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Dallara saluta: va in pensione il "signor Arpa"

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Francesco Bandini

Per quindici anni Giuseppe Dallara a Parma è stato il «signor Arpa», il volto pubblico - oltre che il massimo rappresentante - dell'agenzia regionale che si occupa di tutto ciò che riguarda l'ambiente nella nostra città, vera e propria sentinella della qualità del territorio. Anzi, l'Arpa ha proprio contribuito a fondarla, e fin dalla sua nascita, nel 1996, ne è stato il direttore. Dal primo gennaio Dallara è in pensione. Ora si dedicherà all'attività libero professionale, come consulente. Pur avendo una formazione come chimico organico, Dallara proviene dall'ambiente sanitario: fino all'istituzione di Arpa, infatti, tutta la sua carriera si è svolta all'Usl, una delle cui strutture, il Presidio multizonale di prevenzione che proprio lui dirigeva, è confluita nell'allora neonata Agenzia regionale prevenzione e ambiente.

Dell'Arpa lei è a tutti gli effetti uno dei padri.
Negli ultimi anni che ho trascorso all'Usl, ho lavorato con la Regione per la stesura della legge istitutiva di Arpa, ponendo le condizioni per un sistema di controllo ambientale che fosse adeguato alle esigenze dei cittadini e alle nuove normative.

Come si è evoluta l'agenzia in questi anni?
Fin dall'inizio Arpa fa controllo del territorio nel senso di vigilanza sugli inconvenienti o gli incidenti ambientali, gestione di reti di monitoraggio come l'aria e l'acqua, supporto agli enti locali per le autorizzazioni ambientali. Nel tempo si sono affinate le richieste che ci vengono rivolte e di conseguenza abbiamo sviluppato e migliorato le  capacità di risposta. Da questo punto di vista Arpa si è evoluta aggiungendo al ruolo di controllo anche una funzione «educatrice» sul piano ambientale.

E poi c'è stato il processo di specializzazione della sezione Arpa di Parma.
Prima le sezioni provinciali erano simmetriche, nel senso che facevano un po' tutte le stesse cose, poi si è teso a ottimizzare le funzioni per ridurre i costi, per cui si sono concentrati i laboratori. A Parma abbiamo mantenuto un'attività di laboratorio specialistica che agisce per tutta la regione: quella relativa alla mutagenesi ambientale. È una tecnica che valuta i rischi di danni genetici e di malattie degenerative che possono derivare dall'inquinamento ambientale: un'attività sofisticata e importante, che dà risposte in termini di causa-effetto.

Quella della mutagenesi non è l'unica «eccellenza» di Arpa.
A Parma c'è una tradizione sull'analisi e la valutazione dell'inquinamento atmosferico. Per questo ci è stato riconosciuto il ruolo di Centro tematico regionale sulla qualità dell'aria: siamo quindi la regia del sistema di monitoraggio della qualità dell'aria per tutta la regione. Un riconoscimento importante e oneroso, perché quello dell'inquinamento atmosferico, in particolare da polveri fini, è il problema dei problemi in termini ambientali.

Anche i vostri rapporti con i cittadini sono cambiati
È vero. Abbiamo numerosissime richieste di accesso alle nostre strutture da parte di cittadini e consulenti tecnici, che chiedono informazioni, spiegazioni, valutazioni. Questa evoluzione è derivata sia dai cambiamenti normativi che ci sono stati, sia dall'aumentata sensibilità delle persone nei confronti dei temi ambientali.

Come valuta questo cambiamento nell'atteggiamento delle persone?
Molto positivamente. C'è consapevolezza del fatto che parlare di ambiente vuol dire parlare di salute. I cittadini di Parma e provincia sono esigenti nei confronti della nostra agenzia, e infatti sul nostro sito mettiamo moltissime informazioni. In fondo il nostro mestiere è abbastanza simile a quello del giornalista, nel senso che anche noi abbiamo come prodotto finale delle informazioni: informazioni ambientali, che servono anche come risposte alle domande che l'opinione pubblica si pone.

La sensibilità ambientale è aumentata, ma anche le paure.
Paure a volte immotivate, come quelle sulle antenne di telefonia mobile, che sono assolutamente sotto controllo. Ma anche se certe paure sono quasi inconsce, bisogna dare delle risposte, monitorando, mettendo in chiaro i dati e dando spiegazioni. L'assoluta trasparenza dei dati è un aspetto che per Arpa è essenziale. Ma se ci sono paure immotivate, ci sono anche problemi molto seri non abbastanza considerati, come quello della qualità dell'aria, perché il traffico veicolare è causa di un'elevata contaminazione dell'aria e di rischi sanitari.

In questi anni della sua direzione ci sono stati anche momenti difficili, come gli arresti di alcuni dipendenti di Arpa in seguito all'inchiesta del 2008.
Il rapporto di fiducia che ci deve essere fra un ente come il nostro e la gente è stato messo in discussione dalle accuse gravissime rivolte a queste persone, che approfittavano del loro ruolo di funzionari tecnici per compiere atti delittuosi. Ma noi siamo stati convinti fin da subito dell'onestà della struttura nel suo complesso, tant'è che ci siamo costituiti parte civile e abbiamo assunto provvedimenti amministrativi.

Che Arpa lascia al suo successore, Eriberto de' Munari?
Un'Arpa che si è evoluta, è migliorata in termini di qualità, è maturata: di questo devo ringraziare tutti i dirigenti e il personale, collaboratori straordinari che mettono passione in quello che fanno. Purtroppo Arpa sta vivendo un momento di difficoltà operativa, perché da molto tempo non c'è più turn-over: da 96 dipendenti siamo a 65. Mi auguro che le condizioni di difficoltà non condizionino la fornitura dei servizi ambientali che l'agenzia deve continuare a erogare. Questo è un settore in cui non si può abbassare la guardia.
 

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