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Lettera al direttore - Una giovane: "Cercavo un lavoro, mi hanno risposto urlando sproloqui

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Una studentessa ha inviato una lettera al direttore, per raccontare la sua esperienza alla ricerca di un lavoro partime. Dopo diversi rifiuti, dice la ragazza (una 25enne che non vuole rivelare il proprio nome), l'addetta di un ristorante le ha risposto a male parole, anche con urla e sproloqui. La giovane si dice allibita di una risposta del genere e spiega al pubblico la sua versione dei fatti.
Ecco il testo della lettera

Gentile direttore,
approfitto di questo piccolo spazio per fare presente un problema diffuso in questo periodo. La situazione è la seguente: io e il mio ragazzo, più o meno 25enni, studenti a tempo pieno di sicurezza degli alimenti, io di Parma, lui di un’altra regione, entrambi alla ricerca di un lavoro part-time con cui sbarcare il lunario e sopravvivere a un affitto mangiasoldi.
Abbiamo percorso tutti gli step del caso, dall’annuncio, alla agenzia interinale (4 alla volta in verità), alla ricerca di persona con curriculum alla mano, alla telefonata in negozi di casalinghi, abbigliamento, scarpe, accessori, libri…
Siamo rassegnati, c’è la crisi. Si sa. E qui arriva il bello.
Dopo un’interminabile sequela di spocchiose commesse che, in centro, ci hanno “regalato” ancora più spocchiose risposte e sorrisini sufficienti, abbiamo tentato un nuovo giro di telefonate, questa volta a bar, enoteche, pizzerie, ristoranti.
Per la maggior parte delle volte la risposta rammaricata e gentile è stata di un personale già al massimo dell’organico, verso la quale non abbiamo potuto ovviamente nutrire nessun rancore. Non posso dire lo stesso della (suppongo) responsabile di un noto ristorante, la quale alla mia gentile richiesta «Buonasera signora, scusi il disturbo, le chiedo un’informazione: per caso assumete personale part time?» sono stata letteralmente investita del seguente sgradevole sfogo: la signora stizzita, incredula, con una rara malagrazia mi ha strillato al telefono di essere allibita dal mio comportamento, di non credere possibile che io le abbia fatto una domanda “del genere!” (oddio, cosa avrò mai fatto?!), in quanto non ci si comporta in questo modo, ci si presenta di persona e si chiede, perché la mia di chiedere informazioni su un eventuale posto di lavoro è una pretesa assurda. Aggiunge poi che lei, prendendosi la libertà di un “tu” che non le compete, in quanto per essa sono solo una giovane donna sconosciuta, si è rivolta a me “sgridandomi” come “se fossi sua figlia”.
Ah dovrei esserle grata quindi!!
Mea culpa…
Segue uno sproloquio più di urla che altro, al quale pongo fine abbassando la cornetta.
Voglio fare presente a tutti i titolari, responsabili, dirigenti, direttori, di simili luoghi di ristorazione e non, che non stiamo chiedendo l’elemosina né vi abbiamo chiesto un prestito!
Vi abbiamo forse tentato di vendere droga pesante o di incendiarvi il locale?
Cosa abbiamo fatto di male in fin dei conti?
In questi tempi in cui si sentono solo lamentele di una generazione apatica, inattiva, nullafacente e parassita, abbiamo soltanto, cercato un lavoro!

Lettera firmata
Parma, 16 novembre

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • gazzettadiparma.it

    22 Novembre @ 11.37

    Cara federica, mi spiace ma devo dare torto a te come a Giuly. Non è affatto vero che "la gente è libera di esprimere qualunque tipo di commento", perchè una testata giornalistica è soggetta (e questo vale tanto per un mio articolo quanto per un tuo commento) alle leggi, anche sul web. Quindi per ripetere - spero per l'ultima volta - l'esempio di prima, se io scrivo ad uin qualunque giornale (di carta o sul web) che "Federica è una ladra, o peggio", tu potresti querelare me e il giornale, e ottenere un cospicuo risarcimento. Ecco perchè (e lo abbiamo sempre detto pubblicamente) ci sono tanti commenti che finiscono nel cestino. ma ne abbiamo anche pubblicati 150mila: cerca un sito di provincia che ne abbia altrettanti, e dimmi se ti sembrano cifre da "censura". Più semplicemente, molti parlano (e lo stesso errore lo hai fatto adesso tu) senza conoscere l'argomento di cui parlano. E' come se io mi mettessi a scrivere come deve essere costruito il motore di un'auto, cosa di cu non capisco nulla, o venissi a insegnarti il tuo mestiere, che magari non saprei nemmeno come iniziare. Invece, anche per ilgiornalismo, ci sono regole ben precise: e noi le dobbiamo osservare come tutti. Tanto più di fronte a chi si nasconde dietro un anonimo nickname. (Gabriele Balestrazzi

    Rispondi

  • prosciuttoemelone

    22 Novembre @ 11.18

    La maleducazione è da condannare in OGNI caso. Avete per caso chiamato in orari non consoni (mezzo giorno, orario di cena)? Anche questo piuò essere considerata maleducazione. Insomma mi sembra che la giovane ne stia facendo una tragedia. Ma la tragedia è la difficoltà di trovare lavoro non qualche risposta seccata o imbufalita. Io ho cercato persinale in agosto. Non ho trovato nessuno. E sapete perchè? Per gli orari, perchè fuori dal centro città, e altre amenità varie (contratto regolare). C'è qualcuno che mi spiega in che modo le dipendenti dell'Est europeo possono essere pagate di meno? Io ne ho assunta una al contratto nazionale e ho pagato il costo ora come una dipendente italiana, con contributi, assegni famigliari e tutti i balzelli del piffero che uccidono gli stipendi e la voglia di assumere.

    Rispondi

  • Federica

    22 Novembre @ 11.07

    Scusate Sig. della redazione... ma concordo molto quello che dice Giuly, se chiedete un commento, la gente è libera di esprimere qualunque tipo di commento, tanto meno che la ragazza ha scritto solo l'accaduto ed è giusto che la gente sappia che razza di persone ci sono in gioro. Ho già appurato che tagliate un sacco di commenti.....

    Rispondi

  • Geppi

    22 Novembre @ 11.04

    a parte l'esperienza infelice della studentessa, ma che ridimensionerei come "un episodio", oggi a Parma dare lavoro agli studenti, part time e in modo regolare, è diventata l'attività più criminosa che ci sia. In bocca al lupo a tutti gli studenti di buona volontà che cercano un lavoretto.

    Rispondi

  • angela

    22 Novembre @ 09.43

    Infatti un giovane "puo" cercare lavoro come crede. Ma non "puo'" aspettarsi che il metodo scelto funzioni perche lui e' giovane, bello e in cerca di lavoro. Se e' fortunato sara' cosi. In generale, bisogna avere l'umilta di imparare come si fa a "trovare lavoro". Oppure, se siamo convinti di non avere bulla da imparare, accettare le conseguenze delle nostre scelte (ossia per esempio di essere rifiutati, e di metterci il triplo di qualcun altro ad essere assunti). Nessuno ci "deve" un posto di lavoro.

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