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Nutrire il mondo: la grande sfida di un futuro etico

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Roberto Longoni
Troppo, oltre che troppo poco. Un miliardo di persone con la pancia vuota. E altrettante alle prese con un'indigestione perenne, zavorrate da un quotidiano mal di cibo: lo sterminato popolo degli obesi, a rischio di diabete, patologie cardiovascolari, tumori. Un miliardo di tonnellate di alimenti che ogni dodici mesi finisce nelle discariche. E ogni anno sul pianeta, la popolazione di un paese come l'Italia che viene massacrata dalla fame: e oltre tre milioni sono bambini. Fredde statistiche, finché sono cifre. E allora s'immagini, come suggerisce Amir Abdulla, vice direttore esecutivo e chief operating officier del World food programme, «un aereo pieno di bambini che precipiti ogni venti minuti. Tre volte ogni ora, per tutto l'anno. E per gli anni a venire». Eppure, per quanto affollato, il pianeta potrebbe ancora sfamare tutti.
E' sulla frontiera di questi paradossi, nella ricerca di una risposta scientifica all'enorme domanda vitale ed etica sul futuro (e presente) dell'umanità del troppo e del troppo poco, che s'impegna il Barilla Center for Food and Nutrition. Ieri, alla Bocconi, s'è tenuto il primo dei due giorni del Forum che fa di Milano la capitale illuminata delle questioni legate al «nutrimento del mondo». Il terzo appuntamento, alla fine di anni che trascorrono sempre più veloci. Per quanto riguarda gli obiettivi del Bcfn, sul fronte del dialogo e dell'informazione, i risultati sono venuti. E di grande stimolo. «Nei tre anni - sottolinea il presidente Guido Barilla - il Centro ha rafforzato il proprio ruolo di collettore e connettore tra scienza e ricerca da una parte e le azioni politiche dall'altra». Ma le contraddizioni restano, e rischiano di crescere da qui al 2050, quando sulla Terra le bocche da sfamare saranno 9 miliardi.
Tre i paradossi globali che individua Barilla. Oltre a quella dei due miliardi di esseri umani che vivono oltre i due estremi della nutrizione, «i tre miliardi di animali che vengono allevati per la carne e consumano un terzo della produzione alimentare». Carne che costa un'enormità anche di un'altra materia prima sempre più rara. «Ci vogliono 15 mila litri d'acqua, per ottenere un chilo di manzo» (in serata è arrivata la replica di Assocarni che ha contestato queste affermazioni, ndr). Infine, la concorrenza dei biofuel. «Si utilizzano cereali per dare da bere ai nostri motori e non da mangiare alla gente». Da qui la necessità di conoscere, di informare. «Di analizzare e dare ascolto ai temi emergenti» aggiunge il presidente del Center, prima di salutare a distanza un economista ora prestato alla politica, la cui presenza al Forum era data per certa fino a pochi giorni fa. «Un augurio di buon lavoro a Mario Monti, che ci ha lasciato per raccogliere una sfida ancora più grande».
Ma proprio di sfida si continua a parlare nell'aula magna della Bocconi. Perché in gioco con il cibo c'è il futuro della gente e del pianeta, come ricorda la scultura vegetale nell'atrio dell'università. Spesso a dimenticarsi della posta in gioco è proprio chi dovrebbe guardare oltre. «La spesa pubblica per le ricerche in campo agricolo è calata negli ultimi decenni - dice Paolo De Castro, presidente della Commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale del Parlamento europeo -. Inoltre, gli interventi dei governi, con il divieto delle esportazioni di grano hanno creato il panico sui mercati e ha fatto il gioco degli speculatori». Due sono le speranze per l'ex ministro: «Che si ripensi il Wto e che si affronti il tema dei biocarburanti quanto mai determinante». Specie se si pensa all'accaparramento di terre soprattutto da parte delle nazioni neoricche. «Dalla Cina all'India, alla Corea del Sud, ai paesi del Golfo che predano enormi regioni dell'Africa e del Sudamerica - dice Lucio Caracciolo, direttore di Limes -. Di questi territori, il 37 per cento è destinato per scopi agricoli; la restante parte per la produzione di biofuel». Predare è il verbo giusto, se si pensa che ognuno dei 140 milioni di ettari di questa terra in affitto è pagata in media un dollaro all'anno.
Che lo stato delle cose sia ripensato cedendo un maggior spazio al pensiero scientifico è l'augurio di Umberto Veronesi. «E' necessario che la scienza si concentri con tutte le sue specialità, per affrontare l'immensità del problema - dice il direttore scientifico dell'Istituto europeo di oncologia -. In un secolo siamo passati da un miliardo di abitanti del pianeta a sette miliardi. Che cosa succederà nel futuro? Che cosa vedranno la bambina che nasce oggi per vivere 102 anni o il bimbo che vivrà 99 anni?>
In questo senso, almeno sul fronte delle domande, il Forum è un'anticipazione di ciò che si vedrà, proprio qui a Milano, con l'Expo del 2015. «Venti milioni di persone interessate a questi temi convergeranno da 150 paesi. E con loro 150 capi di stato e primi ministri - annuncia Giuseppe Sala, amministratore delegato di Expo 2015 -. Ogm, biofuel, biodiversità: ma quanto ne sappiamo davvero? E di sapere c'è davvero voglia: oltre all'attrattiva che il nostro paese rappresenta ben al di là di quanto non si pensi, Milano ha vinto per il tema: nutrire il mondo. Per questo, Expo e Barilla Center devono lavorare insieme. Il mondo ha bisogno di noi».
Non solo per una questione etica, ma anche medica. E quindi economica. Basti pensare che l'obesità degli italiani (oltre che in termini di vita da vivere) «costerà 350 miliardi di euro» spiega Valerio De Molli, portavoce del Barilla Center, in un intervento che riassume gli obiettivi dell'organismo nato tre anni fa: «Studiare l'accesso al cibo, l'impiego sostenibile delle risorse naturali e i rapporti tra alimentazione e natura e tra il cibo e la cultura». Studiare il presente, per saper indirizzare oltre che affrontare un domani che, come anticipa il futurologo Jamais Cascio «sarà pieno di turbolenze su parecchi fronti. Importante che oggi ci sia accesso a informazioni che fino a ieri non erano disponibili». Informazioni che vanno sfruttate, messe in pratica. «Perché - dice Ellen Gustafson, cofondatrice del Feed Projects - è  cambiando il modo di mangiare che si può cambiare il mondo». L'alba di un futuro migliore nasce dal piatto di ognuno.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • lele

    01 Dicembre @ 20.56

    Altro paradosso:pochi miliardari e molti lavoratori sfruttati che prendono mille euro al mese!Gli eroi sono loro!

    Rispondi

  • marco

    01 Dicembre @ 18.57

    sì... e anche una discreta FORNITURA per la Barilla;-)) Industria alimentare ! recupera il ruolo guida ! basta cementificatori !

    Rispondi

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