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"Il nostro lavoro di notte, tra vernice, fatiche e mascherine

"Il nostro lavoro di notte, tra vernice, fatiche e mascherine
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Andrea Del Bue
C’è qualcuno a cui l’odore di vernice piace. Altri, invece, lo odiano: sono quelli che ci lavorano a contatto tutti i giorni. Un nome per questo mestiere non c’è, esiste solo una perifrasi: «operai addetti alla segnaletica stradale». E quando questa è orizzontale, la vernice è tutto e bisogna vivere con la mascherina addosso.
Una vita con la mascherina
Sono le 22, iniziano i lavori in via Mantova, da via Venezia a via Emilia Est, di rifacimento delle linee di mezzeria, carreggiata, passaggi pedonali, spartitraffico, precedenza e stop. La squadra è formata da quattro operai: Stefano Bernini, il capo, Emanuele Villa, Fabio Gatti e Abdul Mbengue.  Sono in trasferta, per conto di un’azienda di Castiglione delle Stiviere che ha vinto l’appalto indetto da Infomobility, la partecipata del Comune che ha il ruolo di progettazione, gestione e supervisione di tutta la segnaletica stradale comunale. L’abbigliamento è tutto arancione, per la sicurezza: pantaloni, maglietta, pettorina. Si inizia col montare la latta di 30 litri di vernice sulla macchina traccialinee: il rumore del motore è assordante, bisogna proteggersi e, al tempo stesso, stare attenti a sentire il traffico: un'acrobazia complicata. La mascherina è necessaria, «perché il nostro lavoro è tutto in mezzo alla strada - spiega Bernini - tra smog e polvere. E l’odore della vernice è insopportabile. Facile dire che è buono, come fa qualche passante: vorrei vederlo respirare tutti i giorni questa roba». Poi bisogna posizionare i coni: uno guida il camion, l’altro si siede dietro e li appoggia con precisione impeccabile. E si inizia a lavorare con la pistola che getta la vernice: anche qui servono esperienza e accuratezza, soprattutto per le linee, mentre per passaggi pedonali, precedenze e stop aiutano le stadie.
Che fatica la maleducazione
«Spostare questa macchina è la parte più dura di questo lavoro: è molto pesante», spiega il caposquadra. A livello fisico, perché è ancora più dura, da digerire, la maleducazione della gente: «Le persone sono strane - riflettono gli operai -; si lamentano se non c’è la segnaletica e ci insultano se lavoriamo e creiamo piccoli disagi al traffico. Sono intolleranti, non c’è rispetto». La frase più ricorrente pronunciata dagli automobilisti ne ha del paradosso: «Ci dicono: “Andate a lavorare” - raccontano -; oppure “Fuori dai coglioni che dobbiamo andare a lavorare”. Come se noi fossimo qui a divertirci». L’unica cosa da fare «è fare finta di niente», spiega Mbengue, senegalese.
Fatiche e sacrifici
 Eppure, dietro questo mestiere c’è sacrificio: si lavora tutte le notti dalle 22 alle 6, dalla domenica al giovedì. Venerdì e sabato riposo: troppo traffico, anche di notte. Si respira aria insalubre e si sacrifica buona parte di vita sociale, perché di giorno si prova a dormire. Sembra facile, ma è durissima: «I ragazzi non vogliono fare questo lavoro - sottolinea Bernini -; molti provano una settimana e poi smettono». Il problema è la fatica; al sonno, però, non ci si può mai arrendere, anzi: «Le antenne devono essere sempre dritte - spiegano - perché il pericolo è dietro l’angolo e non ci si può certo far forti dell’esperienza». I coni, le luci, essere vestiti di arancione fanno tanto, ma talvolta non basta: «Si possono approntare tutte le precauzioni del caso - riflettono - ma alla fine chiunque può entrare improvvisamente nel cantiere: la nostra sicurezza dipende più dagli altri che da noi stessi». Se non ci si fa del male, bisogna tollerare i passaggi sulla vernice fresca: se succede, entro i dodici minuti di media che servono alla tintura per asciugare, è tutto da rifare. Vige, quindi, l’incertezza; soprattutto in merito al clima: se piove si sta casa, perché la vernice non attacca.
Orgogliosi del proprio lavoro
Nonostante gli insulti, a nessuno sono mai sorti dubbi sull’importanza di questo lavoro: «Il codice della strada dice che la segnaletica verticale ha la priorità rispetto a quella orizzontale – conclude il caposquadra -, ma senza le linee per terra l’automobilista non capisce più niente». E ora che arriva l’autunno, con le prime nebbie, ancora di più.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • Manu

    28 Settembre @ 09.55

    Scusate ... non sono martiri. Ci sono tante altre categorie di lavoratori che lavorano di notte, compreso il weekend, e con vernici, o a temperature molto elevate, o al freddo in inverno fuori. Quest'articolo rasenta il patetico

    Rispondi

  • franco

    27 Settembre @ 18.37

    MA COSA SONO LE "TATICHE"??

    Rispondi

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