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Fabio Fabbri e le primarie: Parma bell'arma, Bologna carogna

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Fabio Fabbri

L’intervento di Domenico Cacopardo, pubblicato sulla Gazzetta del 23 dicembre (“Parma deve tornare capitale”) ha finalmente elevato la qualità del dibattito in vista dell’elezione del Sindaco di Parma. So bene che la politica è anche lotta per il potere, ma guai se non è accompagnata dalla competizione delle idee. Sono interamente d’accordo con Cacopardo. Mi limito dunque a qualche riflessione rafforzativa.
1 - Parma e la Regione. E’ singolare che, con la sola eccezione del socialista Cantoni, nessun altro abbia finora affrontato questa questione di rilievo cruciale. Siamo di fronte al tentativo di comprimere il ruolo autonomo di Parma, omologandolo al modello emiliano-romagnolo voluto dal Kremlino bolognese (così lo ha felicemente definito Cacopardo). Questa volontà di conquista è conclamata dalla regia del Presidente della Regione Errani nel varo delle primarie. “Dobbiamo riprenderci Parma”, ha detto il Governatore nella sua ultima visita, con a fianco il segretario regionale del Pd.
In passato Parma ha difeso strenuamente la sua diversità, rivendicando la propria identità storico-culturale ed anche geo-economica. Verità vuole che si dica che è merito del gruppo dirigente socialista (Gherri, Ferrari, Ferrarini, Righi, Cremonini, Grossi, Magnani, Cacopardo, chi scrive e, non da ultimo, Luciano Dalla Tana, ideatore del Cepim, dell’Autocisa e dell’asse TirrenoBrennero) il rifiuto dell’egemonia bolognese: una volontà di dominio che ha preso corpo dopo la presidenza Fanti, rispettosa della specificità parmense, e che ancor oggi è incentrata sull’alleanza (pagata a suon di risorse) con la riviera adriatica e con Modena e Reggio. Non è un caso che nessun parmigiano sia mai stato presidente della Regione. In piena sintonia con i socialisti nel far valere le ragioni di Parma furono, fino agli anni ’90, gli esponenti della Dc (Giampaolo Mora, Giampaolo Usberti ed Elvio Ubaldi) e dei partiti laici (Giancarlo Artoni e Aristide Foà). Ma è anche vero che i più autorevoli dirigenti comunisti (in primis il ministro Giacomo Ferrari, a lungo sindaco di Parma, ma anche Baldassi, Tommasini, Montanini, Albertini, Bianchi, Bocchi, Grilli, Cugini e Sensini) non hanno mai riconosciuto il primato di Bologna. E’ di quei tempi il graffiante distico di Baldassarre Molossi: “Parma bell’arma, Bologna carogna”, in armonia con il sentire dell’imprenditorialità nostrana, che aveva come leader Pietro Barilla e come portavoce Giorgio Orlandini. Con l’avvento della seconda Repubblica, la nuova dirigenza post-comunista, anche contrariata dalle sconfitte nelle elezioni del Sindaco di Parma, opera per inglobare Parma nello schema bologno-centrico. Uno sguardo retrospettivo agli ultimi dieci anni è sconfortante. E’ difficile rinvenire una sola prova da cui risulti che la lunga linea grigia del governo regionale abbia concorso a mettere in valore le originali potenzialità di Parma.
Ora, con la sostanziale abolizione delle province, servirebbe un sindaco del capoluogo deciso a rivendicare uno statuto di autonomia rafforzata di Parma nei confronti della Regione.
2 - Caratura europea e internazionale di Parma. Sul punto Cacopardo ha egregiamente argomentato. Occorre rifuggire dalla mediocrità: volare alto. Diceva Pietro Nenni, al tempo del primo centro-sinistra: “Noi non siamo per il piccolo cabotaggio, ma per le grandi cose”. Va da sé che occorre anche rifuggire da quella che Erasmo da Rotterdam chiamava auto-filachia, cioè auto-glorificazione retorica dell’esistente. Parma deve soprattutto contare sulle proprie forze per valorizzare appieno il suo humus di primaria città d’Europa: la Regione si è dimostrata incapace di attribuire rango internazionale alla propria attività di governo. L’Authority Alimentare e il Collegio Europeo sono frutti dell’albero parmigiano. Come l’Aeroporto e le Fiere.
Fondamentale può essere la funzione propulsiva dell’Università. Purtroppo negli anni scorsi, nel silenzio della politica, Reggio è stata sospinta nelle braccia dell’Ateneo modenese. Università, Comune, Provincia, Camera di Commercio e Fondazione Magnani Rocca (altro nostro “gioiello”) potrebbero dar vita ad un Istituto per le relazioni internazionali.
3 - L’incognita Ubaldi. Non mi soffermo per ora su altre questioni rilevanti: il futuro delle Fiere, dell’Aeroporto, del Parco tecnologico, del Distretto alimentare, per il quale la Regione ha negato l’esigenza di una legislazione ad hoc. C’è tempo per utili approfondimenti.
Finisco invece con un pensierino su Elvio Ubaldi, che è stato, come ha ricordato Cacopardo, autore di un lungimirante progetto per Parma. L’ho incontrato per caso l’altro giorno in via Garibaldi. Non mi è sembrato votato al pensionamento. Forse tutti i giochi non sono già fatti.  

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  • lele

    09 Gennaio @ 20.46

    Un ministro della prima repubblica,come del resto quelli della seconda se mai c'e' stata,dovrebbe solamenta chiedere scusa a tutti gli italiani per le malefatte di Bettino e compagnia bella!Le carogne me le ricordo io chi sono!

    Rispondi

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