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Massacrati dopo la "stangata": due in manette, si cerca un terzo uomo

Massacrati dopo la "stangata": due in manette, si cerca un terzo uomo
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La Ferrari davanti al bar di Montecchio, il portafogli gonfio, il bicchiere pieno. C'è voluto un attimo, perché la «bella vita» scadesse con l'happy hour. «Invitato» a salire in stato di fermo su un'auto dagli uomini della Squadra mobile di Parma e di Brescia, Daniele Saravini ha dovuto lasciar lì il bolide comprato pochi mesi fa e farsi trasportare sulla strada opposta a quella per la sua Scurano. Le manette sono scattate ai suoi polsi nel tardo pomeriggio dell'altro ieri. I 50 mila euro sborsati per la Ferrari sembra facciano parte dei 400 mila che Saravini è accusato di aver truffato a due macedoni che avrebbe poi fatto eliminare. Forse a un certo punto potrebbe essersi trattato di uccidere per evitare di essere uccisi.
 Le vittime sono Hristo Uzunov ed Ekrem Salija, di 42 e 45 anni. Venuti in Italia in giugno per chieder conto dei loro soldi, hanno ricevuto il «resto»: in piombo. Per quasi tre mesi sono rimasti in un bosco sopra Brescia, fino a quando, il 15 ottobre scorso, una famigliola in cerca di castagne è incappata in quel che restava dei loro corpi. Secondo le indagini della polizia, a farli fuori è stato Luca Cerubini, 37 anni, ex carabiniere bresciano, assoldato come guardaspalle da Saravini, nato a Parma 33 anni fa, residente a Chiasso e domiciliato a Scurano, suo paese d'origine.  Ma per il delitto sembra ci siano anche altri indagati.
«La stangata» Un passato da agente di Polizia (sembra che la divisa abbia dovuto levarsela per guai con la legge), un presente da mediatore finanziario, Saravini risulterebbe amministratore della Primavex, una finanziaria con sede a Lugano. Stando all'indagine, il fatto che la Pretura della città svizzera nel  febbraio scorso abbia dichiarato sciolta la Primavex non impedisce all'uomo d'affari scuranese di proporsi (o accettare il ruolo: come siano avvenuti i primi contatti deve ancora essere chiarito) come intermediario per far ottenere a un gruppo di imprenditori macedoni e serbi un finanziamento di 26 milioni per la costruzione di un centro commerciale a Skopije, capitale della Macedonia.
 Una somma enorme, specie per i Balcani, da investire chiedendo prestiti a istituti di credito tedeschi e svizzeri attraverso la Jp Bank ltd con sede a Londra e uffici a Lugano. Saravini - sempre stando alla ricostruzione della Squadra mobile di Brescia - si sarebbe vantato di ricoprire un ruolo cruciale ai vertici dell'istituto. Impossibile che qualcuno lo smentisca, visto che la Jp non  esiste. Esiste solo un'assonanza, che vale un inganno da 400 mila euro. Fatto sta che, versati i soldi per le «spese» e per l'attivazione di un fantomatico canale di credito, gli imprenditori balcanici non vedono nemmeno l'ombra del finanziamento promesso. E intanto la somma da loro anticipata diventa sempre più leggera nelle tasche altrui.
Le minacce e l'incontro fatale Dopo un po', iniziano le telefonate dalla Macedonia. E dalle richieste di chiarimenti pare si passi alle minacce. Sembra che Cerubini entri in scena a questo punto. Un paio  di volte è stato protagonista di fatti di cronaca. La prima, quando denunciò il sindaco di Montichiari che si rifiutava di sposarlo con una donna rumena. La seconda, per un arresto ritenuto troppo violento, quando era carabiniere. Uscito dall'Arma, Cerubini ha iniziato a fare l'autista e la guardia del corpo. Proprio ciò che serve a Saravini che si sente sempre più in pericolo. Sa bene, il trentatreenne scuranese, che non potrà negare per sempre. E alla fine, all'ennesima richiesta d'incontro, risponde ai macedoni: «In giugno rientro dall'Arabia Saudita».
Il 23, Uzunov e Salija scendono a Malpensa da un volo da Tirana. Arrivano a Brescia e prendono una stanza in un tre stelle vicino alla stazione. Si registrano alla reception, si cambiano, lasciano i trolley e le borse dei computer in stanza. Quindi pagano in anticipo la notte ed escono, dicendo d'andare a cena. Non si preoccupano di chiedere consigli, perché ci sarà qualcuno ad accompagnarli.  Secondo gli inquirenti, coordinati dal pm Ambrogio Cassiano, fuori, li attende Cerubini. E forse anche qualcun altro.
Il massacro La scomparsa di Uzunov e Salija viene denunciata dalle famiglie in Macedonia, ma i due sembrano inghiottiti dal nulla. Trascorrono quasi tre mesi, prima che si scoprano i loro cadaveri sul monte Maddalena, alle spalle di Brescia. Il tempo e gli animali ne hanno fatto scempio, ma che si tratti di un duplice omicidio è presto chiaro: su quei miseri resti si trovano tracce di colpi di pistola e di fendenti di coltello.
L'identificazione è più facile del previsto: da una tasca della  tuta di Uzunov spunta un  cellulare. La sua Sim permette di risalire al proprietario e  ai suoi ultimi contatti. Nel frattempo, il titolare dell'albergo racconta in questura a Brescia  di avere due trolley abbandonati da tre mesi. I poliziotti li aprono e trovano una serie di fogli scritti in cirillico, ma presto più che chiari per ricostruire questa vicenda. Sono documenti relativi ai due macedoni, ai soldi scomparsi e a quelli promessi e mai ricevuti. Oltre  al progetto di un  centro commerciale mai sorto, ma costato 400 mila euro e due vite.

 

DUE ARRESTATI PER L'OMICIDIO. SI CERCA UNA TERZA PERSONA. Ci sarebbe anche una terza persona coinvolta nel duplice omicidio della Maddalena, la montagna di Brescia, per il quale sono stati fermati un ex poliziotto e un ex carabiniere. La Squadra mobile della questura di Brescia, infatti, sarebbe sulle tracce di un bresciano di Torbole Casaglia che a fine giugno si sarebbe trasferito in Tunisia.
Sulla vicenda, che ha visto vittime due imprenditori macedoni i cui corpi sono stati trovati, appunto, sul monte a ridosso della città, gli investigatori mantengono il massimo riserbo ma, secondo indiscrezioni, nei giorni scorsi il ricercato avrebbe telefonato a Luca Cerubini, uno dei due fermati per l’omicidio dei due imprenditori macedoni, per avvisarlo che la polizia era risalita alla loro identità. Oggi, il 37enne bresciano ed ex carabiniere Luca Cerubini comparirà davanti al giudice per la convalida del fermo. Daniele Saravini, l’ex poliziotto fermato insieme al primo, resta in carcere a Reggio Emilia.

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  • federico

    21 Novembre @ 15.58

    @ truffato....lo so anche io che ti ha truffato. Non sai nemmeno scrivere in italiano, vuoi essere in grado di distinguere a chi dare dei soldi e a chi no??? I troffatori non esistono , esistono solo persone che abboccano.

    Rispondi

  • STEFANO

    18 Novembre @ 09.59

    Un vero galant'uomo questo Saravini: A' truffato pure il sottoscritto un cifra decisamente minore a questi due poveracci che sognavano la richezza ma importante per me . Sicuramente a imbrogliato altre persone : speriamo che ora che è in carcere non abbiamo puù paura di lui e parlino. Spero che venga condannato ad almeno 3 ergastoli e il carcere duro sto imbroglione.

    Rispondi

  • www.gazzettadiparma.it

    17 Novembre @ 10.49

    Una doverosa precisazione per Anto e Valerio: in effetti c'era scritto solo "agente" e visto che si tratta di una parte dell'articolo (tutti i dettagli sono sulla Gazzetta in edicola), non si capiva che agente fosse. Dopo la segnalazione di Anto abbiamo integrato il testo che vedete sul sito.

    Rispondi

  • Valerio

    17 Novembre @ 10.43

    ANTO!!! leggo l'articolo! "che Saravini (mediatore finanziario con un passato di agente di polizia)"... Poracci, mi spiace per loro.

    Rispondi

  • Antonio

    17 Novembre @ 09.36

    un ex agente si dice nella prima pagina: di che? Polizia? Borsa? assicurazione?

    Rispondi

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