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Abolizione delle province: Fecci firma con l'Idv

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Comunicato stampa 

“Firmo perché, quando si parla di argomenti importanti e di giuste scelte, non ci sono colori politici che tengano” afferma l’Assessore Fecci al banchetto dell’Italia dei Valori per la raccolta firme in favore dell’abolizione delle Province. Ricorda però che “una richiesta che oggi sentiamo invocare da più parti, ma che io ho lanciato nel 2005, attraverso un documento che anticipava alcuni scritti famosi in materia, come ad esempio la Casta e che ho inviato al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, al presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, e ad altri leader politici di vari schieramenti”.

“Approvo - dice Fecci - parte di quanto proposto dal Governo in merito alla riduzione dei costi della politica, ma bisogna fare di più, bisogna avere più coraggio. Capisco che non sia politicamente facile, ma l’obiettivo non può essere eliminare solo le Province sotto i 300.000 abitanti: occorre procedere con la soppressione totale dell’ente Provincia e con la riduzione dei parlamentari e ridimensionamento dei vari privilegi ad essi concessi”.

“Per questo – prosegue Fecci –i tagli alla spesa pubblica devono essere fra i primari obiettivi del legislatore, ma non devono continuare a penalizzare indiscriminatamente gli enti locali, con particolare riferimento ai Comuni, fulcro dell’attività politica  amministrativa e primo riferimento per i cittadini. Anche per questo motivo il 29 agosto parteciperò all’iniziativa dell’Anci a Milano, per protestare contro i tagli agli enti locali. Dobbiamo andare nella direzione di avere uno stato meno sovrano e garantire maggiore autonomia ai comuni e agli enti locali”.

In sintesi quindi, “è arrivato il tempo del rigore. Si tiri fuori il coraggio di colpire dove c’è da colpire senza avere paura di toccare le “caste” degli intoccabili. E’ da qui che bisogna partire, per poi andare avanti. Solo dando questo esempio i nostri legislatori si guadagneranno la stima e la fiducia della gente, che ormai non ne può davvero più di sentire parlare di sprechi e di soldi utilizzati dalla politica in malo modo”.

"E’ un momento in cui dobbiamo essere seri - rimarca Fecci -; occorre ricercare in tempi rapidi soluzioni atte a fronteggiare una crisi profonda, determinata in parte anche da una classe politica che, negli ultimi 40 anni, ha avuto l’unico interesse di preservare i posti di potere. E le soluzioni non possono essere quelle di mettere le mani nelle tasche degli italiani, bensì quelle che riformano un sistema politico-amministrativo che non funziona. Anche perché, se non si fanno le riforme strutturali adesso, tempo un anno e il problema si ripresenterà".

Fabio Fecci

 

 
 

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  • Giancarlo

    08 Settembre @ 11.53

    C'è gente che,a seconda della convenienza,dice tutto e il contrario di tutto.Fecci ha espresso le sue convinzioni ma gli avvoltoi gli si accaniscono contro.Avesse detto un'altra cosa la reazione dei soliti bastian contrari sarebbe stata identica.E' inutile la madre dei cretini è sempre incinta,è un detto ma abbastanza vicino alla realtà.Abolire Fecci?Si può come si può abolire l'IDV che ha promosso l'iniziativa o Bersani che sfila coi neo comunisti o anche l'intero comune di Parma .Perchè non abolire anche i centri sociali ,le collusioni clientelari della sinistra o le fameliche organizzazioni mangiasoldi politiche e sindacali?Sig.Reggiani lasci perdere,da noi più che cambiare le istituzioni occorre cambiare la testa di certe persone ed è assai più difficile se non impossibile.

    Rispondi

  • Mauro

    25 Agosto @ 14.06

    E bravo Fecci fuori di quà e dentro di là e questo è il Walzer del moscerino. Ma quando la smetteranno di raccontare balle.

    Rispondi

  • Paolo Reggiani

    25 Agosto @ 12.32

    Gentile Federico apprezzo la Sua attenzione alle mie parole (in realtà sono indicazioni che si fondano su cifre) e ne ha capito il senso al di là di qualche mio strafalcione da tastiera. Ha anche capito la sostanza: da abolire sono i comuni. E non per una qualche antipatia alle istituzioni (ci mancherebbe altro!) ma perché sono troppi, oltre 8000 e quindi con territori ed abitanti insufficienti a pagare le competenze. Ho provato a dirlo a Di Pietro (ecco perché so che si disinteressa del dialogo) ed anche a Fecci, che però ha dimostrato di corrispondere (ed oggi è già un buon segno), anche se forse non ha superato l’entusiasmo dell’idea iniziale. Lei ha capito anche che il confronto evidenzierà la vera natura di una controproposta. Con le attuali iniziative dovrebbero scomparire parte delle province ed i comuni più piccoli. Al di là dell’opportunità delle scelte questo significherà che gli enti spariranno del tutto, portandosi dietro anche quello che serve (uffici indispensabili, medico, forse scuole, ecc.). L’idea alternativa di inglobare i comuni nell’ente provincia manterrebbe invece le funzioni essenziali in loco, anzi ne aggiungerebbe laddove servono ma senza le ridondanze di organismi amministrativi locali e relative dirigenze, segreterie, ecc. Ogni ex comune (o nuove zone da individuare) eleggerebbero il proprio rappresentante in seno al nuovo tipo di consiglio provinciale. Questo avrebbe molta più forza degli attuali analoghi consessi in quanto la rappresentanza della singola zona dev’essere forte. Il vantaggio della novità consisterebbe nel fatto che la provincia amministra un territorio più vasto e molti più abitanti di un comune, potendo così realizzare maggiori quantità di risorse da distribuire laddove c’è bisogno ed in modo condiviso da tutte le comunità tramite i loro rappresentanti nell’organo di governo. I servizi locali possono tranquillamente essere espletati da un terminale (ovviamente in loco: e basta una stanza) collegato a quelli delle pubbliche amministrazioni: dall’anagrafe centralizzata, agli uffici tecnici, al catasto nazionale, all’agenzia delle entrate, alla prefettura (per i passaporti), ecc. senza doversi recare di persona nei capoluoghi dove si trovano. È un discorso complesso che merita tante valutazioni, ma questa è la base di partenza. Serve soltanto la buona volontà di incominciare a parlarne e di continuare a farlo fino a definire ogni dettaglio. “Abolire” Fecci, od il sindaco, o qualcun altro può sembrare una soluzione, ma poi ne arriveranno altri. E com’è sempre successo anche nuove delusioni rispetto alle aspettative. Per questo ci sono le elezioni, che è il momento dell’esame per chi ha governato. A differenza dell’abolizione delle province, che è una questione tecnica, qui io non ho proposte o controproposte, si entra nel campo delle idee personali ed opinioni: e le rispetto tutte, anche quelle che mi appaiono più incomprensibili. Suggerisco soltanto di valutare con molta attenzione il candidato e conoscere bene le sue idee.

    Rispondi

  • federico

    25 Agosto @ 11.50

    @Paolo, si si tutto molto bello .. ma dove si firma per eliminare Fecci. Non sa niente , non sa fare niente e sbaglia anche i nomi alle strade. Se poi vogliamo entrare nel merito ...beh io abolirei i comuni e non le provincie. e il risparmio ci sarebbe, non di breve peiodo ( cassa9 ma di lungo ( un risparmio strutturale). Sempre che si facciano le cose con criterio.

    Rispondi

  • Daniele Tanzi

    25 Agosto @ 11.40

    Oggi, amministrare un Paese è cosa estremamente difficile. Si cercano soluzioni semplici a problemi molto complessi. Non c'è da stupirsi del loro fallimento.

    Rispondi

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