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Quando in Oltretorrente suona l'Ave Maria

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 Nuove campane per la chiesa dell’Annunciata, nell’Oltretorrente. Padre Adriano Della Valle, parroco della famosa chiesa di Padre Lino e dei francescani di Parma, ha lottato negli ultimi due anni, da quando si è insediato nella parrocchia, per ripristinare il suono delle campane, che annunciano la messa mattutina e l’Ave Maria serale, come segno e simbolo di un tempo non solo dedicato al commercio e alla movida. Anche così si cerca di risolvere la difficile situazione spirituale e religiosa di un quartiere, l’Oltretorrente, che negli ultimi tempi ha mostrato problemi di tenuta sociale. Le manifestazioni dei giorni scorsi sono il termometro di un malessere diffuso. Lo sfregio alla statua di padre Lino lascia interdetti. Padre Adriano ha un’esperienza molto ricca come parroco: «Sono nato a Rimini» spiega. «Sono stato a Busseto cinque anni, dove ho grandi amici, e poi dieci a Faenza, nove a Roma e due anni a Gerusalemme dove ho lavorato come responsabile della tipografia francescana e sei anni a Milano Marittima, in una realtà complessa come quella di un posto di vacanza. Questa lunga esperienza mi serve per affrontare la vita del quartiere dove sono adesso». L’Oltretorrente è sempre stato un quartiere che ha ospitato migranti, poveri e straccioni. E’ sempre stato un quartiere «caldo», tanto che Mussolini l’ha raso al suolo per bonificarlo dalle tensioni anarchiche che serpeggiavano nelle osterie. Oggi torna a essere un quartiere vivo, specchio di una società complessa come la nostra. «La mia parrocchia ha circa 2000 anime, un terzo costituito da residenti storici, un terzo di emigranti e un altro terzo di studenti fuori sede. Specialmente i vecchi parmigiani sentono e vivono il degrado di un quartiere che non riconoscono più come loro e alcuni non escono più  nemmeno di casa. Per questo ho voluto il suono delle campane. Non è solo un simbolo che invita alla preghiera! E’ anche un suono di fede che voglio riportare nel quartiere anche se il campanile come sapete non si vede, è mozzo!». Padre Adriano ha le idee chiare. «Credo che il vangelo bisogna portarlo fuori dalla chiesa, in mezzo alla gente, nella strada, parlando con i commercianti, con chi abita le vie, facendoci conoscere. Non faceva così anche Gesù quando incontrava i poveri, i ladri, tra pubblicani e farisei? Era Gesù che andava da loro. Diceva: «Seguimi, vieni con me!». Credo che la chiesa e il vangelo, i suoi valori di amore, umanità e speranza, possano essere un valido punto di riferimento non solo per la parrocchia, ma per tutto il quartiere che ha al suo interno la mensa di padre Lino e il centro di smistamento di beni di prima necessità».
Non solo dunque un’azione legata al sociale, ma soprattutto al mondo spirituale. I valori del vangelo, in una società come quella di oggi, sono ancora uno scandalo. «Penso che il parroco debba andare in mezzo alla gente, parlare con tutti, capire i problemi e il disagio. Anche negli incontri prematrimoniali invito sempre al reciproco rispetto e alla pazienza, cerco di essere un amico che aiuta gli altri. Se non c’è l’amore di due persone che costruiscono una famiglia, diventa difficile poi restituire questo amore nella società». Padre Adriano è consapevole che non esiste una ricetta assoluta ma solo un modo evangelico di porsi verso i parrocchiani. «Io credo negli adulti. Mi piacerebbe che gli adulti cominciassero a frequentare la parrocchia come un luogo vivo, di scambio d’idee e di valori con cui affrontare la realtà del presente. Io sono qui, le porte sono aperte. La parrocchia può diventare un punto di riferimento nel quartiere, per tutti. Il lavoro è lungo e difficile. Ma credo che gli adulti, prima di tutto, possano fare molto. Sono loro che insegnano ai propri figli. Se manca la famiglia è difficile restituire alla società i suoi valori. Io credo molto in questo. Spero che le campane diano la sveglia a un quartiere che ha bisogno di valori di solidarietà e di amore». All’inizio qualcuno si lamentava perché le campane disturbavano, oggi qualcuno si lamenta quando le campane non suonano. Dice don Adriano: «L’Ave Maria di Nazaret che si ascolta di sera è un pensiero di saluto dalla vostra chiesa che raggiunge ciascuno nella propria casa, senza nessuna distinzione, tutti i giorni. E questo non è poco. Per molti può essere già un motivo di consolazione. Un modo per dire: io sono qui!». G.C.

 

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