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Sei anni ai rapinatori stakanov

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 Professionisti delle rapine,  eppure  di un'ingenuità perdonabile.  Oltre che sfortunati. Tanto da mettere a segno due  colpi a distanza di venti giorni  utilizzando la stessa auto intestata a uno dei due. E farsi immortalare da un autovelox per  eccesso di velocità.
Sprovveduti e pericolosi al  tempo stesso, soprattutto quando il 4 settembre 2010 assaltarono l'In'S di strada Argini.  S.C., 33 anni,  e A.C., 29, entrambi residenti a Napoli,  nonostante il secondo sia nato a  New York, sono stati condannati  dal gip Maria Cristina Sarli a 6 anni di reclusione con giudizio  abbreviato, oltre a 2mila euro di  multa. Una pena pesante, che ha  rispecchiato in pieno la richiesta del pm Antonino Lupo, a maggior ragione se si considera che il rito alternativo prevede lo sconto di un terzo della pena.
Furono più fortunati la seconda volta, al Lidl di largo 24 Agosto 1942. Non solo perché il 23  settembre non incapparono nell'autovelox, ma perché il bottino fu di un  certo peso: 11.411 euro, quando il  4 settembre nelle loro tasche di  euro ne erano finiti 2.560. Stesso  modus operandi, stesse caratteristiche fisiche di un rapinatore:  gli uomini della Squadra mobile  fin da subito sono stati convinti  che i due assalti portassero le  stesse firme. In entrambi i casi, le  razzie vennero messe a segno al l'orario di chiusura dei super mercati. All'iN's, fu C.A. ad  entrare in azione verso le 12,30,  mentre S.C. faceva il palo. Giovane, volto scoperto, aspetto curato e occhi di ghiaccio. Estrasse  la copia di una semiautomatica  scura. Non ebbe bisogno di parlare a lungo, ma anche dalle poche frasi pronunciate si capì che,  a meno che non fosse un abile  attore, era originario della Campania.  Prima di scappare,  chiuse in bagno le due dipendenti (che furono poi liberate dalla  polizia). Una mossa studiata per  evitare che le commesse vedessero il modello e la targa dell'au to a bordo della quale sarebbe  fuggito con il complice che lo attendeva al volante.
Mossa azzeccata, se non fosse  stato per il passante che notò e  riferì agli investigatori il modello  della vettura e la prima lettera della targa. Un primo tassello al  quale gli uomini della Sezione  rapine sono stati abili a collegare  gli altri: quello di  una traccia di  guano sulla parte posteriore del l'auto beccata dal doppio autovelox. Attraverso la targa, la Mobile risalì al nome del proprietario, ossia al più «vecchio»  dei  due complici. Fu chiesto l'intervento dei poliziotti partenopei,  ma il titolare della Yaris non venne rintracciato. Per le indagini  sul colpo al Lidl, invece, gli elementi a disposizione degli investigatori furono molto più scarni, anche se non in contrasto con  quelli di inizio mese. Dell'auto si  sapeva solo che era chiara, di piccole dimensioni.
Quella volta, il 23 settembre,  poco dopo le 21, a entrare in azione furono due malviventi.  Il bottino,  di tutto rispetto, poteva bastare  per un po'. Ma così non è stato: tre  settimane dopo, gli stessi banditi  svuotano le casse del Lidl di Pescara. E nella città marchigiana,  lo scorso marzo, gli stakanovisti  della rapina vengono rintraccia ti e  arrestati. 

 

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