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Mambriani, un signore nel Palazzo

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 Nei giorni scorsi, mentre sulla stampa locale si susseguivano notizie di corruzione a Palazzo, se ne è improvvisamente andato il dott. Vittorio Mambriani, un signore mite che, in quel Palazzo, tanti anni aveva lavorato come dirigente del servizio contratti, espropri e lavori pubblici. 

Un signore che, purtroppo, l’ingrato  Palazzo Municipale  ha completamente dimenticato così come si è dimenticato dell’onestà e della laboriosa, umile vita di tanti funzionari pubblici che ignoravano la venalità e ritenevano che il lavoro al servizio pubblico fosse di per sé un merito, un dovere della vita da svolgere quotidianamente per il bene della collettività di cui si è parte, senza bisogno di ricorrere a premi incentivanti di inutili «produttività» e senza bisogno di perseguire improbabili obiettivi - spesso  usati all’inconfessabile fine di emarginare chi, ai disegni di strategici affari, non è funzionale- perché quello che era ed è il  dovere del pubblico funzionario,  il dott. Mambriani, lo conosceva bene al contrario  degli affaristi approdati nell’ultimo decennio a Palazzo. 
Era, il dott. Mambriani, il collega ed il dirigente che avresti sempre voluto incontrare, sincero, trasparente e competente, mai prevaricatore, mai volgare, sempre disponibile a comprendere le difficoltà dei collaboratori, superando quella timida ritrosia  che ne connotava il carattere schivo ed umbratile e che lo contraddistingueva anche nella vita fuori dal Palazzo Municipale quando, per tutti, diventava il curioso, vegetariano  Vittorio che, con la sua bicicletta - lui sì ambientalista ante litteram senza necessità di improbabili «Mobility Coaching»  -, la sera  raggiungeva le più varie occasioni di cultura e di dibattito politico che la città, per cui sempre ha con discrezione lavorato, gli offriva. 
Allora, nelle ore di meritato riposo, lo potevi scorgere in posizione defilata,  confuso fra il pubblico,  mai sazio dei piaceri intellettuali di cui aveva bisogno come dell’aria lieve che respirava quando ti lasciava, come un'ombra, sul sellino della sua inseparabile bicicletta, con uno di quei rari, ineffabili sorrisi che gliene illuminavano la triste malinconia. Ed  ora, con lo stesso sentimento, colleghi di un tempo ed amici di sempre, lo vogliono ricordare  a chi non lo conobbe perché è anche e, soprattutto, da persone come il dott. Vittorio Mambriani che bisogna ricominciare a rifondare la città, ridando il meritato spazio alla lentezza del pensiero, alla riscoperta dei valori dello spirito, lontani dalla velocità di vite sprecate ad inseguire soldi e potere. 
Grazie Vittorio del tuo raro, solitario sorriso di funzionario comunale integerrimo, aggettivo scomparso dal vocabolario burocratico come l’onestà e la competenza che sempre ti hanno contraddistinto.                                                 
Alcuni amici e colleghi
 

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