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"Mi ha rotto la gamba, anzi il naso". E perde la causa

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Roberto Longoni

Salvata dalla polvere. Da un bello strato, steso in modo uniforme sull'auto. «Quella donna m'ha investito» accusava un nordafricano spalleggiato da un connazionale, pronto a testimoniare per lui. «Qui non c'è alcun segno di urto» rilevò la pattuglia dell'Infortunistica della polizia municipale, osservando in controluce la fiancata e il cofano dell'utilitaria condotta da una professionista parmigiana. «Chiedi alla polvere», John Fante intitolò uno dei suoi romanzi più famosi. E i vigili chiesero, ottenendo quella risposta. Ribadita mesi dopo dal verdetto emesso in tribunale: con il pedone che s'era detto investito sconfitto e condannato al pagamento delle spese processuali.
Che ci fosse puzza di bruciato lo si capì fin da subito, polvere o non polvere. Era un tardo pomeriggio di febbraio del 2010. Uscita dallo studio nell'Oltretorrente, la professionista si mise al volante della propria auto per rientrare a casa. All'incrocio tra via Padre Lino e via Bixio si fermò allo stop. Poco dopo sentì gridare dalla propria destra. A urlare era un uomo sulla quarantina, che lamentava d'essere stato investito.
Al suo fianco si trovò presto un altro nordafricano, che confermava la sua versione: «Il mio amico è stato urtato al ginocchio». Sulla scena comparve anche la moglie dell'immigrato. L'automobilista si trovò al centro di accuse incrociate, all'angolo della strada. Era sola, ovviamente. Nessuno che potesse avvallare la sua versione, che cioè lei non aveva investito quell'uomo. La donna, tuttavia, chiamò il 118, per soccorrere lo sconosciuto «dolorante», e i vigili urbani, per i rilievi dell'«incidente». Fece di più. Accompagnò lo straniero in farmacia, pagandogli pomate e bende per fasciare quel ginocchio così «malridotto».
Ma intanto, più o meno a bassa voce, l'immigrato continuava a chiedere soldi. Quelli sì che avrebbero fatto tornare come prima la gamba «infortunata». «Se mi dà qualcosa, io la faccio finita qui e non chiedo più nulla» ripeteva. Puzzava di ricatto e di truffa: la professionista non accettò. «Io non ho urtato nessuno - ribadì -. Io di soldi non ne tiro fuori per questa storia». La donna si limitò a fornire alla controparte nome, cognome e numero di telefono.
L'altro se ne servì quasi subito, chiamando un paio di giorni dopo. «Allora, che cosa ha deciso di fare, sempre della stessa idea?» chiese. Nulla era cambiato da parte dell'automobilista. Semmai, a cambiare, era stata la parte del corpo dello straniero «urtata» dall'utilitaria all'angolo di via Bixio. Non più il ginocchio, bensì il naso: quello era il pezzo malconcio. Almeno, così diceva la prognosi stilata dai medici del Pronto soccorso dai quali l'uomo s'era fatto visitare in serata. Strana coincidenza: poche ore prima dell'«incidente», in zona c'era stata una rissa tra extracomunitari. E il pedone non più azzoppato sembra - ma la circostanza non ha conferme ufficiali - che fosse stato proprio in mezzo alla mischia. Uscendone con il naso rotto. Trascorse un paio di settimane, e la professionista ricevette l'avviso di un ricorso immediato. In sostanza, veniva trascinata in tribunale con l'accusa di lesioni colpose per incidente automobilistico. Ma nei fatti continuava a trovare il quarantenne sotto lo studio, martellante con quella richiesta di denaro. E con la proposta di chiudere la faccenda «in amicizia», lasciando perdere accuse che sconfinano nel Codice penale. La prima udienza si chiuse con un rinvio. Alla seconda, lo straniero nemmeno si presentò. E il suo avvocato fece sapere di aver rinunciato all'incarico. Il caso si chiuse senza troppi tentennamenti. Le accuse del querelante «in contumacia», prive anche della voce che le esprimesse, si sgonfiavano del tutto. La donna aveva vinto. Chi l'aveva accusata veniva condannato al pagamento delle spese processuali. Saranno i fatti a stabilire se ciò avverrà o meno. Per ora, la vicenda s'è chiusa con una buona dose d'ansia e disturbo per l'automobilista «investita» dal pedone. Un «polverone» del quale avrebbe volentieri fatto a meno.

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  • nervoso

    17 Agosto @ 11.12

    CHE NADOR. E ORA CHE PAGHI LE SPESE FINO ALL'ULTIMO CENTESIMO QUESTO PARASSITA

    Rispondi

  • mauro

    15 Agosto @ 19.48

    ci ho messo piu tempo io a leggere l'articolo che la vicenda a svolgersi.

    Rispondi

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