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Simona, da Parma alla Colombia: "Qui mi sento parte di qualcosa"

Simona, da Parma alla Colombia: "Qui mi sento parte di qualcosa"
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 Simona Gelmetti, operatrice socio sanitaria del «Romanini», si trova da tre settimane in Colombia per un periodo di volontariato con l'associazione Amurt, in una casa per bambini che ospita piccoli provenienti da famiglie con problemi legati alla prostituzione e alla violenza. Ecco il suo racconto.

«Sono qua!», ho detto con un sospirone di sollievo vedendo Giuseppe (Dada) che mi cercava tra le centinaia di persone all’aeroporto di Medellín, Colombia, e dissolvendo così le paure di un viaggio di tredici ore sopra un mare quasi infinito, paesaggi sconosciuti e, lo devo confessare, qualche mese di tensioni che oggi so essere state inutili, come spesso lo sono le paure giornaliere che ci rendono infelici. Prima volta di molte cose: lasciare i miei figli per tanto tempo, Sud America, viaggiare sola per dare qualcosa agli altri e, forse, riscoprire un po' me stessa. Sono in Colombia, la famigerata, violenta, pericolosa e sconosciuta Colombia, per dedicare un tempo della mia vita alla Fundación Babanagar (città d’amore) conosciuta attraverso Amurt, una onlus con sede a Parma (www.amurt.it). Ero anche un po' curiosa di vedere personalmente uno dei loro progetti, fondato e diretto da un Italiano, loro membro da 30 anni.
Dopo la notte a casa di un’amica, è cominciata la mia prima settimana: lunedì mattina, sveglia alle 5 e, insieme a Luz Marina, detta LaMami (direttrice e volontaria non stipendiata, che ha lasciato un importante posto di lavoro e una vita agiata per dedicarsi a questa missione) e Conchita (una professoressa in pensione che ci accompagna tutti i lunedì), siamo andate a prendere i bambini. Il punto d’incontro è stato nel centro di Medellín, dove le mamme convergono il lunedì mattina e ritornano il venerdì pomeriggio a riprendere i figli. Con i bambini è stato un amore a prima vista: bellissimi tutti, rigorosamente in divisa, mi hanno sorpreso con un abbraccio collettivo che mi ha fatto sparire tra di loro e con un italianissimo «Buongiorno». Meravigliosi! Medellín, seconda città colombiana in ordine d’importanza, chiamata la capitale della montagna, dista circa 60 chilometri da Babanagar e quindi dopo un’oretta siamo arrivati a destinazione. Nel viaggio sono stata nel dilemma se dare attenzione ai bambini (che mi facevano tutti domande in spagnolo) o vedere il maestoso paesaggio dell’autostrada che si inerpicava sulla cordigliera delle Ande. Arrivati al paesino, abbiamo continuato a salire verso il villaggio Viboral: lì abbiamo lasciato i bambini più grandi nella scuola di prima elementare e siamo saliti a piedi verso «el Hogar», la Casa d’infanzia di Babanagar. Il sentiero è abbastanza tortuoso e la strada inimmaginabile. Ma, alla fine, che dire...? Il panorama mi ha tolto il respiro. E così, circondata da montagne di un verde perenne, vestite da millenari boschi nativi e coltivazioni sconosciute, io, Simona, lontana dalla sicurezza della mia casa, in un posto nuovo e con perfetti sconosciuti, mi sono sentita parte integrante e attiva dell’universo e sono stata travolta da una grande felicità. 
Ma veniamo a Babanagar. Qui si respira il sapore delle cose semplici e genuine, dei gesti veri, dei sorrisi puliti, del calore e del ritmo gentile e paziente con cui si condivide ogni attimo della giornata. Una casa non intonacata, quattro stanze aggiunte alla vecchia casa contadina, ogni centimetro utilizzato efficientemente. Mi hanno dato la stanzetta degli ospiti, tutta per me, con bagno personale, un lusso considerando che in questa casa vivono altre 23 persone. Luz Marina è aiutata da tre ragazze del villaggio, Natalia, Irene e Luz Dary, e guardandole lavorare mi rendo conto di cosa significhi servire con amore.  La giornata vola in un modo semplice ma intenso. Alle 5.30 del mattino i bambini si svegliano (da soli), doccia fredda per tutti, «cerimonia» della vestizione (qui tutto è di tutti, a parte mutandine e spazzolino), alle 6.30 colazione insieme. I bambini sono disciplinati e un vero miracolo di obbedienza. Finita la colazione, seguendo una lista attaccata al frigorifero, tutti si mettono in azione: chi spazza, chi sparecchia, chi pulisce i tavoli, chi lava i piatti, il tutto fatto con allegria ed entusiasmo. Sono bambini felici! Alle 8 i più grandi vanno nella scuola locale, a qualche centinaio di metri, e i piccolini seguono le lezioni con Natalia e Irene, mentre Luz Dary inizia con la prima delle tre «lavatrici» giornaliere. Alle 12 il delizioso pranzo (qui è tutto vegetariano). Dopopranzo si rivede la stessa scena della mattina, quindi tempo libero e nel pomeriggio si formano tre gruppi di studio per compiti e recupero. Al termine, verso le 16.30 giochi collettivi e alle 17.30 si cena. Dopo cena, tutti in pigiama e raduno nel lettone (dove dormono tutte le 10 bambine insieme), con LaMami per la scala di valori, un programma chiamato «Compagnetto Stella», dove si incentivano giornalmente i comportamenti positivi dei bambini attraverso della premiazione, con stelline, per essere stati impeccabili nelle varie attività, o nei casi dove hanno dimostrato attitudini positive. Tutti i venerdì, prima di ritornare a casa, chi ha più stelline vince il premio settimanale e i bambini fanno a gara per essere i migliori e così assorbono, senza rendersene conto, i valori  che tutti noi dovremmo avere. Alle 20 o 21 tutti a letto.
A parte il lavoro interno, Babanagar è anche molto presente nel lavoro della comunità vicina e lotta a livello municipale contro la corruzione e lo sfruttamento della povera gente. Luz Marina è anche presidentessa della vereda (villaggio formato da circa 100 famiglie e 400 persone) dove è locato Babanagar. Una volta al mese qui si fa il «trueque» (baratto) dove arrivano 80-100 persone per scambiarsi i prodotti della terra con Babanagar, che offre a prezzi stracciati capi di abbigliamento e altro, che la gente della città regala. Sabato, Liila, altra volontaria, è stata la mia guida nella visita a Medellín. Considerata una delle città più pericolose del mondo, ho visto solamente tranquillità e dinamismo, con begli edifici, grattacieli, parchi, musei, centri commerciali grandissimi: insomma, una città moderna. Per non parlare dei mercatini e dei negozi dove, per pochi euro, ho comprato molti regali che creeranno molta «invidia». La gente è sorridente, gentile, con occhi brillanti e simpatici. Tutti mi sorridono e mi sento bene. Con il passare delle ore mi rendo conto che l’ospitalità colombiana è meravigliosa e il mito dei colombiani violenti si dissolve. Liila mi spiega che c'è stato un tempo difficile e che c'è ancora violenza (specialmente nei territori dove i trafficanti di droga lottano per il dominio) ma, come da tutte le parti, anche se le mele marce non sono molte, danno l’impressione di dominare tutto il resto.
L'avventura a Babanagar non è ancora finita, sono ancora qui: adesso non mi sento più un’ospite, ma parte integrante di questa famiglia meravigliosa che adesso è, e sarà sempre, mia. 
Nota finale. Un piccolo/grande regalo tutto per me: da quando sono arrivata qui, non ho fumato. La vibrazione pura di Babanagar ha eliminato questo vizio distruttivo che non riuscivo a controllare. Ho quindi deciso di donare i 4 euro giornalieri, spesi inutilmente in fumo, per i meravigliosi bambini di Babanagar. 
 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • rocio restrepo

    02 Dicembre @ 12.38

    Cara Simona: voglio ringraziarti per le meravigliose parole per la mia città e soprattutto per i nostri bambini che sono pieni di voglia di dare e di ricevere amore. Ti prego scrivimi e ci terremo in contatto. Voglio dirti che ho pianto al leggere la tua lettera, bellissima. Un abbraccio e grazie di cuore.

    Rispondi

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