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Cristina Quintavalla: "Rifondare il patto di rappresentanza"

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Questo un commento arrivato in redazione da Cristina Quintavalla:

"Credo che davanti a tutti noi si apra una grande sfida: elevare il livello del confronto politico, tentando di superare la routine del gioco elettorale, per  aprire un serio dibattito sul passato e sul presente della nostra comunità politica.
Il livello attuale è decisamente inaccettabile. Non mi riferisco solo alle disarmanti barzellette di alcuni candidati o agli sconcertanti sprazzi di profondità e originalità, che hanno prodotto, come denominazione di una lista elettorale,  persino una...... “Parma normale” (un nome, un programma!).
Mi riferisco alla capacità di fare analisi politiche, di giudicare i fatti e gli eventi per coglierne le linee di tendenza, di interpretare i processi, per ricavarne giudizi politici, in base ai quali indicare i cambiamenti e le nuove prospettive.
Non si può transitare dal prima, ubaldiano-vignaliano, al dopo, di presunto rinnovamento, senza fare un'analisi credibile, fondata, documentata, di quanto è accaduto a Parma, senza dire nulla, o troppo poco, sul ruolo svolto dalle precedenti giunte comunali, nulla sulla rinuncia all'esercizio delle funzioni di indirizzo, controllo, iniziativa pubblica che le ha caratterizzate,  nulla sullo snaturamento del ruolo dell'istituzione pubblica, ridotta a rappresentare interessi particolari, nulla contro la scelta di scaricare sui redditi da lavoro dipendente i costi dell'indebitamento del sistema Comune-partecipate, in termini di aumento delle aliquote fiscali e delle tariffe dei servizi.
Mi permetto allora di lanciare la prima sfida: niente potrà più essere come prima. Si è spezzato il patto sociale: i cittadini devono riappropriarsi delle loro prerogative e rifondare le regole della convivenza e della rappresentanza.  Non possiamo permettere che la futura amministrazione comunale possa governare, prescindendo da una rifondazione del patto di rappresentanza,  che presuppone proprio la ridefinizione dei principi del vivere comune.
L'agire politico - scrive il  filosofo Habermas- presuppone come  strumento fondamentale la pubblica argomentazione razionale,  che si attua attraverso l' interazione tra gli individui, che definiscono consensualmente i principi del vivere comune.
Anche gli esiti delle primarie impongono ai candidati e ai gruppi che li hanno sostenuti un'assunzione di responsabilità rispetto ai risultati conseguiti. 
Riesce davvero difficile alla luce degli striminziti 8000 voti espressi dai cittadini di Parma nel corso delle primarie non considerare  l'allarmante disaffezione, che affligge anche l'elettorato di centro sinistra, che pure aveva davanti a sè solo una strada in discesa da percorrere, dopo lo sconquasso della precedente amministrazione.  Non stiamo a dirci che la percentuale dei votanti è in linea con il trend previsto; pensiamo invece che bisognava proprio mettercela tutta in queste condizioni per raggranellare una così risicata manciata di consensi.
Pensiamo anche alla storia da cui veniamo. Non voglio riandare  agli straordinari risultati elettorali del passato, peraltro nemmeno tanto lontano.  Riandiamo alla storia della militanza politica dei partiti della sinistra nella nostra città.
Perchè l'attività politica dei militanti era così generosa, perchè in tanti, magari dopo una giornata di lavoro, si mobilitavano senza riserve nei quartieri, davanti alle fabbriche, nei caseggiati, per distribuire il giornale, un volantino, una convocazione? Perchè erano instancabili nell'aprire discussioni, porre questioni, organizzare manifestazioni, criticare il governo, fornire  chiavi di lettura critiche e alternative? 
Il lavoro politico “veniva da lontano”, da una lunghissima, interminabile stagione di lotte, di sacrifici,  di offese, e da una forza di consenso forgiata su quelle fedeltà, che,  pur nelle mutate condizioni, dovrebbero trasparire e costituire un punto di riferimento ancora vivo.
Che cosa è accaduto che giustifichi persino la indisponibilità ad andare a votare? Nel confronto col presente, appaiono chiare due cose.
La prima. Oggi, manca l'identificazione con un progetto politico riconoscibile.  Magari nei programmi elettorali c'erano alcuni spunti riformatori,  ma annacquati dentro l'esigenza di piacere a tutti, di stare da più parti, di piacere all'operaio e all'imprenditore, di essere più realisti del re.  Non si possono servire due padroni. La complessa alchimia politica, occorsa per perseguire da parte del centro-sinistra tale quadratura del cerchio, ha seminato lungo la strada di questi ultimi decenni, molti cadaveri : in primo luogo la difesa della centralità e del valore del lavoro, le sue tutele, la sua certezza e continuità (oggi al centro di un attacco senza precedenti), e in secondo luogo la lotta contro l'origine prevaricatrice ed il carattere iniquo del profitto.
La seconda. Abbiamo lasciato dietro di noi una grande cultura alternativa: quella della solidarietà, dell'indignazione davanti al sopruso, della ribellione di fronte alla mistificazione, l'etica della sobrietà dignitosa. Vale a dire che non è stata contrapposta una visione delle cose diversa, non sono state difese le virtù che non hanno potere.
L'altra sfida allora riguarda proprio la necessità di tornare al riconoscimento del diritto preminente di ogni individuo ad un'esistenza dignitosa (oggi al centro di un attacco senza precedenti), al di sotto del quale non ci possono essere margini di contrattazione.
I miseri risultati delle primarie richiamano a questa centralità, ad un impegno e ad una fedeltà nei confronti di chi da tanti anni, da troppi anni è stato immolato sull'altare del dio-mercato e lì abbandonato ai suoi ricatti, alle sue mistificazioni, al suo potere disumanizzante".

 

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  • didi bozzini

    09 Febbraio @ 07.56

    Cara Cristina, dalla prima all'ultima parole sacrosante. Adesso resta solo da trovare qualcuno che le traduca in una lingua comprensibile al sig.Garbi ed ai suoi compagni di partito. E' molto improbabile che ciò avvenga, visto che da trent'anni a questa parte tutto il loro impegno è stato profuso nel solo tentativo di occupare "seggiole, poltrone e strapuntini", dimenticando volutamente che il potere (come indica la parola stessa) dovrebbe essere il mezzo e non il fine dell'azione politica. Potere di fare ciò per cui si è stati eletti, non potere di fare tutto ciò che si è taciuto per farsi eleggere. Comunque, auguri vivissimi per questa tua generosa iniziativa.

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