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Addio a Verdini, l'ex portiere che amava la vita

Addio a Verdini, l'ex portiere che amava la vita
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Roberto Longoni
Un tiro a girare, dal vertice dell'area. Era velenosa, quella palla, telecomandata: s'infilò nel sette, in alto a destra del portiere. «Solo così riuscirono a fargli gol: l'unico che subimmo nel torneo. E anche quel tiro lui l'aveva quasi parato. Era un mago tra i pali, Gigi». Il ricordo di quel torneo estivo avrà una quarantina d'anni e passa.  Ma nella memoria la polvere del campo da calcio di Selva Grossa è polvere d'oro attorno alla figura di Luigi Verdini. Chi parla allora era in squadra con lui. E decenni dopo s'è ritrovato con lui al lavoro in Fideuram, in viale Tanara. «Uno con una marcia in più, Gigi. Non era fatto per invecchiare».
Amici, più che colleghi: sia lui che gli altri della filiale. Verdini non era tipo da rapporti formali e ingessati, così come non era bancario da giacca e cravatta. «No, lui era sempre vestito con colori sgargianti». A stargli accanto, si diventava amici per forza. Ora, gli altri sono scossi a parlare di quel «ragazzo» morto a sessant'anni, cadendo  dalla moto tra Solignano e Valmozzola. Ma la tristezza, cercano di nasconderla il più possibile dentro di sé per un'estrema forma di rispetto, perché Verdini era «leale e generoso. E allegro: il tipo che sta all'opposto della depressione».
Forse non era fatto per invecchiare, ma di certo era nato per vivere la vita. Per amarla, non solo per sé, ma per gli affetti che lo circondavano. Per la mamma rimasta sola dopo la morte del marito, novantenne, lo scorso anno. Per quella figlia, di appena 14 anni, che l'altra sera non l'ha visto rientrare a casa. Sembra impossibile che tutto sia finito in pochi secondi, in una strisciata sull'asfalto, sulla fondovalle del Taro.
Verdini la conosceva bene, quella strada. Chissà quante volte era passato di lì in moto. Come abbia perso il controllo in curva, come sia potuto cadere con la sua Honda Vf 750 se lo chiedono senza posa  gli amici. «No, l'imprudenza la escludiamo. Non che Gigi non amasse la velocità, ma quando voleva correre, andava  in pista. Lui non andava mai al limite. Piuttosto, pensiamo a un malore o a un guasto meccanico o a un imprevisto che ti può sempre capitare». Un animale che ti attraversa davanti all'improvviso e t'obbliga a inchiodare, ad esempio.
 Sarà la perizia meccanica a stabilire se sia stata la moto a tradire Verdini. Sarà l'autopsia a stabilire se sia invece sia stato il fisico. Quel fisico che aveva fatto di lui una promessa del calcio alla fine degli anni sessanta. Nato a Cortemaggiore, con i genitori e la sorella Vittoria s'era trasferito presto a Parma. L'Audace era diventata la sua squadra. E' con questa maglia che conquista gli osservatori della Juventus. Non altissimo, per stare tra i pali, è però dotato di riflessi eccezionali, di muscoli dallo scatto esplosivo. A diciotto anni lo portano a Torino: è il numero uno della Primavera, il terzo portiere dietro Sarti e Anzolin.
Il colpo di reni che ti porta a toccare il cielo con un dito? Forse. Ma altre sono le sue priorità. Negli allenamenti, vede come vengono trattati i campioni della prima squadra. Solo Sivori e Charles godono di un minimo di rispetto: gli altri vengono scuoiati vivi a ogni occasione. Di fronte all'ennesima strigliata ai danni di Anastasi, lui sbotta: «Ma io piuttosto me ne vado». «Sì, voglio proprio vederti. Tu che lasci la Juve». Poco dopo, il giovane Gigi convinceva (a fatica) il padre ad andarlo a prendere a Torino. Dalla serie A alla D, a difendere la porta del San Secondo. «Ma libero. Perché lui questo è sempre stato: uno spirito libero».
       Il calcio, la moto. E il paracadutismo. «Avrà fatto almeno duemila lanci». Per tenersi in forma, la palestra. O la bici da corsa. «In luglio aveva fatto  lunghi giri in Austria». Per poi concedersi una puntata fino in Germania. «Era andato a seguire il motoGp di Sachsenring. Aveva anche avuto la possibilità di entrare nei box». E ancora una volta gli saranno brillati gli occhi. Come succede agli eterni ragazzi. A quelli che non sono fatti per invecchiare.   
 

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  • Fabio

    01 Settembre @ 14.05

    Addio Gigi rimarrai sempre nel mio cuore col tuo sorriso e il tuo buon umore sempre contagioso..ancora non accetto il fatto che non ti vedò più arrivare con la tua sgangherata Saxò,che tu non volevi cambiare finchè fosse andata.Non mi capacito che non potrò più dire a Gaia che "è arrivato il tato pelato"e lei ti sarebbe corsa incontro scodinzolando perchè anche lei,pur essendo un cane,ti adorava! Riuscivi a canquistare tutti perchè era bello anche solo conoscerti,trasmettevi buon umore e ottimismo.. Grazie Gigi per quello che ci hai dato senza voler mai nulla in cambio perchè se gli altri stavano bene tu eri contento.. Addio Gigi non credo che conoscerò mai un'altra persona bella e solare come te.. Un abbraccio Fabio

    Rispondi

  • Dirk

    01 Settembre @ 12.40

    ti ho conosciuto e ora ti stimo ancora di più...!! Un abbraccio GG

    Rispondi

  • Marco

    31 Agosto @ 17.17

    non ti conoscevo personalmente ma ti stimavo tantissimo e so che persona eri....proteggici e aiutaci col tuo sorriso..ciao Gigi

    Rispondi

  • Maganuco

    31 Agosto @ 16.17

    Bell'articolo.... Un bel ricordo...

    Rispondi

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