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Piazzale Inzani: dietro il degrado la centrale dello spaccio

Piazzale Inzani: dietro il degrado la centrale dello spaccio
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Laura Frugoni
Se non proprio una quiete dopo la tempesta, c'è aria di bonaccia nel fazzoletto d'Oltretorrente che ha per fulcro piazzale Inzani. Ma nessuno da queste parti si fa troppe illusioni.
 Dopo la maxi rissa di mercoledì sera, i passaggi delle forze dell'ordine (polizia municipale, carabinieri) in questi giorni sono magicamente diventati più assidui. E così i controlli e le denunce. Si attende la fiaccolata di domani sera, che partirà proprio da piazzale Inzani e bisognerà vedere quanta mobilitazione riuscirà a raccogliere.
La rissa di mercoledì scorso, in cui si erano fronteggiati due folti gruppi di nordafricani seminando il panico tra i passanti, pare abbia lasciato più di un punto interrogativo tra chi deve tenere monitorato il territorio. Si è trattato solo di un furore scatenato dall'alcol a incendiare quella schiera di perdigiorno o c'è qualcosa di diverso, e di più, in ballo? Esiste un detonatore alla base di queste ondate di violenza ormai quasi quotidiane?
La sera stessa della rissa era successo qualcos'altro. Verso mezzanotte le pattuglie delle Volanti erano approdate di gran carriera nella casa occupata di via Bengasi, dove era stato segnalato un nuovo parapiglia: tra i protagonisti - chi si rivede - i poliziotti riconoscono un paio di tunisini che erano stati identificati nei tafferugli di poche ore prima in Oltretorrente. Uno in particolare avrebbe spiegato agli agenti che il motivo del contendere erano i posti-letto nel casermone di via Bengasi. Un'ipotesi su cui gli investigatori starebbero lavorando pare sia proprio questa: una questione legata agli alloggi, per cui potrebbe esserci qualcuno che pretende il pagamento di una percentuale. Una specie di «pizzo» tra i senza casa. L'ipotesi per ora non pare abbia trovato molti riscontri anche perché - gli attivisti della rete Diritti in casa  confermano - mercoledì sera a chiamare la polizia l'altra sera sarebbero stati proprio i residenti fissi della casa occupata, ossia quelli tranquilli che non vogliono grane: quei due tunisini che si erano installati da un po' in via Bengasi loro non li vogliono e quando mercoledì sera avevano fatto per rientrare l'accoglienza era stata a muso duro: «voi qui non entrate», da lì era scoppiata la nuova baruffa.
Mettendo da parte la situazione di via Bengasi - pure quella delicata: i fissi sono una quarantina, ma il via vai di facce nuove che cercano di farci il nido è continuo - torniamo in Oltretorrente. Tra gli investigatori c'è chi conosce molto bene questi borghi e parla senza mezzi termini di persistente degrado per la presenza di gruppi di spacciatori che si contendono il territorio.
Le fazioni di stranieri sono tre: sudamericani, nordafricani e centrafricani. Uno dei punti più ambiti è proprio piazzale Inzani: sufficientemente defilato e tranquillo per potersi dedicare ai loschi affari senza grosse interferenze. Un altro punto nevralgico sono i portici dell'Ospedale Vecchio: angolo conteso dagli spacciatori per gli stessi motivi, come ben sa chi vive e lavora in questa fetta di via D'Azeglio.
Ed ecco che anche i motivi delle liti sanguinose e delle risse così frequenti risultano più a fuoco. Al di là degli episodi spiccioli scaturiti dalle sbornie di qualche esagitato, molto più inquietanti appaiono i regolamenti di conti tra i gruppi che in questo angolo d'Oltretorrente ci lavorano e si contendono il mercato dello spaccio. Fumo soprattutto, ma non solo quello.
Proprio perché quella piazza è giudicata ottima, diventa molto ambita e c'è chi è disposto a giocarsela con il coltello tra i denti. Ecco spiegato, almeno in parte, il motivo per cui questo angolo d'Oltretorrente è ritenuto «compromesso» da chi si intende di sicurezza. Come arginare tutto questo? La soluzione non pare dietro l'angolo. Qualcuno pensa a via Corso Corsi, un esempio che dovrebbe fare scuola: anche lì a un certo punto la situazione parve precipitare, e i residenti cercarono in tutti i modi di tenere alto il livello d'attenzione. Se il metodo non sarà più o meno quello, il destino di questa fetta di quartiere appare sempre più buio.

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