta di firme a sostegno del “Parco Area delle Scienze G.P. Usberti”, vorrei ringraziare qui l’Assessore Fecci e i membri della Commissione per aver ascoltato le ragioni delle nostre perplessità sui passaggi tecnici e sugli aspetti umani della revoca dell’intitolazione, scegliendo infine di riformulare la proposta da sottoporre al Magnifico Rettore nei termini che apprendiamo dall’articolo. Sono lieta soprattutto che ci sia stata una presa di coscienza condivisa da parte della nostra Amministrazione di quanto il problema non fosse egoisticamente limitato solo ad una mia ovvia amarezza individuale, o allo sconcerto variamente espresso di amici e colleghi, ma rischiasse di intaccare la memoria stessa della Città e l’identità dei suoi luoghi. In questi tempi di superficiale individualismo e di diffusa indifferenza sono stata piacevolmente sorpresa di aver potuto infine incontrare proprio in questa occasione, in partenza così scoraggiante, un atteggiamento costruttivo di confronto e lo sforzo di non sacrificare ad una burocrazia paralizzante il senso della coerenza verso il passato. Marina Usberti

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  • Marina Usberti

    07 Agosto @ 11.32

    Apprendo con piacere della decisione da parte della Commissione Consultiva di Toponomastica di confermare, come già per altro deliberato da quest’organo nell’aprile 2009, la proposta di intitolazione a mio padre dell’area universitaria del Parco delle Scienze, rivalutando i presupposti alla base di quella che sarà la delibera comunale alla luce sia di quanto nel frattempo emerso a livello tecnico (la mancata presenza di residenze private all’interno dell’area che annulla il problema numerico dei caratteri sulle patenti) che di quanto espresso relativamente agli aspetti umani e civici della vicenda proprio sulle pagine di questa stessa rubrica da parte della mia famiglia nonché da parte di numerosi concittadini, anche autorevolmente legati all’ambiente universitario. A nome mio e di queste persone, recentemente costituitesi in Comitato promotore per una raccolta di firme a sostegno del “Parco Area delle Scienze G.P. Usberti”, vorrei ringraziare qui l’Assessore Fecci e i membri della Commissione per aver ascoltato le ragioni delle nostre perplessità sui passaggi tecnici e sugli aspetti umani della revoca dell’intitolazione, scegliendo infine di riformulare la proposta da sottoporre al Magnifico Rettore nei termini che apprendiamo dall’articolo. Sono lieta soprattutto che ci sia stata una presa di coscienza condivisa da parte della nostra Amministrazione di quanto il problema non fosse egoisticamente limitato solo ad una mia ovvia amarezza individuale, o allo sconcerto variamente espresso di amici e colleghi, ma rischiasse di intaccare la memoria stessa della Città e l’identità dei suoi luoghi. In questi tempi di superficiale individualismo e di diffusa indifferenza sono stata piacevolmente sorpresa di aver potuto infine incontrare proprio in questa occasione, in partenza così scoraggiante, un atteggiamento costruttivo di confronto e lo sforzo di non sacrificare ad una burocrazia paralizzante il senso della coerenza verso il passato. Marina Usberti

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