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Il vescovo esorta a stare vicini ai deboli: "Il 2012 sarà un anno difficile e decisivo"

Il vescovo esorta a stare vicini ai deboli: "Il 2012 sarà un anno difficile e decisivo"
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Nel suo messaggio di Natale alla città, il vescovo Enrico Solmi esorta i parmigiani a stare vicini a chi è debole. Il 2012 sarà un anno difficile e decisivo, per Parma come per il Paese, sottolinea Solmi.
Ecco il messaggio del vescovo, intitolato "Abbiamo bisogno di quel bambino":

“Buon Natale e felice anno nuovo”. Tanti biglietti di Natale erano così e ancora ne girano di questo tipo. Ora si sono “involuti”! In alcuni c’è un generico augurio, in altri ci sono riferimenti belli, ma che potrebbero essere usati in qualsiasi momento dell’anno… Per fortuna, comunque, ci si augura ancora “Buon Natale”! Farlo è capire e testimoniare il motivo della Festa: il Bambino è nato! L’accostamento all’anno nuovo è naturale, ma l’augurio, quest’anno, è problematico. “Sarà un anno sereno e felice”, ci ha detto di sfuggita un personaggio diventato molto noto in questi giorni, ma facciamo fatica a crederci, o almeno che sia così automatico…
Non  vogliamo illuderci o lasciarci illudere. Sarà un anno difficile per tutti e decisivo per la nostra città e per il nostro paese, per tante persone e famiglie. Ci sfuggono le cause remote, nascoste, della crisi ed anche molte di quelle che forse paiono evidenti, ma non possiamo dimenticarne  gli effetti. C’è una fascia ristretta di persone che non ne risente, qualcuno forse ci guadagna, ma la grande maggioranza sente che il 2012 sarà duro. Sa di correre qualche rischio e vede già difficoltà per sé, per la propria famiglia e per il futuro dei figli e dei nipoti. Se accostiamo gli auguri Natale e gli auguri di buon Anno, possiamo ricavarne una nuova lettura e qualche spiraglio di riflessione, se non di soluzione. Non un miracolo ci attendiamo, ma di riuscire a fare tesoro di quanto il Natale ci dice. Nasce il Bambino. Per superare questo tempo difficile dobbiamo pensare a chi è debole e metterlo al centro del nostro interesse. La debolezza varia e prende volti diversi con il cambiare dei tempi. E’ debole un anziano con una pensione da poco; è debole una famiglia monoreddito o con un lavoro precario; è debole un giovane che non trova lavoro e una coppia di giovani che guardano le tante case sfitte come un sogno irrealizzabile. “Debolezza” si coniuga con “futuro”. Debolezza di chi ha vissuto e lavorato e cerca la serenità per vivere gli anni della vecchiaia e il futuro di chi vuole costruire da giovane il domani del nostro paese. Debolezza e futuro stanno insieme, necessariamente. E’ debolezza anche dovere sopportare sacrifici e tagli economici, essere soggetti a tassazione maggiore perché c’è un reddito riscontrabile e una casa comprata con sacrifici. E’ debolezza essere i primi nella lista dei sacrifici rivolti a tutti.
Usciremo da questa crisi solo insieme e mettendo in prima fila chi è debole, non per colpirlo, ma per renderlo criterio delle scelte di tutti.
Già qui si apre il futuro, che necessita di scelte avvedute, qualificate, ma che non potrà incorrere ancora nell’errore di essere solo “economico”. Questa strada non porta lontano e presto si ferma, addirittura si ritorce negativamente. Il futuro deve essere “etico”, o meglio “umano” perché mette la persona, la famiglia, la società al centro. Una scelta che indirizza le decisioni economiche, le vaglia, le giudica, le ricerca. Diventa così fondamentale il senso dell’umano, della società per chi amministra  e  governa la città e lo stato. Molti diranno che la soluzione è difficile e viaggia tra spinte anche contrapposte e che le risorse sono limitate e in continua diminuzione. Ma proprio questa è la missione dei politici, dei candidati e infine degli amministratori e governanti. Una missione, per certi versi non invidiabile, che si deve configurare come un vero servizio. Debolezza e futuro stiano al centro di progetti e programmi con il necessario coraggio di scelte prioritarie. Non si può promettere di fare tutto! E’ un modo di squalificare la politica, di rimetterla in stereotipi nauseanti, di allontanare i giovani. Giuseppe, Maria vanno a Betlemme e hanno con loro il necessario. Sanno che il Bambino sta nascendo, lasciano a casa altro per fare spazio nel loro bagaglio a Lui, alla sua debolezza da rivestire di fasce e di quanto serve per un neonato. Rinunciano per Chi viene debole e bisognoso di aiuto, mantenendo solo l’indispensabile. Anche qui la sacra Famiglia ci aiuta. Indica che la famiglia è un soggetto forte e debole insieme. La forza nasce dalla Vita che genera, dalle relazioni di amore e di affetto, dal futuro che le è connaturale, da tutto il “familiare”. Debole perché mentre i suoi membri si affidano l’uno all’altro e lei tesse le trame della società, essa stessa ha bisogno di affidarsi per trovare le condizioni per formarsi e crescere. Un’esigenza piccola, questa della famiglia, rispetto al suo continuo tessere l’ordito della società, al suo mantenerlo e svilupparlo, rispetto all’immissione di valori vissuti e gorgoglianti vita e all’opera continua di supporto, mediazione e supplenza, verso la società e lo stato, chiamati, almeno, alla gratitudine. Non più allora dare aiuto alla famiglia, quasi che fosse un soggetto esterno da soccorrere, ma prendere coscienza del suo essere e del suo mandato indispensabile.
Una famiglia viaggiava 2000 anni fa. Con sé aveva il necessario e non altro. La mamma è incinta e il papà è con lei premuroso e preoccupato. Il Bambino che attendono nasce fuori dalla città, ma la sua forza attira chi è debole come Lui… Anche i potenti, non tutti per il vero, arriveranno, ma dopo… Arriveranno perché anche loro hanno bisogno di quel Bambino.

Auguro a tutti la Luce del Natale. La Luce nel cuore, la Luce sulle tavole, la Luce sul davanzale.

Un Santo Natale a tutti!

+ Enrico Solmi
Vescovo di Parma

Natale 2011

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • lacedonia

    26 Dicembre @ 11.12

    belle parole!!! condivisibili....ma suonano stridule dette da chi ........... i bisognosi neppure li degna di risposta, "fate quel che dico non fate quel che faccio?"

    Rispondi

  • luca

    24 Dicembre @ 14.54

    dovrebbe dirlo al suo boss, il vaticano è da sempre tra i poteri forti, quindi che ci stia vicino iniziando a pagare un pò di ici e ad ospitare un pò di extracomunitari, poi a pasqua chiederemo qualche altra cosa!

    Rispondi

  • reggioforever

    24 Dicembre @ 13.10

    Mio nonno diceva: meno chiese piu case. Forse adesso è la chiesa che deve iniziare a fare qualche rinuncia e devolvere i milionari introiti alla povera gente. Iniziate a vendere l'oro che avete nei vostri caveaux.

    Rispondi

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