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Dramma di Utoya: le riflessioni di uno studente

Dramma di Utoya: le riflessioni di uno studente
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Questa la lettera di Gabriele Marchesi, studente universitario di Medesano, arrivata in redazione:

"Scrivere qualcosa su ciò che è successo un mese fa è difficilissimo. Difficile perché si rischia di cadere nel banale, nel già detto, si rischia di essere soltanto l’ennesima “registrazione automatica” che parte puntualmente quando avviene una strage. Ciò che è successo sull’isola di Utoya è qualcosa di inimmaginabile, prova schiacciante dell’idea Giovenaliana che la realtà batte, in atrocità, crudezza, persino la fantasia umana. Breivik non ha semplicemente ucciso le proprie vittime, ma per farlo ha fatto uso dei più meschini degli inganni,  servendosi della fiducia suscitata dalla divisa, e di quel senso di solidarietà e aiuto reciproco che accomuna gli uomini nei momenti di panico,  per poi trasformarli in pura violenza, stravolgendo qualsiasi convenzione umana, agendo nel modo più inaspettato perché per molti moralmente inconcepibile.  Davanti a questa manifestazione di violenza e odio inaudita, la domanda che mi sorge spontanea, sia pure semplice e banale, è una sola: come è possibile che un UOMO arrivi ad agire in questo modo? Come è possibile che un UOMO riesca a incrociare gli sguardi speranzosi di altre persone, impaurite ma allo stesso momento fiduciose,  riesca ad avere con loro un rapporto umano (incarnando addirittura  la parte del salvatore), che possa persino  dire parole di conforto, per poi incominciare a ucciderle a sangue freddo pochi secondi dopo? Come è possibile tutto questo?
Liquidare tali domande definendo il norvegese un pazzo sarebbe certamente  sbagliato o almeno riduttivo, poiché dietro la sua follia si nasconde un ideologia chiara, studiata e ragionata (e ciò che è peggio condivisa da alcune parti politiche). Ma certamente alla base delle sue azioni vi è una deformazione mentale, intesa non come qualcosa di fisico o genetico,  ma come qualcosa autoimposto dallo stesso individuo; qualcosa che ricorda molto, per analogia, quello che avviene all’interno di tutti i movimenti fondamentalisti, di cui esempio palese (ma non certo unico) è  quello islamico. Come un futuro kamikaze viene cresciuto  fin da piccolo con una certa mentalità, con certi valori, gli vengono inculcate in testa determinate idee,  come ad esempio pensare che uccidere e uccidersi per religione possa essere giusto,  e perciò diventa portatore di una “morale” e di conseguenza di un modo d’agire completamente inconcepibile (se non per coloro che hanno avuto la stessa educazione), allo stesso modo Breivik si è costruito negli anni la propria realtà in cui vivere, una realtà fatta di  xenofobia,razzismo, nazionalismo, nella quale gli stranieri fungono da capro espiatorio per tutte le sue paure,  un proprio mondo a parte completamente distaccato dalla realtà nel quale uccidere giovani norvegesi in nome delle proprie idee arriva ad essere considerato giusto per il bene della nazione. Con una persona del genere non vi è possibilità di dialogo, di mediazione, quelle idee sono talmente cristallizzate in lui da arrivare ad agire come un automa esclusivamente in funzione di esse, senza aver più spazio per quei sentimenti così profondamente umani come la compassione, la pietà, la solidarietà... 
Ciò che è successo è spia rivelatrice degli orrori a cui possono portare gli estremismi, e quindi di quanto è importante avere una mente aperta, elastica, sempre disposta al dialogo anche con chi è portatore di idee OPPOSTE alle nostre, perché spesso è proprio il confronto che porta progresso (in questo caso stiamo parlando di un PROGRESSO MORALE, anche se la stessa cosa vale nel campo scientifico). Anche coloro che sono portatori di idee progressiste,  come ad esempio il pluriculturalismo tanto osteggiato dallo stesso Breivik, devono stare attenti a non “chiudersi” in esse, perchè così facendo si allontanerebbero a loro volta dalla realtà. 
E’ possibile che il killer norvegese, arrivato a 32 anni con una certa mentalità, intraprenda quel progresso morale sopracitato, ovvero capisca veramente ciò che ha fatto, le vite che ha distrutto?  Certamente pena di morte, o quelle “torture da parte dei famigliari delle vittime” tanto gettonate dei discorsi da bar non portano a questo per cui non hanno, a mio parere, alcun senso, se non quello di rispondere alla violenza con la violenza, tornando al famoso “occhio per occhio dente per dente” di qualche migliaio d’anni fa.  Costringere Breivik ad ascoltare in modo martellante e ripetitivo il dolore di coloro che hanno perso qualcuno di importante per mano sua sarebbe già più costruttivo, potrebbe fargli realizzare veramente ciò che ha fatto, mentre sicuramente trent’anni di carcere non bastano per questo".
 

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  • spozzo

    24 Agosto @ 00.47

    Questo tizio era solo un esaltato. Chi c'è dietro a tutto ciò? Israele. Cioè gli Usa. La Norvegia voleva proporre un embargo economico contro Israele. Era proprio il partito di quei ragazzi morti che lo stava per proporre. Questo non è piaciuto nè ai banchieri, nè alle multinazionali americane. Brejvik è colui che ha compiuto l'infame gesto, ma dietro c'è un'organizzazione ben più complessa in modo da "avvertire" la Norvegia di tornare sui propri passi. Così sarà.

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  • Kenny

    23 Agosto @ 22.04

    Mente elastica e aperta........ ma quando ce ne sono troppi danno fastidio e a lungo andare il fastidio diventa Utoya.

    Rispondi

  • LC

    23 Agosto @ 20.37

    Il sottoscritto ha testualmente scritto «Brejvik si merita la pena di morte, senza "se" e senza "ma"». E c’è qualcuno che arriva a scrivere che «Questo odierno Aristarco non si capisce se è pro o contro la pena di morte». Credo che sia il caso che qualcun altro torni a scuola. E se non capisce l’ Italiano, impari almeno a non intervenire, mostrando tutta la propria insipienza.

    Rispondi

  • federico

    23 Agosto @ 20.07

    Ma Aristarco legge quello che scrive??? E si che era un fine astronomo, preciso... se non fra i primi a dire che il sole era fisso. Questo odierno Aristarco non si capisce se è pro o contro la pena di morte. Torna a "squola"

    Rispondi

  • Michele

    23 Agosto @ 19.32

    Non faccio riferimento a telefilm polizieschi, Mauro, non ho quell'altissima cultura che tu cerchi di appiopparmi e che evidentemente la conosci. Mi riferisco alla cronaca quotidiana e ad un po' di informazione, tutto qui. I complimenti riservali a chi vedi allo specchio, non li sprecare per me.

    Rispondi

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