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Editoriale- Berlusconi è al capolinea, il centrodestra forse no

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di Giuliano Molossi

Sette franchi tiratori della maggioranza non sono bastati per spedire dietro le sbarre il deputato del Pdl Marco Milanese, accusato di corruzione, associazione a delinquere e abuso d'ufficio.
Il detenuto mancato deve tutto a Bossi. Il leader della Lega, col suo pollice alzato, ha ordinato ai suoi di votare compatti contro l'arresto. Non certo perché convinto dell'innocenza di Milanese, ma per la semplice ragione che la caduta dell'ex braccio destro di Tremonti avrebbe comportato, con buone probabilità, anche la caduta del governo. E così, nonostante i forti maldipancia di molti parlamentari del Pdl, Milanese l'ha sfangata.
Si va avanti, dunque. Ma fino a quando? Superato questo scoglio, un altro snodo cruciale è già in vista: la settimana prossima la Camera voterà sulla mozione di sfiducia al ministro Saverio Romano.
Berlusconi, sordo a tutti gli appelli, non è neppure sfiorato dall'idea di dimettersi. Ancora ieri, pur avendo collezionato l'ennesima richiesta di rinvio a giudizio (per la vicenda Unipol), sfoderava ottimismo e buonumore, ironizzando sulle intercettazioni a luci rosse: «Ho detto che mi sono fatto 8 ragazze in una sera? E voi ci credete? Al telefono si dicono tante cose....». E intanto continuava a incoraggiare una truppa sempre più sfiduciata. Il premier è rimasto solo nel suo fortino, sotto assedio. Anche i più fedeli e stretti collaboratori hanno cercato invano di fargli capire che forse la scelta di resistere a tutti i costi non è poi quella migliore, in un momento così nero, mentre l'economia va a rotoli, la Borsa precipita ogni giorno di più, la manovra, così faticosamente varata, si è già rivelata insufficiente, le agenzie di rating declassano lo Stato e le principali banche, l'immagine del Paese all'estero è a pezzi. Persino la Confindustria lo invita a fare un passo indietro prima che sia troppo tardi. No, niente da fare. Anzi, dopo il round vinto ieri alla Camera, Berlusconi rialza la cresta. Dice che il Paese ha bisogno di riforme liberali. Ma quali? Quelle che ha sempre promesso e non ha mai fatto? Non sarà per caso che pensa invece ad un'altra legge ad personam, quale sarebbe, in questo momento, quella sulle intercettazioni? Abbiamo sempre criticato i magistrati che rendono pubbliche le trascrizioni di telefonate molto private e penalmente irrilevanti, ma davvero qualcuno in buona fede può pensare che con tutto quello che succede, mentre l'Italia rischia di fare la fine della Grecia, la priorità sia quella di una legge che limiti le intercettazioni e ne impedisca la pubblicazione?
L'ostinazione di Berlusconi può sorprendere solo chi non lo conosce. Sta lì a prendere cazzotti dal mattino alla sera ma non è il tipo da gettare la spugna.
Il suo destino è nelle mani di Bossi. Sarà la Lega a decidere quando staccare la spina. Un messaggio, per la verità, il senatur glielo ha già mandato, dicendo che chi pensa di arrivare alla fine della legislatura, nella primavera del 2013, è fuori di testa.
L'agonia del governo e di questa maggioranza in stato confusionale finirà dunque presto. Ma il futuro è tutto da scrivere. L'uscita di scena di Berlusconi, traumatica o meno che sia, non preluderebbe automaticamente a una disfatta del Pdl. Un nuovo centrodestra, alleato con l'Udc, non partirebbe affatto battuto. Anche perché, in campo avverso, non sono tutte rose e fiori. Il Pd, «infangato» dalle tangenti di Sesto San Giovanni, l'ex Stalingrado d'Italia, è in calo nei sondaggi e perde consensi a beneficio dell'estrema sinistra. Di Pietro, alzando i toni con quelle uscite così infelici e irresponsabili («Mandiamo a casa questo governo prima che ci scappi il morto») spaventa e allontana i moderati. I numeri oggi dicono che una larga coalizione di sinistra potrebbe anche vincere. Ma poi, come farebbe a governare? Prodi ci ha provato e si è visto com' è finita.

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  • oberto

    23 Settembre @ 20.38

    Ma guarda in quanti si dissociano da Berlusconi, adesso che ormai la puzza di cadavere sembra farsi proprio sentire. Se va al capolinea berlusconi ci deve andare anche il centrodestra che lo ha sempre sostenuto , anche quelli che lo hanno già mollato e adesso fanno finta di dargli addosso ( casini e fini)

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  • Bruno

    23 Settembre @ 20.35

    @Valerio. La Lega Nord fondamentalmente non ha mai creduto nella secessione, è solo uno stereotipo per far sbraitare e scaldare la platea dei suoi sostenitori urlando “fora di ball Roma ladrona..vogliamo la padania” a Pontida o in qualsiasi altro posto del nord, per poi il giorno dopo sedersi comodamente nello scranno a Roma. Ma questo è solo la punta dell’iceberg del problema, sarebbe da cacciare tutta la classe politica,non se ne può più di questa gente, doppi incarichi,privilegi, insomma anche la Lega Nord non ha intenzione di far cadere il govericchio,troppi interessi e poltrone che fanno comodo, poi hanno anche i ministeri al nord finalmente! Ridicoli.

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  • mario

    23 Settembre @ 20.08

    @fabrizio: Quoto in pieno!!! Molossi adesso è altamente critico...come se tutti noi cittadini di Parma non sapessimo chi comanda in via Mantova...a proposito perchè l'esimio direttore non ci dice per chi ha votato lui alle ultime elezioni??? Può farne anche a meno lo sappiamo tutti benissimo.

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  • Nicola Martini

    23 Settembre @ 19.15

    Il cortocircuito istituzionale, ormai, è stato raggiunto più di un anno fa. I membri del Governo sono avvinghiati alle proprie poltrone e non danno segno di voler fare un passo indietro. Il Parlamento, Istituzione fulcro della democrazia in questo Paese, anch'esso mantiene una fiducia formale ad un Esecutivo semi-paralizzato che ormai da tempo ha perso il gradimento dei cittadini (evidente la bocciatura della politica governativa tramite i Referendum) e l'autorevolezza per approvare le riforme di cui ha bisogno l'Italia. Questo è il risultato della riforma della legge elettorale ad un mese dalle Politiche del 2006; riforma approntata frettolosamente e senza cercare quella ampia condivisione necessaria per mutare le regole fondamentali di un sistema democratico. Legge elettorale, oltretutto, di dubbia costituzionalità in quanto, a mio modesto avviso beninteso, lesiva del principio di divieto di mandato imperativo. Nel momento in cui il Parlamentare non risponde direttamente al corpo elettorale, bensì al capobastone che l'ha nominato il risultato finale è ben prevedibile. Oggi in nostro Paese sta provando al lato pratico quei rischi paventati nel marzo del 2006 da chi era nettamente contrario ad un mutamento di legge elettorale con le tempistiche ed i presupposti che tutti ricordano. La situazione è estremamente grave e difficilmente verrà risolta evitando "situazioni politicamente traumatiche". Anche se del tutto minoritaria sotto il profilo della dottrina costituzionale, ritengo che l'unica soluzione praticabile onde evitare il default del Paese, ovvero uno sfacelo sotto il profilo economico-finanziario, sia lo scioglimento d'imperio del Parlamento da parte del Presidente della Repubblica (con tutti i rischi che ne conseguono) per giungere al più presto ad elezioni anticipate. Questa eventualità di certo poco auspicabile è stata sempre considerata dalla maggior parte dei costituzionalisti contraria alla Carta Fondamentale, anche se potrebbe essere la soluzione al quasi immobilismo di un Esecutivo ed una maggioranza che, sempre a mio modo di vedere s'intende, è estremamente slegata dalla realtà che la circonda. Diversamente bisognerà attendere le dimissioni del Governo o una mozione di sfiducia, che allo stato degli atti, sembrano essere entrambe alquanto improbabili.

    Rispondi

  • mauro

    23 Settembre @ 18.27

    la politica dimezzata, come il visconte di italo calvino.

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