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Il racconto della domenica - La sagra di Santa Odilia

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Renato Lori

Quell’anno per primo era arrivato il giostraio, ed aveva portato la novità: non più il vecchio trabiccolo azionato da un cavallo (per la verità, negli anni precedenti, a farlo girare era un mulo magro e pieno di croste), ma una giostra vera, grande, messa in movimento dalla corrente elettrica, con i seggiolini appesi a quattro robuste catenelle che potevano volare alto, almeno quanto il tetto del palazzo al centro della piazza. Così aveva assicurato l’uomo della giostra, mentre da un grosso autocarro scaricava una quantità di casse e di bauli contenenti la sorpresa. Che proprio sorpresa non era stata, poiché il Rosso ne aveva fatto un cenno il sabato precedente nella bottega del barbiere, uno dei ritrovi più frequentati del sabato sera. Come facesse il Rosso, un tipo strano, che viveva di espedienti e trascorreva gran parte del giorno (e della notte) tra i boschi e le macchie delle colline a cercare vimini per i cestai, o virgulti di sanguinelle per far scope da cortile, ad essere sempre il primo a conoscere le novità relative al villaggio od ai paesi dei dintorni, era un vero mistero.
Per i giorni successivi l’uomo della giostra aveva lavorato sodo a montare la piattaforma, issare la struttura, fissare i cavi di sicurezza, attorniato da una ciurma di monelli che a stento, con continui rimbrotti, riusciva a tenere lontani da potenziali pericoli. Poi con Granello, il capobanda, aveva raggiunto un compromesso: tenere la truppa a debita distanza in cambio del giro di prova gratuito per tutti. Mariolina, una biondina sedicenne, snella e molto carina, frequentava come allieva una rinomata sartoria di città. Ogni mattina di buonora arrivava trafelata per salire sulla corriera che faceva capolinea nella piazzetta, per tornare la sera con l’ultima corsa. Era rimasta impressionata nel vedere la struttura, ogni sera sempre più imponente, ed in cuor suo fantasticava sull’ebbrezza di un volo nell’azzurro del cielo, ma allo stesso tempo si interrogava se avrebbe superato quel senso di paura che la prendeva, immaginandosi sospesa nel vuoto…
Per il giorno della festa aveva da tempo preparato con infinita cura, con la fantasia ed il gusto che la distinguevano, un abitino nuovo, nella speranza che qualcuno l’avrebbe notata. Una cosa semplice: una camicetta di un azzurro leggero ed una vaporosa gonna a pois rosa. Niente in confronto alle confezioni di lusso sulle quali lavorava per le esigenti clienti della sartoria.
E venne il dì della sagra, annunciato dal suono festoso delle campane, quale invito ai fedeli alla Messa Grande in onore della Santa. Poi, nel pomeriggio, assieme alla sorella più grande ed al gruppo delle amiche, aveva raggiunto il paese quando la piazza era già gremita di gente allegra e rumorosa, tutta presa tra le bancarelle di giocattoli, dolciumi, croccanti e zucchero filato, il tutto dominato dalla musica assordante emessa dal gracchiante altoparlante della giostra. Gran parte dei giovani se ne stava col naso all’insù ad osservare il roteare veloce dei seggiolini, dai quali venivano gli strilli delle ragazze lanciate in alto dalle spinte dei maschietti. Mariolina, tutta compresa nel suo abitino che le dava un’aria civettuola, sbirciava intorno con occhiate furtive e intravide Rolando, intento ad una sfida tra amici al baracchino del tiro a segno, dove una ragazza prosperosa e molto truccata preparava per gli sfidanti le carabine ad aria compressa. Finse di non vederlo, mentre una fiammata le arrossava le guance. Intanto era terminato il giro, i seggiolini si erano abbassati, le amiche erano salite ed anche lei, superata l’ultima titubanza, prese posto su di un seggiolino libero e chiuse la catenella di sicurezza. Ebbe un brivido quando con una scossa la giostra cominciò a girare, prima lentamente, poi sempre più veloce, con un crescendo vertiginoso. Chiuse gli occhi per un attimo, e quando li riaprì tutto roteava paurosamente: le case, la gente, le cose, tutto inghiottito da un turbine infernale. Sentì un dolore acuto allo stomaco, il cuore salirle in gola... lanciò un grido, e ad un tratto tutto divenne più leggero, irreale, mentre come piuma al vento volava nel cielo azzurro, verso l’infinito…
Aprì gli occhi e si ritrovò sdraiata su alcune sedie, attorniata da un capannello di curiosi che la osservava in silenzio, mentre la sorella le spruzzava acqua fresca sulle guance. Rimase per un attimo senza capire, poi si rese conto, si rialzò, fece alcuni passi barcollando e quindi, pallida in volto, lo sguardo stralunato, si mise a correre per la strada polverosa che, attraversato il villaggio, saliva ripida verso la collina di casa sua. Non disse nulla alla madre, sorpresa nel vederla tornare sola, salì nella sua soffitta, si buttò sul letto così vestita e finalmente pianse amaramente, di vergogna!
La mattina dopo, in tutta fretta, raggiunse la piazzetta e salì sulla corriera che l’avrebbe portata in città. Aveva evitato gli sguardi delle persone incontrate, convinta com’era di essere oggetto di chissà quali commenti salaci per la pessima figura rimediata con il suo primo volo sulla giostra. Per tutto il giorno meditò su come rimediare: ostinata per temperamento, non le andava l’immagine di ragazzina paurosa, incapace di reggere ad una prova che altre, anche più piccole di lei, avevano superato senza difficoltà.
La novità della giostra che volava era stata un successo, il gestore era soddisfatto ed aveva annunciato una serata di chiusura, con sconti eccezionali e gare tra i partecipanti. Mariolina voleva riscattarsi. Non fu facile convincere la madre a concederle il permesso per un’altra volta. Ma alla fine questa cedette, dopo le rassicurazioni di una vicina che accompagnava il gruppo delle ragazze.
Nella piazzetta ormai spoglia di bancarelle, dominava l’imponenza della giostra con la sua musica gracchiante. Rimase a lungo incerta a guardare le amiche in volo che la incitavano a salire. E finalmente, alla fermata, si issò con decisione su un seggiolino, fissò la catenella, chiuse gli occhi, ed al momento della partenza sentì una mano leggera battere sulla sua spalla, e una voce nota che le sussurrava: «Stai tranquilla Mariolina, sono io». Non si girò, per nascondere il rossore che le saliva al viso. Era emozionata e intimamente felice. Non ebbe timore quando Rolando, afferrato il seggiolino, con una spinta la lanciò verso le stelle, e le vide brillare di una luce insolita, in quel cielo di un azzurro profondo, senza luna. Rolando insistette per un altro giro poi, una volta scesi, si incamminarono lentamente lungo la strada che portava alla collina... Lei non si oppose quando con un braccio lui le cinse la vita. Si strinse a lui intimamente, quasi a cercare protezione. E nella penombra non volle e non seppe resistere a quel primo, lungo, insaziabile bacio. In quei voli, nei quali aveva immaginato di raggiungere lo spazio infinito, era sbocciato un amore.

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  • marco

    11 Settembre @ 20.15

    Se scrivi per la Gazzetta e non per il foglio della parrocchia dovresti, di grazia, dirci in che paese si festeggia questa S.Odilia, dopo che il lettore si è sorbito questo racconto scontato e pesantuccio.

    Rispondi

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