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UDC: dissesto idrogeologico e calamità naturali, occorre ripartire dalla Mozione Libé

UDC: dissesto idrogeologico e calamità naturali, occorre ripartire dalla Mozione Libé
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Comunicato stampa
 
Sono passati quasi due anni da quando l’UDC, primo firmatario l’On. Mauro Libè assieme agli On. Michele Vietti (Piemonte) e On. Gabriella Mondello (Liguria), presentava una mozione contenente una significativa proposta al Governo per affrontare e finalmente gestire, con un approccio assai diverso dall’attuale, il problema del grave rischio idrogeologico e sismico dovuto all’assetto geomorfologico del territorio italiano.
Non più prevenire, bensì curare si potrebbe sintetizzare, con maggiore vantaggio non solo in termini di sicurezza e di vite umane, ma anche economico.
Frane, esondazioni, dissesti morfologici di carattere torrentizio, trasporto di massa lungo le conoidi nelle zone montane e collinari, esondazioni e sprofondamenti nelle zone collinari e di pianura sono ormai eventi troppo frequenti e catastrofici per essere classificati, o meglio liquidati, come ipotesi remote purtroppo realizzatesi.
La causa che ha portato ad un incremento di questi fenomeni infatti ha radice nell’azione dell’uomo.
L’incremento degli insediamenti urbani e industriali nel solo dopoguerra è in molti casi vicino al 500 per cento mentre gli insediamenti appenninici e montani e con essi le preziose attività di buona manutenzione di territorio boschi, argini e torrenti, hanno subito l’opposta tendenza.
A questo fenomeno si aggiunga che non sempre gli amministratori locali hanno mostrato, nella definizione dei piani regolatori e di insediamento comunali, buon senso e misura.
Sempre più spesso dunque il Governo si trova chiamato ad intervenire con costosi cerotti per porre “una pezza” al malgoverno del territorio e al “fatalismo” di alcuni amministratori.
Il programma nazionale delle bonifiche, ricorda la mozione dell’On. Libè, è stato varato nel 1998 passando da 27 miliardi di lire a 3000 miliardi di lire nel 2000 fino agli attuali 500 milioni di euro, ma poco si conosce circa le modalità con cui vengono gestite queste risorse e soprattutto sono praticamente invisibili i miglioramenti al territorio che il programma nazionale avrebbe dovuto apportare.
Lo stesso Piano Casa varato dal Governo per il rilancio del settore edilizio non tiene conto di misure che prevedano un corretto utilizzo del territorio, né un sistema di incentivazione per il recupero e la riqualificazione del patrimonio edilizio esistente, né si preoccupa di prevedere delle priorità, come ad esempio la delocalizzazione di insediamenti abitativi e produttivi dalle aree a forte rischio.
Fino a che il Governo e la politica nel suo complesso non inserirà fra le priorità del Paese una seria politica di prevenzione che pianifichi organizzi e programmi  interventi di riqualificazione del patrimonio edilizio e la messa in sicurezza delle aree a rischio saremo sempre appesi a un filo.
Le misure finanziarie erogate negli anni per fronteggiare le emergenze legate alla difesa del suolo hanno dimostrato di essere non solo costose, ma inefficaci.
Per essere più chiari facciamo un esempio: degli 1,6 miliardi assegnati nel 2009 alla protezione civile, oltre il 91 per cento è andato per coprire i danni prodotti dalle avversità atmosferiche nel 2008, lasciando quasi nessuna risorsa da destinare ad interventi di prevenzione delle emergenze future.
Per questo sentiamo l’esigenza, proprio in un momento come questo, di lanciare il messaggio che la politica bussi un colpo con iniziative concrete magari riprendendo la mozione dell’On. Libè, non evidentemente perché questo governo l’accolga (è evidente infatti che in questo grave momento il governo non è in grado di esercitare alcuna funzione) ma perché guardando al futuro prossimo anche questi temi vengano inseriti nel novero dei problemi più urgenti, da affrontare e risolvere.
Il tema infatti non può essere portato solo sul tavolo del prossimo governo, ma anche su quello delle regioni, degli enti locali e degli istituti preposti perché tante e incisive sono le iniziative da realizzare.
Si dovrà predisporre un piano pluriennale delle opere per la messa in sicurezza del territorio nazionale, che preveda una stima completa delle aree dove intervenire, un elenco delle opere e dei relativi costi, l'individuazione degli interventi sulla base di indici tecnici che ne determino le priorità e il coinvolgimento di tutti gli organismi preposti; 
Prevedere un congruo stanziamento per un impegno di spesa annuale per l'ottimizzazione del territorio nazionale; 
Inasprire i controlli sull'effettivo rispetto della normativa sull'edilizia pubblica e privata, al fine di garantire una reale certificazione anti-sismica delle costruzioni, sia a destinazione abitativa, sia a destinazione industriale; 
Valutare l'opportunità di vincolare una quota del gettito fiscale alla costituzione un fondo di garanzia per il lucro cessante delle attività economiche esistenti sul territorio oggetto di evento sismico e/o idrogeologico; 
Rafforzare il sistema dei controlli in materia di edificazione in funzione di una maggiore attenzione al rispetto del suolo, garantendo l'applicazione di sanzioni certe per gli attori che non rispettino le normative in materia; 
Assumere iniziative volte a prevedere una progressiva delocalizzazione di tutti gli insediamenti, abitativi e produttivi, dalle aree a forte rischio idrogeologico; 
Favorire la riqualificazione energetica del patrimonio abitativo e industriale esistente in funzione di un adeguamento tecnologico che permetta un maggiore risparmio energetico; 
Sviluppare un sistema di contrasto efficiente all'abusivismo e all'edificazione selvaggia; 
Favorire il recupero delle aree dismesse o sottoutilizzate e ad incrementare le politiche a sostegno del recupero dei siti altamente inquinati. 
 
L’UDC è dunque disponibile, con queste premesse e partendo da queste proposte elaborate dall’On. Libè ad affrontare responsabilmente il problema presso ciascuno dei livelli politici di competenza e non mancherà, anche attraverso ulteriori iniziative di sensibilizzazione, di lavorare affinchè si realizzino, perché la politica del prossimo futuro e le sfide del Paese passeranno anche e soprattutto da questi temi.

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