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Allarme Pm10: in vista un giro di vite dalla Regione - Anche oggi valori oltre il limite

Allarme Pm10: in vista un giro di vite dalla Regione - Anche oggi valori oltre il limite
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 Più del monossido di carbonio, sono le polveri sottili (le famigerate Pm10), insieme a ozono e biossido di azoto, a impregnare e sporcare l’aria in Emilia-Romagna. Valori che preoccupano, nonostante il trend positivo del particolato negli ultimi 10 anni (-25% dal 2001). La Regione quindi non esclude ulteriori provvedimenti per potenziare il trasporto pubblico locale, compreso valutare, assieme ai vari sindaci, l’ipotesi di un secondo giorno di stop al traffico in aggiunta al giovedì. 

Punto di partenza delle varie ipotesi di strategie sono i dati del primo rapporto sulla qualità dell’aria presentato oggi a Bologna. Una fotografia dell’inquinamento registrato nel 2010 da Piacenza a Rimini, scattata per la prima volta a livello regionale e integrata di alcuni dati del 2011.
Nel 2010 la concentrazione media annuale di Pm10 è scesa per la prima volta in tutte le stazioni di rilevamento sotto il valore dei 40 microgrammi per metro cubo (valore limite europeo) con una diminuzione del 25% dal 2001. Tuttavia nel 2010 il tetto giornaliero di 50 microgrammi di particolato per metro cubo è stato superato per più di 35 giorni (massimo di giornate consentito in un anno dalla Ue), anche se il dato è in calo nel decennio 2001-2010. In termini di microgrammi sono le province emiliane di Piacenza, Parma, Reggio Emilia e Modena quelle con la maggiore concentrazione di Pm10 (sopra 80 microgrammi), Bologna sui 75, mentre Ravenna e Forlì-Cesena superano di poco i 60 microgrammi. A conferma che, in base ai dati raccolti, l'emergenza è soprattutto nel bacino padano piuttosto che vicino al mare.
Ma il vero «annus horribilis» per l’aria emiliano-romagnola è stato il 2011: gli sforamenti giornalieri sono stati in media 60 (erano 44 nel 2010) e in alcune stazioni si è superato il limite dei 40 microgrammi. Tutta colpa del clima, anzi di «una sfortuna meteo-climatica di base» come l’ha definita il direttore dell’Arpa Stefano Tibaldi, alludendo a un anticiclone di blocco che ha colpito il territorio regionale nel 2011. «Diciamo che tutte le possibili variazioni si sono coalizzate contro di noi e abbiamo avuto un periodo letale», ha detto. Perciò non si può abbassare la guardia. «Stiamo pensando a ulteriori provvedimenti – ha specificato l'assessore regionale all’ambiente Sabrina Freda – che coincidono con il proseguimento delle azioni strutturali attuate dalla Regione come l’investimento nel trasporto pubblico locale, le piste ciclabili, il sostegno ai mezzi elettrici». Convinta che le limitazioni al traffico imposte finora siano state comunque efficaci, l’assessore non ha escluso l’idea di continuare a battere sul fronte dei blocchi al traffico. «Un secondo giorno di stop alle auto è un’ipotesi che dobbiamo condividere con i vari sindaci – ha ribadito – anche rispetto al meteo, per capire se è possibile o meno, e sapendo che è un provvedimento emergenziale». Insomma auto bandite la domenica, oltre al giovedì? «In linea teorica sì, ma vediamo..».

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  • roberto

    05 Marzo @ 10.29

    Secondo uno studio fatto almeno 10 anni fa (e negli ultimi anni la situazione e\' sicuramente ulteriormente migliorata) il riscaldamento nel centro urbano di Parma e\' composto quasi totalmente da impianti a metano, che non producono PM10. Industrie manifatturiere che bruciano gasolio o altro nel centro urbano di Parma non ne esistono praticamente piu\'. L\'inquinamento da PM10 deriva quasi totalmente (parliamo di percentuali ben oltre il 90%, vicine al 100%) dal traffico e nello specifico da mezzi a gasolio, non ultimi i vecchi autobus a gasolio. Quindi per ridurre le percentuali altissime di PM10 a Parma si deve SOLO agire sul traffico. Da sottolineare il fatto che i dati ufficiali sono inferiori ai dati reali, perche\' ARPA ha spostato la centralina che dovrebbe rilevare le concentrazioni di PM10 in zone di traffico dalla vecchia sede, vicino a barriera D\'Azeglio al parco di via Montebello dove si trova ora. Che \"alto traffico\" c\'e\' in un\'area verde nei pressi di via Montebello? Quindi la gia\' grave situazione di inquinamento da PM10 che oggi c\'e\' a Parma in realta\' e\' ancora piu\' grave. E il PM10 uccide e fa ammalare prima di tutto i bambini, gli anziani e le persone che hanno problemi cardiovascolari. E fa ammalare in modo cronico bambini e persone sane, provocando loro malattie croniche cardiovascolari. Le malattie cadiovascolari sono la prima causa di morte in Italia. Si capèisce che il problema inquinamento da traffico e\' GRAVISSIMO e provoca piu\' morti di una guerra. Le soluzioni, ampiamente studiate da UE e finanziate dalla stessa sono: decentramento del traffico, evitare la concentrazione di traffico, rendendolo fluido, limitando il traffico, soprattutto in centro e in borghi stretti, e favorendo l\'uso di mezzi poco inquinanti. Il blocco del traffico e\' efficace ed e\' l\'ultima ed estrema delle soluzioni. Fa piacere che anche Legambiente si sia svegliata a questo riguardo, negli scorsi anni io sono stato l\'iniziatore di un comitato che e\' riuscito a bloccare la costruzione di un enorme parcheggio in pieno centro storico e ai tempi Legambiente mi ha boicottato e mi ha rifiutato il suo appoggio.\r\nUn\'ultima nota: il PM10 produce danni in TUTTI, soprattutto i bambini, anche quelli che non si ammalano o che muoiono: secondo uno studio fatto a Bolgna i bambini che vivono in citta\' hanno una \"capacita\' vitale\" ridotta del 30%, che significa che quando respirano respirano il 70% di aria anziche\' il 100%, come le persone non soggette ad inquinamento. Quando il PM10 ha picchi che superano i 100mcg e\' come far stare una persona o un bambino in un bar dove tutti fumano sigarette.

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  • repaldus

    28 Gennaio @ 14.26

    Sono convinto che a Parma ci sono ancora troppe caldaie che bruciano olio combustibile nei condomini e nelle aziende artigiane! Occorre urgentemente individuare queste emissioni (è facile basta guardare dall'alto il fumo dei camini) ed il Comune deve intervenire! Ma i primi inquinatori sono purtroppo gli oltre 100 plessi scolastici della città! Fate qualcosa, schettini c,,,,o!

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  • mauro

    28 Gennaio @ 14.07

    in riferimento al mio commento precedente,preciso che quando dico che le auto non inquinano intendo che esse sono la causa minore rispetto agli impianti di riscaldamento spesso superati specie nei vecchi edifici e so bene che non si puo' lasciare la gente al freddo ma so anche che quando gli impianti di riscaldamento sono spenti in primavera si puo' cominciare a risolvere il problema revisionandoli e poi si puo' pensare alle auto;infatti ,e su questo siamo d'accordo,i dati peggiorano sempre d'inverno.

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  • Maurizio

    28 Gennaio @ 09.35

    Beh, che le auto non inquinino e' una teoria insostenibile. Certamente gli impiani di riscaldamento fanno la loro bella parte, tant'e' vero che i dati peggiorano in inverno. Ma siccome nell'immediato nonsi può lasciare al freddo la gente, mentre le targhe alterne si possono fare dalle 8 alle 18 sono fattibili senza sconvolgere la vita della città, forse varrebbe la pena di pensarci seriamente. Certo che se andiamo avanti con politici che come soluzione chiudono i centri storici, stiamo freschi...

    Rispondi

  • mauro

    28 Gennaio @ 01.09

    non sono le auto ad inquinare ma gli impianti di riscaldamento delle case che andrebbero ispezionati e sanzionati se non in regola con l'obbligo immediato per i proprietari di metterli a norma;fermare le auto serve solo a tacitare per un po' l'opinione pubblica ma non risolve il problema all'origine;d'altra parte è piu' facile fermare il traffico che ispezionare gli impianti ....vero....esperti di tutta italia ?

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