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I pm di Milano chiedono 13 anni per Tanzi - La difesa: "Richiesta esagerata"

I pm di Milano chiedono 13 anni per Tanzi - La difesa: "Richiesta esagerata"
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La procura di Milano ha chiesto una condanna a 13 anni di reclusione per Calisto Tanzi, ex patron della Parmalat, per il crac del 2003. Le accuse per Tanzi e altri imputati nel processo in corso a Milano sono aggiotaggio, ostacolo alle attività degli organi di vigilanza e concorso in falso dei revisori. La richiesta di condanna è stata formulata dal pm Eugenio Fusco, che ha condotto la requisitoria insieme ai colleghi Francesco Greco e Carlo Nocerino. A giudizio dei magistrati della Procura, Tanzi non deve beneficiare di alcuna attenuante.

"COME UNA BRUTTA VICENDA DI MAFIA". Questa mattina il procuratore aggiunto di Milano Francesco Greco aveva proseguito la sua requisitoria. In un passaggio del discorso ha pronunciato una frase durissima: ha paragonato la vicenda Parmalat ad «una brutta vicenda di mafia».
Greco ha fatto il paragone riprendendo quanto il 12 novembre 2003 un analista di Bank Of America, una delle banche coinvolte nel tracollo del gruppo industriale, aveva detto della vicenda e cioè: «Pare una brutta vicenda di mafia». Il pm ha fatto dei parallelismi con il «crollo della finanza internazionale di questi giorni: è la migliore dimostrazione – ha detto – che l'intuizione delle procure di Parma e Milano era giusta e cioè che le banche erano corresponsabili del crac di Parmalat».
Tra i vari passaggi della sua requisitoria, il pm Greco ha sottolineato che le banche hanno venduto a Parmalat «quelle schifezze di cui oggi parlano i giornali. Quei titoli tossici che a Parmalat erano stati tutti rifilati». Infine, in un altro passaggio il magistrato ha definito il mondo della finanza «un po' ipocrita, arrogante e un po' omertoso».

TANZI: "RICHIESTA ESAGERATA". «E' stata una richiesta esagerata rispetto al mio effettivo ruolo»: è questo uno dei primi commenti
"a caldo" fatto da Calisto Tanzi dopo la richiesta dei pm milanesi. Tanzi, parlando al telefono con uno dei suoi avvocati, si è detto fiducioso del fatto che possa emergere la «vera storia della Parmalat», che, tra l’altro, è stata ricostruita in parte nella requisitoria dei pm, soprattutto oggi. L'ex patron di Parmalat inoltre sta valutando se fare dichiarazioni spontanee prima della fine del processo.

LA DIFESA. «A mio giudizio esiste una discrasia tra le pene che sono state patteggiate e la pena chiesta per Tanzi». È questo il commento dell’avvocato Giampiero Biancolella, uno dei difensori di Tanzi, commentando la richiesta di 13 anni di carcere. Nel sostenere l’esistenza di tale discrasia il legale si è basato sul «fatto che dalla requisitoria del pm è emerso che la capacità di autodeterminarsi di Parmalat a partire dal 1996 fino al default, è andata via via scemando fino a giungere, in prossimità del crac, al compimento di atti scriteriati non nell’interesse della società ma per soddisfare gli interessi di terzi».

LE ALTRE RICHIESTE. Oltre ai 13 anni per Tanzi, la Procura ha chiesto tre anni e mezzo di reclusione per Giovanni Bonici, ex responsabile di Parmalat Venezuela; cinque anni per Paolo Sciumè e Luciano Silingardi e quattro anni per Enrico Barachini, ex consiglieri indipendenti del gruppo; sei anni per Luca Sala, cinque anni per Luis Moncada e tre anni e mezzo per Antonio Luzi, ex dipendenti di Bank of America.
Riguardo a Italaudit, ex Grant Thornton, imputata come società, la richiesta è stata di una pena pecuniaria di 300 mila euro e della confisca di 600 mila euro.
Eccetto che per Luzi e Barachini, la pubblica accusa ha chiesto di non concedere agli imputati le attenuanti generiche.

 

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  • Roberta

    07 Ottobre @ 10.41

    A me hanno proposto di acquistare azioni Parmalat un mese prima che scoppiasse lo scandalo! Per fortuna che io sono stata oculata e non le ho acquistate perché così a sensazione i Tanzi mi sono sempre sembrati poco affidabili. Comunque banche o non banche, secondo me tredici anni per Calisto sono sempre pochi. E soprattutto se glieli fanno scontare ai domiciliari nella sua villa con tutti i comforts!!!

    Rispondi

  • Giorgio Russo

    06 Ottobre @ 12.07

    Le banche sono sicuramente corresponsabili. Quelle locali PER ESEMPIO invece di aiutare o lavorare con tutte le aziende sane e oneste hanno in qualche modo chiuso il credito o si sono comportate in modo strano per "foraggiare" la parmalat già dagli anni 90.Rientri di credito chiesti improvvisamente e agevolazioni ridotte. Questo lo possono testimoniare in tanti. Hanno danneggiato in modo incalcolabile le piccole e medie aziende LOCALI. Alcune non ci sono più.

    Rispondi

    • Paolo

      06 Ottobre @ 18.50

      ...bé, meno quelli che il "suo" Parma ha fatto in A ahahah!

      Rispondi

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