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Delitto di Elsa, nessuna premeditazione: il pm chiede il rinvio a giudizio di Croci

Delitto di Elsa, nessuna premeditazione: il pm chiede il rinvio a giudizio di Croci
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di Georgia Azzali 

Prima la cena in un ristorante a Fornovo. Poi  la  sosta in un locale  tra Salso e Pellegrino per bere  qualcosa. Lì, dove dopo gli ultimi bicchieri, sale improvvisamente la tensione.   E il seguito sono fotogrammi di rabbia e violenza.   Lui che le scarica addosso due colpi di  pistola quando lei è ancora seduta in auto, davanti alla cascina  di Mariano. L'orrore che prende corpo improvvisamente. Secondo l'accusa non ci fu premeditazione in quei due colpi di 7,65 sparati a bruciapelo il 3 aprile scorso da Enrico Croci contro Gouesh Woldmichael Gebrehiwot,  Elsa per gli amici e per lui che l'aveva conosciuta un anno  prima in un night sulla via Emilia.  La ragazza venuta dall'Etiopia uccisa e poi sepolta in una buca nella campagna vicina. Il pm Alfredo Viola, che ha condotto l'inchiesta ma nel frattempo è stato trasferito a Roma,  ha chiesto il rinvio a giudizio dell'operaio di Varano Melegari per omicidio volontario,  ma non gli ha contestato l'aggravante della premeditazione.  Croci, 46 anni,  dovrà però anche rispondere  di occultamento di cadavere e porto abusivo d'arma da fuoco.  L'udienza preliminare, davanti al gup Paola Artusi, è stata fissata per il 6 dicembre. 
Un caso giudiziario  destinato a chiudersi in breve tempo.  Perché la difesa ha già deciso di scegliere un rito alternativo.  Il che consentirà all'operaio di poter contare sullo sconto di un terzo della pena.  «Opteremo per il giudizio abbreviato - sottolinea Mario L'Insalata,  difensore di Croci -: si tratta di un reo confesso, inoltre, non mi pare ci siano dubbi  su come si sono svolti i fatti quella sera. E' stato un omicidio d'impeto, maturato improvvisamente, perché, come hanno dichiarato  i titolari del locale in cui Croci e la donna si erano fermati, i due erano tranquilli fino a poco prima di uscire».    
Prima che i toni si alzassero. Prima di quel litigio cominciato al tavolo del locale e degenerato durante i dieci minuti che separano il ristorante dalla casa di campagna di Croci a Mariano di Pellegrino. Discutono, si scontrano. «Per i soldi, perché lei continuava a chiedermeli», ha raccontato subito Croci agli investigatori, ripetendo poi la stessa versione nell'interrogatorio davanti al pm. 
Sono le 2 passate quando la coppia lascia il locale, gestito da amici. Croci avrebbe dovuto accompagnare Elsa a Baganzola, invece punta dritto verso la cascina di Mariano. Il rustico dove spesso andavano insieme.  Ma quella sera la ragazza non scende dall'auto. E' lui che si allontana, forse con la scusa di prendere qualcosa in casa, e ritorna dopo una manciata di minuti. Torna armato, Croci, e fa fuoco scaricando il suo mondo di ossessioni.  Prima adagia il corpo della ragazza in una vasca di cemento accanto alla casa, poi lo seppellisce in una buca scavata a qualche centinaia di metri di distanza.  Croci spara con quella Beretta che poi fa ritrovare  agli uomini della Mobile   nella cappa del  camino. L'operaio aveva il porto d'armi per altri fucili che deteneva in casa, ma quella  pistola non era stata denunciata e aveva  la matricola abrasa. Dove e quando l'aveva presa?  «Ha raccontato di averla trovata molto tempo prima - dice il difensore -,  ma resta il fatto  che quella sera non è uscito armato con il proposito di uccidere». 
Un sabato come tanti. Fotocopia di molti altri. Fino a quei due colpi. 

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  • nicola

    14 Novembre @ 14.33

    Caro Enrico, ci conosciamo, scherzavamo per il cognome uguale. Ti ricordo come un "compagnone", forte come un bue, ma sempre sorridente e gentile, mai maleducato nè tantomeno volgare. E mai io, insieme a tanti altri, ho visto usare la tua forza per prevaricare sui più deboli. Al tuo posto, in questa triste vicenda, avrei visto parecchia altra gente, ma non te. Eppure, se ci penso, se rimetto insieme alcuni frammenti di piccole discussioni "da bar" a tu per tu, credo che tu sia stato allora tra le più fragili persone che abbia conosciuto. Eri timido e riservato su certi argomenti, a volte persino ingenuo. La tua paura di sbagliare con le donne - forse anche di innamorarti - ti ha sempre tenuto lontano da rapporti sentimentali. E poi, a 46 anni, nemmeno pensavi che qualcuna potesse innamorarsi di te, soprattutto se così giovane e bella. Non hai voluto crederci, sospettavi non fosse leale, ma alla fine hai ceduto. Hai aperto un cuore che non sapevi di avere, hai dato fiducia a chi voleva entrarci. Comunque fosse, comunque andasse. Sconosciuto, dolce e feroce sentimento. Per quel che so di te, per quello che sentono per te i tuoi amici di sempre, sono convinto che hai iniziato a pagare la tua colpa appena ti sei reso conto di ciò che avevi fatto. E proprio perchè ti consciamo abbastanza bene, sappiamo che non ti risparmierai alcuna pena o dolore, non ti farai sconti. Non servirà a far rivivere Elsa, e nemmeno a riaverti con noi a breve. Con un gesto di forza inumana hai segnato la tua vita, e convivrai con il ricordo a lungo. Per te, per come sei, la più dolorosa condanna.

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