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Pagliari: "Si è chiusa la fase politica dei governi civico-polisti"

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Gian Luca Zurlini
Per quasi quattro anni e mezzo è stato in trincea  sul fronte dell'opposizione alla giunta guidata da Pietro Vignali. E adesso, dopo le dimissioni del sindaco e l'arrivo del commissario Anna Maria Cancellieri alla guida del Comune, per il capogruppo del Pd Giorgio Pagliari è il tempo di un bilancio, anche se con lo sguardo già rivolto al futuro della città. «Quello che è successo nelle ultime settimane è stata la conclusione di un processo che di fatto si era già avviato con l'inizio di questo mandato amministrativo. Ricordo che in occasione della presentazione del primo bilancio preventivo, a dicembre del 2007, avevo detto che c'era bisogno di un'operazione-verità, in quanto già in campagna elettorale il candidato del centrosinistra Alfredo Peri aveva denunciato un buco strutturale di 17 milioni di euro nel bilancio del Comune, che i fatti hanno poi dimostrato essere vero. Ma già in quella occasione, come in molte altre in seguito, venni tacciato di fare solo catastrofismo. Gli avvenimenti dell'ultimo anno hanno dimostrato che non era così».
Il momento della svolta
Giorgio Pagliari ha in mente un riferimento ben preciso per quello che è stato il momento della svolta e l'inizio del declino per la giunta Vignali: «Il vero momento di svolta è stato il primo semestre del 2010. Fino a quel momento, anche quando denunciammo, ad esempio,  la questione della Spip e del costo dei suoi terreni, di fatto eravamo isolati e c'era in città un consenso acritico verso la Giunta che rendeva tutto più difficile. La scintilla è scattata quando c'è stato il ricorso delle imprese edili di Parma contro le varianti al Poc, seguito poi dalla rinuncia alla metropolitana, che era stato il cavallo di battaglia della campagna elettorale di Vignali con divisioni e polemiche all'interno della maggioranza. Questi due fatti, assieme a una presa di coscienza graduale dei problemi cui andava incontro Stt, hanno incrinato quella sicurezza che fino allora aveva contraddistinto la maggioranza e hanno acceso l’attenzione dell’opinione pubblica».
Il caso della Tep
Un altro momento-chiave è stato l'«esplosione» del problema delle partecipate: «A settembre del 2010 è uscito alla ribalta anche il grave fatto dell'investimento di Tep in Banca Mb, che si è unito alle prime crepe nella coalizione nel giudizio sull'operato dell'allora presidente di Stt Andrea Costa». E proprio sulla Tep e sulle dimissioni del presidente Tiziano Mauro, a giudizio di Pagliari, il sindaco ha dato «un segnale evidente di debolezza, prima tacendo in Consiglio comunale e poi poche ore dopo, a “caso” già esploso, convocando una conferenza stampa in tutta fretta  in sala giunta per affermare di avere ottenuto le dimissioni del presidente Tep. Da quel momento in poi le cose sono precipitate e la maggioranza non ha più ripreso quota».
La mancanza di autocritica
Per Pagliari «il momento delle dimissioni di Vignali sarebbe dovuto essere alla fine del 2010, quando era ormai evidente che il quadro politico era compromesso e c'era l'incapacità di trovare vie d'uscita al tunnel in cui il sindaco si era andato a infilare. Però è del tutto mancata, oserei dire fino all'ultimo, la capacità di autocritica e di una visione responsabile dell'amministrazione della città e così, fin dall'inizio, si è andati avanti con la massima autoreferenzialità senza curarsi minimamente della nostra disponibilità - data per rispetto della città - a sedersi a un tavolo per discutere di bilancio e di partecipate, ma chiudendosi invece a riccio in se stessi. E il 2011 è stato poi solo una corsa affannosa a tappare le falle che si aprivano, chiudendosi poi nel modo che sappiamo tutti».
Bilancio positivo del gruppo Pd
Per quel che riguarda il gruppo, il bilancio che Pagliari fa dell'attività svolta è positivo: «Il gruppo Pd, nonostante le diverse sensibilità naturalmente presenti al suo interno, è rimasto unito e ha così potuto giocare un ruolo qualificante e decisivo. Ne è la prova la chiusura anticipata della legislatura: un risultato raro e straordinario, reso possibile da un’azione, spesso condotta insieme alle altre opposizioni, incentrata sul merito dei problemi, attenta alle grandi questioni come alle piccole, e costante. Usando una metafora, direi che le nostre denunce sono state come gocce che pian piano hanno scavato nella pietra e l'hanno assottigliata fino a romperla.  E se è vero che non si può esultare per le condizioni in cui oggi si trova il Comune, è altrettanto vero che i mesi del commissariamento serviranno per fare chiarezza e consentire a chi amministrerà la città nel prossimo manato di ripartire da una base senza ombre».
Le prospettive future
   Per quanto riguarda il futuro, Pagliari non entra nel merito delle primarie del centrosinistra, ma dice chiaramente che «con la caduta di Vignali si è chiusa la fase politica e amministrativa dei governi civico-polisti durata oltre un decennio. Un’esperienza che, in particolare nell’ultimo periodo, si è andata caratterizzando per mancanza di visione, particolarismo e clientelismo. In altre parole, sindaco e Giunta dimissionari hanno preteso di identificare l’interesse pubblico con gli interessi di parte da loro privilegiati e con la semplice sommatoria di questi ultimi: così è nato, ad esempio, il piano dei parcheggi interrati in centro storico. Le macerie di questa esperienza e la generale insoddisfazione che ha accompagnato gli ultimi mesi di questa amministrazione testimoniano che, in tal modo, non vi è tutela effettiva né degli interessi generali, né di quelli particolari. È necessario che si recuperi l’autorevolezza e l’indipendenza della funzione di governo perché - per tutti e contro nessuno e con il massimo di attenzione alle istanze di ciascuno - è indispensabile che Parma riabbia un sindaco che responsabilmente scelga nell’interesse di Parma. In questa prospettiva, credo che tutta la città debba sentirsi chiamata a una riflessione - critica e autocritica - sull’esperienza politico-amministrativa che si è conclusa. Una riflessione indispensabile per garantire una ripartenza rapida in un contesto di vero e sostanziale rinnovamento: il solo che può assicurare una vera modernizzazione del cosiddetto  sistema Parma.  E poi - conclude Pagliari - si dovrà abbandonare la politica degli interventi-immagine, funzionali al consenso, ma non alla crescita della città e bisognerà dedicare, senza mai dimenticare le esigenze del vero sviluppo, attenzione anche alle cosiddette piccole opere, dimenticate in questi tempi perché non hanno effetto immagine, ma che sono importantissime per la qualità della vita».

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