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Ex scalo merci, tolti i sigilli

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Georgia Azzali
I sigilli erano scattati quasi un anno fa. Gli uomini del Nucleo di polizia tributaria della Finanza si erano presentati il 17 gennaio 2011 davanti ai cancelli dell'ex scalo merci di viale Fratti.   Ma da ieri l'intera zona è stata dissequestrata. Il via libera è venuto dal tribunale del Riesame  di Parma che ha annullato il provvedimento firmato dal pm Paola Reggiani, ordinando la riapertura  dell'area.
Una zona considerata  a rischio dalla procura, che aveva fatto scattare il sequestro per accertare la presenza di eventuali materiali inquinanti e soprattutto scongiurare la presenza d'amianto.  Nell'area, infatti, oltre a un centro direzionale, realizzato da Mingori-Unieco, dovrebbero sorgere la nuova questura, nel comparto di Stt, anche se ormai il progetto pare accantonato per mancanza di fondi,   e il polo pediatrico dell'Ausl.   Sia il gip  che il tribunale del Riesame  avevano confermato il provvedimento del pm, ma nei mesi scorsi la Cassazione aveva annullato la seconda ordinanza, rinviando gli atti a Parma  per una nuova   valutazione.  Ma perché la bocciatura della Suprema corte? Secondo i giudici, il pm  non aveva indicato  le «concrete condotte  in relazione  ai reati indicati  nel provvedimento di sequestro».
L'inchiesta ipotizza, infatti, l'abuso d'ufficio e l'omissione d'atti d'ufficio: a finire sotto inchiesta l'ex assessore comunale all'Urbanistica, Francesco Manfredi,  l'ex amministratore unico di Stu stazione, Costantino Monteverdi,  l'ex responsabile del procedimento unico, Ivano Savi,  e gli allora  dirigenti di Stt, Costanza Barbieri e Stefania Benecchi.  All'imprenditore Riccardo Mingori e al consulente tecnico Paolo Giovanelli sono invece solo contestate violazioni in materia ambientale.   Tutti reati, però, che secondo i giudici del Riesame  non sarebbero supportati  da «elementi di fatto integranti le fattispecie criminose». Traducendo: il decreto del pm ha una motivazione carente.  Troppo generico il riferimento che viene messo nero su bianco per giustificare il sequestro: «effettuare prelievi, analisi del suolo e del sottosuolo  al fine di verificare e accertare  la regolarità  delle operazioni  di smaltimento e/o bonifica ed esiti di carotaggi».
Una motivazione insufficiente per i nuovi giudici  del Riesame.  La necessità di effettuare nuovi accertamenti nell'area  non avrebbe nulla a che vedere, secondo i magistrati parmigiani, con «le condotte che il legislatore  ha tipizzato nelle disposizioni  di cui agli articoli 323 e 328 cp (i reati di abuso d'ufficio e omissione d'atti d'ufficio, ndr), peraltro - si legge nell'ordinanza - tratteggiate  in maniera generica da non consentire  l'esercizio del potere di riqualificazione giuridica».
E, così,  porte aperte al cantiere e  ripresa dei lavori. L'inchiesta non è ancora chiusa, ma le  analisi effettuate nei mesi scorsi - che hanno accertato la non contaminazione dell'intera area -  hanno  fatto rientrare l'allarme. 

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  • poldo

    13 Gennaio @ 12.58

    In verità io stamattina son passato vicino allo saclo merci e mi sembra ancora sigillato!!! come mai?

    Rispondi

  • Pio

    13 Gennaio @ 09.46

    Ma quanti soldi sono stati spesi? Ai politici come Pagliari Ubaldi e i loro derivati della salute dei cittadini non gliene frega niente. Passerebbero sopra a qualsiasi Cosa e persona pur di gestire il potere. Mi auguro che a votare ci vadano in pochi. La politica e l'interese dei cittadini non esiste piú.

    Rispondi

  • pier luigi

    13 Gennaio @ 09.19

    vedo che l'argomento non 'prende' più, ricordo le pagine scritte a suo tempo, quando pagliari e soci, versavano la loro bile in consiglio comunale, con l'appoggio del lupo ubaldi, sulla giunta Vignali, colpevole forse di leggerezza nell'applicazione di alcune norme. Leggerezza che a detta della Cassazione e del Tribunale del riesame non comportano il riconoscimento di reati. Rimane il fatto che la procura è rimasta ferma per un certo periodo per seguire questo filone, il che rasenta il creato allarme per cose inesistenti. Teoremi che vediamo sempre più spesso usata in campo pubblico, denunce che finiscono come le bolle di sapone ma creano danni per la comunità, con ritardi nell'esecuzione e contemporanea crescita dei costi e posti di lavoro in bilico. Vedremo il seguito dell'ospedale vecchio!

    Rispondi

  • pier luigi

    13 Gennaio @ 09.13

    vedo che l'argomento non 'prende' più, ricordo le pagine scritte a suo tempo, quando pagliari e soci, versavano la loro bile in consiglio comunale, con l'appoggio del lupo ubaldi, sulla giunta Vignali, colpevole forse di leggerezza nell'applicazione di alcune norme. Leggerezza che a detta della Cassazione e del Tribunale del riesame non comportano il riconoscimento di reati. Rimane il fatto che la procura è rimasta ferma per un certo periodo per seguire questo filone, il che rasenta il creato allarme per cose inesistenti. Teoremi che vediamo sempre più spesso usata in campo pubblico, denunce che finiscono come le bolle di sapone ma creano danni per la comunità, con ritardi nell'esecuzione e contemporanea crescita dei costi e posti di lavoro in bilico. Vedremo il seguito dell'ospedale vecchio!

    Rispondi

  • Tristezza

    13 Gennaio @ 09.00

    Riporto l'intervento dell'ex consigliere Pagliari sui risultati della quantità di amianto e mercurio rinvenuti nella MINIERA. Un anno dopo é tutto evaporato nel cielo di Parma. Quantità ingenti di soldi pubblici spesi per dimostrare che c'era quello che già si sapeva: NIENTE. E adesso li rimborsa ai cittadini il sig. PAGLIARI L'INTERVENTO DEL PD - L'opposizione commenta: "La notizia del sequestro, da parte della Guardia di Finanza (deve presumersi su richiesta della Procura della Repubblica), dell'area dell'ex Scalo Merci non stupisce, purtroppo, il Gruppo Pd. E non può stupirlo, perché è stato il Gruppo Pd a denunziare la possibile presenza di quantitativi ingenti di amianto in detta zona, dove è stata pensata la costruzione della nuova Questura e del polo pediatrico, invitando ad un'ulteriore verifica preventiva dei luoghi. Allora, una volta di più, da esponenti della Giunta giunsero insulti e si negò anche la possibiltà del dubbio. Di fronte a quella presa di posizione pregiudiziale, il Gruppo PD si rivolse direttamente all'Arpa e alla Procura. Oggi chiede che il Sindaco riferisca al prossimo Consiglio e chiede, prima di tutto, nell'interesse della Città tutta, che l'area venga risanata secondo le regole e che si costruisca solo dopo che sia stato eliminato questo pericolosissimo materiale. Si augura, infine, che questo ennesimo episodio induca la Giunta ad atteggiamenti più prudenti, tanto nella assunzione delle decisioni, quanto nelle reazioni alle prese di posizione della Opposizione, perché spesso non c'è in gioco la "faccia" della maggioranza o dell'opposizione, ma c'è in gioco la Città. In questo caso, in particolare, la salute degli Operatori delle strutture pubbliche insediande e dei Cittadini che dovranno frequentarle.

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