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«Pensieri, lacrime e silenzio» Le riflessioni degli studenti delle scuole superiori di Parma al ritorno dalla visita ai campi di concentramento nella Giornata della memoria Auschwitz e Birkenau. Un pellegrinaggio della memoria per non dimenticare, e per capire da vicino che cosa sono stati i campi di concentramento. Cinquanta studenti parmigiani, di alcuni istituti superiori, sono rientrati da un viaggio che certamente non dimenticheranno. La cronaca la affidiamo proprio alle loro parole: sono solo piccoli frammenti di un «diario» degli studenti (e dei loro docenti) che probabilmente avrà in seguito una pubblicazione. Ma anche se si tratta di frasi estrapolate da un racconto più ampio, e con il contributo di altri studenti, sono sufficienti a rendere l'idea delle emozioni e delle riflessioni di questi ragazzi. «Una gigantesca teca di capelli, un'altra di scarpe, un'altra ancora di stoviglie... Questo è Auschwitz , questo è quello che rimane di quell'orrore chiamato Olocausto. Quando siamo arrivati a Birkenau pioveva, ma di quella pioggia fine e sottile che dà fastidio come quel posto tocca l'anima. Con orrore guardi l'immensità di questo campo e la nebbia non te ne fa scorgere la fine. Visitare quei posti, immaginare le sofferenze provate è un dovere, per non dimenticare e non azzardarsi a revisionare. Non mettete in dubbio quello che è successo, non siate dei carnefici della memoria». Giulia Cozzolino (Romagnosi) «Sofferenza, dolore per non dimenticare uno sterminio che evidenzia i tanti limiti dell'uomo». Amedeo Cavalca (Toschi) «L'esperienza di questo viaggio è indescrivibile, l'unica cosa certa è che rimarrà come segno indelebile nella mia memoria. Le parole non possono descrivere le emozioni nel varcare l'entrata del campo sotto l'insegna «Il lavoro rende liberi», perchè il pensiero che quella terra sia stata calpestata da milioni di persone si traduce in silenzio e vergogna». S.T. (Marconi) «Sono partito con la curiosità di chi vuole capire qualcosa di più del mondo in cui viviamo, e ritorno con una consapevolezza maggiore per quanto riguarda la crudeltà dell'uomo». Lorenzo (Bocchialini) «Tanti pensieri, tante lacrime, silenzio, rispetto. Questo è Auschwitz, un viaggio per comprendere i limiti del'uomo, per comprendere il senso della vita». Lucia Mazza (Zappa-Fermi) «La cosa più strana è che mi è quasi “dispiaciuto” uscire da Birkenau. Questo viaggio nel passato penso che debba servire a ragionare sul presente». Anna Guarinoni (Toschi) «Alcuni hanno un volto, chi solo un nome o un numero, tanti sono spariti nella nebbia, ma ognuno di essi ha lasciato una traccia indelebile». Gabriele Frongia (Marconi) «Siamo uomini e donne tanto quanto le vittime e i carnefici di questo campo: per questo «Pensieri, lacrime e silenzio» Le riflessioni degli studenti delle scuole superiori di Parma al ritorno dalla visita ai campi di concentramento nella Giornata della memoria Auschwitz e Birkenau. Un pellegrinaggio della memoria per non dimenticare, e per capire da vicino che cosa sono stati i campi di concentramento. Cinquanta studenti parmigiani, di alcuni istituti superiori, sono rientrati da un viaggio che certamente non dimenticheranno. La cronaca la affidiamo proprio alle loro parole: sono solo piccoli frammenti di un «diario» degli studenti (e dei loro docenti) che probabilmente avrà in seguito una pubblicazione. Ma anche se si tratta di frasi estrapolate da un racconto più ampio, e con il contributo di altri studenti, sono sufficienti a rendere l'idea delle emozioni e delle riflessioni di questi ragazzi. «Una gigantesca teca di capelli, un'altra di scarpe, un'altra ancora di stoviglie... Questo è Auschwitz, questo è quello che rimane di quell'orrore chiamato Olocausto. Quando siamo arrivati a Birkenau pioveva, ma di quella pioggia fine e sottile che dà fastidio come quel posto tocca l'anima. Con orrore guardi l'immensità di questo campo e la nebbia non te ne fa scorgere la fine. Visitare quei posti, immaginare le sofferenze provate è un dovere, per non dimenticare e non azzardarsi a revisionare. Non mettete in dubbio quello che è successo, non siate dei carnefici della memoria». Giulia Cozzolino (Romagnosi) «Sofferenza, dolore per non dimenticare uno sterminio che evidenzia i tanti limiti dell'uomo». Amedeo Cavalca (Toschi) «L'esperienza di questo viaggio è indescrivibile, l'unica cosa certa è che rimarrà come segno indelebile nella mia memoria. Le parole non possono descrivere le emozioni nel varcare l'entrata del campo sotto l'insegna «Il lavoro rende liberi», perchè il pensiero che quella terra sia stata calpestata da milioni di persone si traduce in silenzio e vergogna». S.T. (Marconi) «Sono partito con la curiosità di chi vuole capire qualcosa di più del mondo in cui viviamo, e ritorno con una consapevolezza maggiore per quanto riguarda la crudeltà dell'uomo». Lorenzo (Bocchialini) «Tanti pensieri, tante lacrime, silenzio, rispetto. Questo è Auschwitz, un viaggio per comprendere i limiti del'uomo, per comprendere il senso della vita». Lucia Mazza (Zappa-Fermi) «La cosa più strana è che mi è quasi “dispiaciuto” uscire da Birkenau. Questo viaggio nel passato penso che debba servire a ragionare sul presente». Anna Guarinoni (Toschi) «Alcuni hanno un volto, chi solo un nome o un numero, tanti sono spariti nella nebbia, ma ognuno di essi ha lasciato una traccia indelebile». Gabriele Frongia (Marconi) «Siamo uomini e donne tanto quanto le vittime e i carnefici di questo campo: per questo Auschwitz fa parte di noi». Daniele Balestrazzi (Marconi). Le forti emozioni che questa esperienza mi ha suscitato forse mi impediranno di ripeterla; spero però che non si rischi mai di dimenticare, e che ancora ragazzi come noi si impegnino a mantenere vivo il ricordo di quelle atrocità». A.M. (Romagnosi) «Torno a casa con una nuova coscienza dei fatti: ciò che ho visto e vissuto personalmente mi fa capire l'importanza del ricordo perchè questa tragedia non deve essere dimenticata. La mia testimonianza porterà avanti questo valore». Erica (Bocchialini) «Penso che tutti i giovani del mondo dovrebbero vedere con i propri occhi cos'è stato e com'è oggi Auschwitz.. Nessuno deve più rimanere all'oscuro di ciò che è successo». Natasha Belli (Zappa-Fermi) «Ciò che più mi terrorizza è che anch'io sono un uomo, forse anch'io sarei in grado di torturare fino alla morte altri simili a me e credo che anche dentro di me ci sia una parte di Auschwitz». Giulia Terroni (Zappa-Fermi) «Il male è dentro di noi. E non è poi così lontana Auschwitz... Ciò che brucia in modo atroce è la consapevolezza che Auschwitz non è terminata per sempre ma continua a rivivere anche nelle nostre singole vite. Ho paura perchè ho appreso la banalità del male e quanto poco ci vuole per ricreare l'orrore passato». Elena Morgillo (Romagnosi) «E' dopo, quando stai uscendo da Auschwitz, quando cammini per Cracovia, che percepisci le cose passate con uno strano senso di vicinanza. L'orrore, certo, per quello che è successo, ma anche l'inquietudine per ciò che ancora oggi rappresenta (in altri stati, per altre guerre) Auschwitz. S.G. (Romagnosi) «E' impossibile immedesimarsi nelle povere vittime di quei luoghi e ancor di più capire il perchè di certe cose». Eleonora Prost (Romagnosi) «Riporto a casa con me tanto che non sapevo, emozioni che è difficile provare...». Alessandra (Bocchialini) «Ritorno con una consapevolezza maggiore per quanto riguarda la crudeltà dell'uomo». Lorenzo (Bocchialini) «Torno a casa cambiata, con la voglia di trasmettere a tutti coloro che conosco quello che ho provato e visto». Ottavia (Bocchialini) «Ogni parola rischia di diventare banale e scontata: è più corretto non commentare ma riflettere». Tiziano Galdy (Marconi) «Terminata la visita, una delle prime cose che ho pensato è stata “tutti dovrebbero vedere”. Ho pensato questo perchè leggere non è abbastanza, studiare non è abbastanza, solo vedere con gli occhi, con i propri occhi può avvicinare noi, uomini del XXI secolo, alla comprensione di quello che è stato». Annalaura Tosolini (Romagnosi) «Non ci sono spiegazioni per il male gratuito dell'uomo verso l'uomo». Federica Ottoboni (Zappa-F.) «Esperienza indimenticabile che mi ha fatto capire la gravità del genocidio, tutti dovrebbero visitare queste terre che esprimono la crudeltà del voler essere superiore, in modo tale che non si ripeta più negli anni a venire...». Giovanni (Bocchialini) «Chi piange, chi onora con silenzio e testa bassa. E' difficile pensare che siano potute succedere queste cose in quelle costruzioni rosso-mattone, così naturali in determinati frangenti, così spettrali in altri, come Birkenau dove l'immensità del campo fa sì che l'uomo si senta una piccola formica indifesa». Matteo Lagasi (Bocchialini) «Molte persone si trovano in questa situazione oggigiorno ma se poi facciamo la nostra parte sono sicura che aiuteremo ad evitare molte ingiustizie!». Alejandra Soler (Zappa-Fermi) «Nonostante il filo spinato e le baracche e tutte le cose dette, quello che resta è l'incredulità, dettata dallo sconforto e dal dolore, che uomini abbiano potuto fare questo ad altri uomini. Proprio per questo, per questa difficoltà ad accettare questo orrendo capitolo della nostra storia, credo sia importante visitare luoghi come Auschwitz, Birkenau o Mauthausen, luoghi dove questa storia si vede e si sente, luoghi che parlano». Giulia Lecchini (Romagnosi) «Le emozioni, i sentimenti, tutto quello che caratteriz-za l'essere umano viene cancellato, spazzato via brutalmente dal vuoto immenso del campo che invade total-mente sia la mente che lo stomaco». Ilaria Mangiavacca (Romagnosi) «...Forse anche il tuo vuoto è circondato da un filo spinato». M.Luce Bottazzo (Romagnosi) fa parte di noi». Daniele Balestrazzi (Marconi) Le forti emozioni che questa esperienza mi ha suscitato forse mi impediranno di ripeterla; spero però che non si rischi mai di dimenticare, e che ancora ragazzi come noi si impegnino a mantenere vivo il ricordo di quelle atrocità». A.M. (Romagnosi) «Torno a casa con una nuova coscienza dei fatti: ciò che ho visto e vissuto personalmente mi fa capire l'importanza del ricordo perchè questa tragedia non deve essere dimenticata. La mia testimonianza porterà avanti questo valore». Erica (Bocchialini) «Penso che tutti i giovani del mondo dovrebbero vedere con i propri occhi cos'è stato e com'è oggi Auschwitz. Nessuno deve più rimanere all'oscuro di ciò che è successo». Natasha Belli (Zappa-Fermi) «Ciò che più mi terrorizza è che anch'io sono un uomo, forse anch'io sarei in grado di torturare fino alla morte altri simili a me e credo che anche dentro di me ci sia una parte di Auschwitz». Giulia Terroni (Zappa-Fermi) «Il male è dentro di noi. E non è poi così lontana Auschwitz.. Ciò che brucia in modo atroce è la consapevolezza che Auschwitz non è terminata per sempre ma continua a rivivere anche nelle nostre singole vite. Ho paura perchè ho appreso la banalità del male e quanto poco ci vuole per ricreare l'orrore passato». Elena Morgillo (Romagnosi) «E' dopo, quando stai uscendo da Auschwitz, quando cammini per Cracovia, che percepisci le cose passate con uno strano senso di vicinanza. L'orrore, certo, per quello che è successo, ma anche l'inquietudine per ciò che ancora oggi rappresenta (in altri stati, per altre guerre) Auschwitz>.. S.G. (Romagnosi) «E' impossibile immedesimarsi nelle povere vittime di quei luoghi e ancor di più capire il perchè di certe cose». Eleonora Prost (Romagnosi) «Riporto a casa con me tanto che non sapevo, emozioni che è difficile provare...». Alessandra (Bocchialini) «Ritorno con una consapevolezza maggiore per quanto riguarda la crudeltà dell'uomo». Lorenzo (Bocchialini) «Torno a casa cambiata, con la voglia di trasmettere a tutti coloro che conosco quello che ho provato e visto». Ottavia (Bocchialini) «Ogni parola rischia di diventare banale e scontata: è più corretto non commentare ma riflettere». Tiziano Galdy (Marconi) «Terminata la visita, una delle prime cose che ho pensato è stata “tutti dovrebbero vedere”. Ho pensato questo perchè leggere non è abbastanza, studiare non è abbastanza, solo vedere con gli occhi, con i propri occhi può avvicinare noi, uomini del XXI secolo, alla comprensione di quello che è stato». Annalaura Tosolini (Romagnosi) «Non ci sono spiegazioni per il male gratuito dell'uomo verso l'uomo». Federica Ottoboni (Zappa-F.) «Esperienza indimenticabile che mi ha fatto capire la gravità del genocidio, tutti dovrebbero visitare queste terre che esprimono la crudeltà del voler essere superiore, in modo tale che non si ripeta più negli anni a venire...». Giovanni (Bocchialini) «Chi piange, chi onora con silenzio e testa bassa. E' difficile pensare che siano potute succedere queste cose in quelle costruzioni rosso-mattone, così naturali in determinati frangenti, così spettrali in altri, come Birkenau dove l'immensità del campo fa sì che l'uomo si senta una piccola formica indifesa». Matteo Lagasi (Bocchialini) «Molte persone si trovano in questa situazione oggigiorno ma se poi facciamo la nostra parte sono sicura che aiuteremo ad evitare molte ingiustizie!». Alejandra Soler (Zappa-Fermi) «Nonostante il filo spinato e le baracche e tutte le cose dette, quello che resta è l'incredulità, dettata dallo sconforto e dal dolore, che uomini abbiano potuto fare questo ad altri uomini. Proprio per questo, per questa difficoltà ad accettare questo orrendo capitolo della nostra storia, credo sia importante visitare luoghi come Auschwitz, Birkenau o Mauthausen, luoghi dove questa storia si vede e si sente, luoghi che parlano». Giulia Lecchini (Romagnosi) «Le emozioni, i sentimenti, tutto quello che caratteriz-za l'essere umano viene cancellato, spazzato via brutalmente dal vuoto immenso del campo che invade total-mente sia la mente che lo stomaco». Ilaria Mangiavacca (Romagnosi) «...Forse anche il tuo vuoto è circondato da un filo spinato». M.Luce Bottazzo (Romagnosi)

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